Manovre azzardate all’ora del tg

Il Cavaliere Berlusconi, che di gioco scorretto èmaestro, la carta dei presunti brogli elettorali se la era preparata da tempo tanto è vero che sulla esigenza di vigilare con sospetto le operazioni di voto aveva esternato già alcuni giorni prima delle elezioni. Dimenticando però che il ministro dell’Interno in carica, il vecchio democristiano Pisanu, era uno del suo governo, non un comunista dell’opposizione.
E per questo la spericolata manovra tentata dal cavaliere gli si è sbriciolata tra le mani. Dal tempo del referendum su monarchia e repubblica (1946) in Italia non si faceva ricorso a questo gioco sporco dell’insinuare, sfiducia nella consistenza della democrazia nel nostro paese. Ma, si sa, il Cavaliere, quando è disperato (e ora lo è) non ha ritegno né rispetto di nessuno. Quello che invece lascia basiti è che molti dei giornalisti della Rai servizio pubblico e ovviamente anche quelli delle reti Fininvest, abbiano immediatamente cavalcato questa manovra inquietante senza prendere nessun tipo di distanza. Questi operatori dell’informazione non si sono accorti o non hanno voluto prendere atto, come ha spiegato molto bene Edmondo Berselli, ospite de L’infedele di Gad Lerner che «il vincitore della campagna elettorale ha perso però l’elezioni» senza possibilità, finora, di smentita. E quindi diverso doveva essere il tono. Questa storia non sta in piedi e qualcuno come il navigato La Russa, nelle sue continue apparizioni a telegiornali e rubriche di approfondimento (si fa per dire) lo ha lasciato intendere. Mercoledì sera per esempio La Russa era contemporaneamente dalla Pivetti su Rete 4 e da Vespa a Porta a Porta, su Rai Uno rivelando doti di ubiquità sconosciute. Ma il prode Ignazio, chiamato da Vespa a contrastare insieme a Schifani quei due inguaribili comunisti di Castagnetti e di Mastella, ha prudentemente dribblato l’argomento. Sono molti, invece, i colleghi che lavorano in televisione e radio (specie quelli della Rai) che non hanno avuto ancora il buongusto di dare all’attacco sconsiderato di Berlusconi il valore che ha, cioè quello di una bufala . Dei retroscena della cattura del capo mafia Provenzano (che sfiorano nuovamente la credibilità del esponente del Udc Totò Cuffaro, presidente della Regione Sicilia), o degli annunci preoccupanti provenienti dall’Iran o dall’Irak evidentemente a questi colleghi frega poco. O comunque considerano queste notizie meno importanti delle invenzioni fantasiose di Berlusconi. Eppure com’è stato chiarito nel processo al senatore Dell’Utri, condannato poi a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa Provenzano ormai è il folklore, mentre la realtà è il rinnovato rapporto fra mafia e una certa politica. Incuranti di tutto ciò i colleghi dei tg1 per esempio hanno continuato in questi giorni ad aprire il loro notiziario con la famigerata impaginazione detta del «panino». Una formula grottesca per la quale si apre il Tg con l’argomento, anche se di peso inconsistente, suggerito da Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi e trattato da rappresentanti del governo, si prosegue con il parere dell’opposizione riassunto mentre scorrono le facce delle varie anime del centro sinistra, e si chiude con la replica della Casa della libertà, solitamente affidata a Schifani o a Cicchitto, vecchio sodale del Cavaliere nella loggia massonica P2. Qualcuno ha avvisato questi operatori della comunicazione che Berlusconi non è più primo ministro e gestisce solo l’ordinaria amministrazione in attesa dell’incarico a Prodi e che quindi i vecchi riti incorretti della ammalata politica italiana vanno abbandonati? Lo chiedo a Claudio Petruccioli presidente della Rai e ancor più a Sandro Curzi consigliere Rai in quota Rifondazione-Verdi che mercoledì sul Corriere della Sera segnalava la non esigenza di un ribaltone nell’azienda pubblica ma solo di un «riequilibrio». Io che dalla televisione di Stato, sono stato epurato da tempo senza una spiegazione e senza che se ne accorgessero nemmeno quelli che Berlusconi chiama i «comunisti» della Rai dico a Curzi che non so se c’è bisogno di un ribaltone oppure di un «riequilibrio», ma certamente c’è bisogno di un etica aziendale che costringa a recuperare uno straccio di onestà professionale chi ha ridotto l’informazione radiotelevisiva a questi livelli di asservimento alla politica e al potere. Lunedì sera, per esempio, quando gli exit poll e le proiezioni favorevoli all’Unione cominciarono a essere smentiti fu data notizia che il Ministro dell’interno Pisanu aveva lasciato il Viminale per andare a riunirsi con Berlusconi e Gianni Letta in casa del premier. Nessuno ha saputo mai perché e nessuno fra i tanti giornalisti impegnati nella maratona elettorale ha avuto l’incarico dai propri direttori d’interessarsi su questa estemporanea riunione. Bene: l’onestà professionale passa per questo tipo di curiosità. Come lo stesso tipo di sensibilità avrebbe dovuto influenzare l’interesse per il voto degli italiani al estero che nessun telegiornale o programma di approfondimento si era ricordato di studiare ritenendolo un voto ininfluente, al limite già acquisito dal centrodestra. Invece chi vive in Canada, in Germania, Belgio o Australia e respira un’altra qualità di democrazia rispetto a quella imposta al nostro paese da Silvio Berlusconi ha espresso una scelta che, sorprendentemente, è diventata vitale per la vittoria dell’Unione al Senato. Lo stesso ha fatto in Argentina chi ha vissuto sulla propria pelle la menzogna dell’economia neoliberale e ora spera nel nuovo vento di rispetto sociale che spira in America Latina. Una lezione anche per la sinistra italiana bloccata su una visione del mondo eurocentrica e spesso molto poco progressista.