Marcenaro, un ds anticrociata: i valligiani devono capire

Quand’era operaio si riteneva diverso dagli altri operai, poi scoprì che i suoi colleghi si consideravano diversi dagli altri, e arrivò alla conclusione che erano tutti uguali. Pietro Marcenaro detesta la retorica della sua passata militanza in fabbrica, non fosse che per una questione temporale, storia di trent’anni fa. Eppure è da lì che pesca un aneddoto per esorcizzare la presunta «diversità» della Val di Susa. «Anche se non mi sfugge che in questa storia tutti ci vedono riflessi gli eventuali problemi di una sinistra al governo, e guardano a noi come se lo fossimo, mentre c’è un ministro dei Trasporti in carica che ha parole e comportamenti da opposizione».
Il segretario piemontese dei Ds riconosce che in questo paradosso c’è qualcosa di vero, e ne sente l’annessa responsabilità: «Umanamente, non è uno scherzo». Marcenaro rappresenta il vertice della sinistra pro-Tav che deve confrontarsi con sinistra radicale e cittadini in piazza a contestare anche lui. Ai valsusini ha fatto sapere che sull’utilità nazionale della Torino-Lione i loro giudizi valgono quanto quelli degli abitanti di Siracusa. Pur se accompagnate dal riconoscimento di un pieno diritto ad esprimersi ed essere ascoltati sulle ricadute ambientali del progetto sul territorio, sono comunque parole nette. «Mi sono esposto molto perché credo sia in gioco qualcosa di importante, ovvero la capacità della sinistra di governare conflitti dove si confrontano interessi diversi ma legittimi. E ci sono delle questioni – legittimità del progetto e ambiente – da tenere ben separate, farle interferire significa trasformare questa storia in una crociata. La questione del corridoio 5, l’Alta velocità italiana, non riguarda solo gli abitanti della Val di Susa, questo mi sembra pacifico».
Alla fine, dopo opportuna rincorsa, Marcenaro si butta: «Diciamolo: stiamo cercando una terza via. Non è un caso che in America gli studi su una nuova sinistra si basino soprattutto sui conflitti ambientali, dove si è sottoposti da una parte al potere della maggioranza, e dall’altro al potere di veto». Riconosce però agli abitanti della Val di Susa alcune buone ragioni: «Un Paese che chiede un sacrificio a una comunità non può non offrire ad essa il meglio per ridurre l’impatto ambientale». Questa agognata terza via per ricomporre i conflitti da sinistra il segretario regionale dei Ds non la cerca da ieri. Pietro Marcenaro viene dalla Cgil, dove esercitava nel ruolo di «eretico». Ha lavorato davvero alle presse di una fabbrica meccanica, rimettendoci anche un dito. Genovese e genoano, ma diretto discendente di quella che – era molto tempo fa – veniva chiamata «aristocrazia operaia torinese», si è sempre ritagliato il ruolo di coscienza critica, della Cgil prima, dei Ds poi. Un tipo che va per conto suo, difficile da inquadrare. Capace di uscite abrasive come quella della sinistra che dovrebbe aiutare le forze del dissenso anticastrista «perché altrimenti per Cuba non ci sarà futuro». Nel 1997 difese Sergio Cofferati dal suo ex compagno di liceo Massimo D’Alema (entrambi al Doria di Genova) che lo accusava di «conservatorismo», ma qualche anno dopo attaccò il líder maximo della Cgil sul suo uso della concertazione, che si traduceva in un «sostanziale diritto di veto sull’operato del governo». Riformista, ma a modo suo.
È su una questione come la Tav «che ci si misura con l’idea di democrazia moderna», dice. «Bisogna trovare un modo per costruire un vero confronto. Davvero qualcuno pensa che ci si possa affidare soltanto al prevalere del potere di veto e di maggioranza? Bisogna creare un’alternativa che vada bene per tutti». Sarebbe la terza via, ma la ricerca non è ancora finita: «Stiamo provando a far quadrare un cerchio, mica è facile».