Marchionne: il nuovo ordine antioperaio

*segretario regionale PdCI – FDS

Con ogni probabilità Marchionne riuscirà a scrivere per l’Italia pagine di fondamentale importanza nella lunga storia dei rapporti fra lavoro salariato e impresa.

Ad oggi infatti ci riesce difficile immaginare chi più di lui abbia la possibilità strutturale di incidere e ridisegnare l’attuale asse portante di questi rapporti.

Nell’insieme dell’accordo – proposto con il colpo in canna – a Mirafiori c’è molto di più di un ampio ventaglio di ottocentesche novità miranti a comprimere il costo del lavoro tramite la penalizzazione economica della malattia, l’abolizione delle pause, il controllo totale dell’impresa su modalità e quantità del ricorso al lavoro straordinario che grazie al lungimirante lascito del governo Prodi, oggi, costa oltre un terzo meno del lavoro ordinario.

Oppure l’abolizione di fatto del diritto di sciopero e insieme a questa l’espulsione del sindacato. Intendendo per sindacato quelle organizzazioni che rifiutano un “destino” volto unicamente alla compilazione della denuncia dei redditi o del calcolo della pensione. Quindi, ora come ora e stando ai fatti, la sola FIOM-CGIL.

No. Oltre a questo c’è di più. C’è l’asportazione chirurgica dell’idea stessa di contrattazione.

In fabbrica, e a caduta poi su tutti i luoghi di lavoro ci saranno – questo è il vero “cor business” dell’impresa storica sulla quale Marchionne si sta misurando – gli operai e senza intermediazione alcuna i padroni con l’incontrastabile capacità di comandare il lavoro secondo tempi, modi e retribuzione confacenti ai loro interessi.

Nemmeno Valletta, che pure contribuì ad infierire colpi durissimi al movimento operaio e ai comunisti, si sarebbe immaginato come un giorno tutta l’opera sua fosse destinata a sembrare poca cosa dinanzi a quanto nel terzo millennio potrebbe fare l’italo-canadese in pullover.

A pensarci (oltre al riconoscimento per le indubbie capacità : un mix di ingredienti per solito antitetici composto da spirito avventuriero e doti da sopraffino calcolatore ) vengono i brividi, con un sol colpo coglie due obiettivi .

Uno è quello fin qui delineato. L’altro, con il vuoto prodotto dalla distruzione del Contratto Nazionale di Lavoro, è l’estromissione della stessa Confindustria da ogni ruolo fin qui svolto. Pertanto anche quest’ultima non sarà mai più come l’abbiamo conosciuta. Anche se siamo ben convinti che i padroni assai rapidamente e in piena letizia d’animo e di interessi si daranno nuove articolazioni organizzative.

Così, dinanzi al più importante fatto accaduto, perlomeno da vent’anni a questa parte, nelle vicende italiane e destinato a produrre storia – quella vera, cioè quella che scaturisce dalle dinamiche legate agli esiti del conflitto fra interessi di classe contrapposti – anche la sinistra non può davvero limitarsi a utilizzare schemi d’analisi incapaci di coglierne la strutturale imponenza.

Fin qui, assai comprensibilmente, abbiamo messo sul tavolo della politica come principale pietanza la necessità di liberare il Paese da Berlusconi . Ora non può più essere questa la priorità.

Oggi l’urgenza assolutamente prioritaria per la sinistra e quindi a maggior ragione per la FDS è quella di costruire una alternativa politica al progetto Marchionne.

Ci resta difficile immaginare come sia possibile sottoporsi a vincoli politici – ci verrebbe da dire a qualsiasi livello ad iniziare da quelli locali – con chi non si schiera contro questo progetto. E che la mancata avversione si esprima per l’ incapacità di coglierne l’autentica portata o perché vi sia comunanza di interessi davvero importa poco.

Quel che davvero conta, a nostro personale parere s’intende, è invece costruire una alleanza politica basata sul discrimine Mirafiori : alleati anche con il diavolo pur di esserlo contro chi sta con Marchionne.