Maria Maddalena, protagonista per Ferrara

Apprezzato da pubblico e critica “Mary”, coraggiosa coproduzione italiana sulla dodicesima discepola di Cristo

Un regista indipendente decide di girare un film sulla vita di Gesù, scegliendo per se stesso il ruolo principale ed affidando ad una brava attrice quello di Maria Maddalena. Tutto procede secondo lo schema, ma alla fine delle riprese la donna che ha vestito i panni di Maria (Juliette Binoche) non riesce ad uscire dal personaggio e, invece di tornare a casa, decide di visitare i luoghi sacri di Gerusalemme che ha attraversato sullo schermo. Una scelta che metterà beneficamente in crisi non solo la sua vita, ma anche quella del suo ex regista e di un anchorman televisivo alle prese con un talkshow su Gesù, che per altre strade affronteranno anch’essi una crisi spirituale.
Un film sui vangeli apocrifi, sul ruolo che Maria ebbe nella definizione della religione cristiana e sul pensiero di Cristo. Ma anche una riflessione sul tormento dell’artista, in particolare dell’attore, costretto ad entrare e uscire da ruoli spesso capaci di lasciare segni profondi. Un tema a cui Abel Ferrara è legato da molto tempo (da Occhi di serpente a Blackout), così come è da anni (da molto prima che apparisse Dan Brown) che tenta di farsi produrre un film sulla Maddalena. Con i giornalisti, il regista si concede qualche ironia verso Mel Gibson, che ha fatto la passione del dollaro più che quella di Cristo, ma non senza un pizzico di gratitudine: «Se non ci fosse stato lui con il suo successo, non mi avrebbero permesso di fare un film difficile come questo, su un tema religioso». Discutendo della sua Mary, Ferrara cita più volte Pier Paolo Pasolini, il cui Vangelo secondo Matteo è stato fonte di ispirazione. «La cosa grande di Pasolini – ci dice il regista nato nel Bronx 55 anni fa – era la sua capacità di essere scrittore, poeta e giornalista oltre che regista, incorporandosi così con tutto se stesso nelle sue opere».

Mary, così come tutti i precedenti lavori di Ferrara, offre allo spettatore una riflessione su più piani. Una ricerca di verità, anche spirituale, in cui il regista mette in gioco prima di tutto se stesso, le sue idee, il suo modo scevro da compromessi di fare cinema e di riflettere sul destino umano. Nonostante la difficoltà dell’opera, che rende la visione di Mary non sempre limpida, il pubblico di Venezia ha colto il senso del messaggio, ed ha risposto emotivamente allo sforzo di Ferrara di comunicare senza venir meno alla sua personalissima visione, quella di un “purista” che combatte per sopravvivere nel mondo inquinato del messaggio mediatico. La platea applaude e, fuori dal cinema, si interroga. Un risultato che, almeno sinora, in questa edizione del festival pochissimi titoli hanno raggiunto.

ro. ro.