«Manovra, sì alle correzioni ma non rinuncio al rigore»

Ci saranno «correzioni tecniche» e «adattamenti», la discussione in Parlamento «sarà ampia»: il premier Romano Prodi apre alla possibilità di modificare la Finanziaria nel corso dell’ esame di Camera e Senato. Pone solo un limite, o meglio tre: «Non rinunceremo assolutamente ai tre obiettivi di equità, risanamento e sviluppo», dice rilevando che l’ Italia «ha bisogno di accompagnare le riforme con la ripresa della crescita». Non sarebbe quindi possibile, aggiunge frenando così sull’ ipotesi di un tavolo bipartisan per ritocchi condivisi, dare retta all’ opposizione «che parla di una manovra alternativa di soli tagli, anche perché il governo Berlusconi in cinque anni ha fatto crescere di 90 miliardi la spesa pubblica ordinaria». «Abbiamo preso decisioni forti che come tali attirano critiche dure» spiega il premier. Bisogna vedere quali saranno queste correzioni visto che anche all’ interno della stessa maggioranza le richieste sono diverse e a volte dissonanti. E non ci sono solo i dubbi sul trasferimento parziale del Tfr all’ Inps o sui tagli per comuni e province di cui Prodi discuterà con gli amministratori locali in un incontro fissato per martedì 10. Spuntano anche altre riserve: «La manovra economica va cambiata perché pagano di più quelli che hanno sempre pagato» dice l’ eurodeputato dei Comunisti italiani, Marco Rizzo, mentre il presidente della Commissione Giustizia del Senato, il Ds Cesare Salvi, si schiera contro i tagli alle retribuzioni dei magistrati. La tensione però è alta anche nelle file dell’ opposizione, dove è scontro sulla strategia da adottare per contrastare la Finanziaria del governo Prodi: ieri il leader di An, Gianfranco Fini, intervenendo all’ assemblea nazionale del suo partito, ha ribadito l’ intenzione di indire una grande manifestazione di piazza di tutto il centrodestra per fine novembre. E ciò soprattutto nel caso in cui la Finanziaria, che secondo Fini «proletarizza il ceto medio», dovesse essere blindata col ricorso al voto di fiducia. «È stupido dividersi tra chi sostiene la lotta di piazza e qui gli emendamenti in Parlamento» dice Fini, il quale però se la prende con chi tra gli alleati non vuole manifestazioni. In particolare il leader di An non esita a rifare il verso a Silvio Berlusconi il quale ha proposto alla Cdl di impegnarsi nell’ opposizione in Parlamento definendo una «masturbazione mentale» l’ insistenza sulla protesta di piazza. «Lo dico con la brutalità di cui sono capace: pensare che i cortei possano compattare la maggioranza è una masturbazione mentale» afferma Fini che così risponde anche alle perplessità manifestate dai centristi dell’ Udc.