Manifestazioni in Francia: è solo un lungo inizio?

Ad una settimana dallo sgombero della Sorbona, a tre giorni dall’importante preparazione ad opera dei soli studenti liceali ed universitari, Sabato 18 Marzo, 1 milione e mezzo di manifestanti in tutta la Francia (di cui 350.000 a Parigi), hanno cercato di spingere il governo di centrodestra di De Villepin a ritornare sui suoi passi sul decreto con cui è stato introdotto il CPE.

Il Contrat Premier Embouche (rinominato dai manifestanti Contrat Poubelle Embouche, contratto da impiego spazzatura), permetterà ai lavoratori con meno di 26 anni di essere assunti con un periodo di prova di 2 anni, durante i quali si potrà essere licenziati senza addurre una giusta causa.

Ad un lettore italiano potrà sembrare che l’impatto non dovrebbe essere così significativo sulla popolazione attiva con educazione universitaria, ma non è così. Il sistema scolastico francese ha infatti dei cicli di istruzione superiore definiti dagli anni che separano l’anno del raggiungimento del titolo dal diploma di Maturità (chiamato Baccalaureat): BAC + 3, BAC + 4, BAC + 5, e non conosce un fenomeno simile al fuoricorso italiano. Quindi, un giovane francese entra tipicamente nel mondo del lavoro dai 21 anni, per esempio un diplomato allo IUT, l’equivalente di una Laurea di Primo Livello in nuove tecnologie, ai 23 anni, come potrebbe essere il caso di un ingegnere laureato in una Grande Ecole.

I liceali ed gli universitari francesi vedono quindi facilmente nel CPE l’autorizzazione ad un lungo periodo di pura precarietà. Il datore di lavoro si potrebbe imporre su di loro in maniera sistematica, e per poter accedere alla sicurezza di un posto di lavoro regolare dovrebbero sottostare, nella migliore delle ipotesi, ad almeno due anni di ricatto implicito. In più, un eventuale licenziamento aumenterebbe le difficoltà di trovare un nuovo impiego, poichè esso resterebbe come una traccia negativa nel proprio Curriculum, quasi a dimostrazione di una incapacità d’adattamento o di una non-produttività lavorativa. L’accesso ai prestiti ed ai mutui diventerebbe più difficile (per quanto il primo ministro abbia parlato di un accordo con alcuni istituto di credito), così come diminuirebbero le possibilità di offrire le garanzie necessarie, ad esempio, per affittare un appartamento.

D’altra parte, l’introduzione del CPE potrebbe avere come ulteriore conseguenza un aumento del numero di società che sistematicamente utilizzano il ricambio forzato per il mantenimento della forza produttiva a costo ridotto, e questo accadrebbe in maniera ancora più sfacciata di quanto avvenga oggi con gli stage (parzialmente retribuiti). Infatti, rispetto a questi, avendo il CPE una durata molto più lunga, il giovane avrebbe il tempo di maturare professionalmente e ricoprire un ruolo di maggiore responsabilità nell’azienda, pur senza acquisirne i diritti derivanti. Anzi, rischiando di essere rimpiazzato allo scadere dei due anni di periodo di prova da un suo coetaneo, magari assunto qualche mese dopo di lui, piuttosto che essere assunto in maniera definitiva.

È stato De Villepin in persona a presentare il decreto ai primi di Gennaio e ad occuparsi del suo iter parlamentare. Le manifestazioni contro di esso sono cominciate sin dai primissimi giorni, sebbene con una mediocre partecipazione, a causa probabilmente delle vacanze di Febbraio. I movimenti ed i sindacati studenteschi hanno però continuato ad alimentare l’interesse e ad attirare su di sè l’opinione pubblica, sostenuti dai partiti dell’opposizione e dai sindacati dei lavoratori. Un crescendo che ha prodotto dei risultati: i due terzi delle università sono occupate, il 68% dei francesi vuole il ritiro del CPE, la popolarità del primo ministro è in crollo e la Francia teme l’inizio di un periodo di crisi sociale, di cui il governo è considerato il primo responsabile. Però, alle nette richieste di ritiro dei manifestanti, il governo risponde con un “impossibile” invito al dialogo, poiché contemporaneamente sottolinea la non volontà di cedere sui due punti caratterizzanti: la durata di 2 anni e il licenziamento senza giusta causa.

Questa settimana sarà decisiva. Diversi sindacati francesi, tra cui la CGT, si incontreranno Lunedì sera, poiché prevedono la possibilità di uno sciopero generale. I movimenti studenteschi hanno già stabilito le date di Giovedì e Sabato per le prossime manifestazioni.

Eppure, c’è qualcosa che non torna.

Considerando trascurabili le situazioni viziose che abbiamo descritto, il CDD (Contratto a Tempo Determinato) non è così diverso da un CPE: tant’è che gli stessi imprenditori non si esprimono in modo apertamente favorevole a questa nuova forma contrattuale. Eppure, De Villepin si è investito in prima persona, ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, e continua a difenderlo con forza.
Forse proprio nella sua difesa è da trovare la risposta di cotanto accanimento: “il CPE creerà nuovi posti di lavoro, così come il CNE (un contratto introdotto lo scorso anno, simile al CPE, applicato però alle sole aziende di piccolissima taglia) ne ha creati decine di migliaia”. Dal punto di vista quantitativo, è un’affermazione che potrebbe rivelarsi esatta, poichè riducendo il rischio le aziende potrebbero improvvisarsi in qualche nuova assunzione. Dal punto di vista qualitativo, si nega però l’evidenza di un conseguente peggioramento della condizione media dei posti di lavoro giovanili, e, nel medio termine, della diminuizione delle opportunità di lavoro nella fascia d’età subito successiva a quella coperta dal CPE. Ma De Villepin, probabilmente, non ha bisogno di guardare così lontano, poiché nel breve dovrà affrontare il suo avversario interno, Sarkozy, contro il quale una diminizione “numerica” del tasso di disoccupazione in Francia sarebbe un punto importante. Ed è forse questo il suo primo interesse.

D’altra parte, questi movimenti giovanili sono ben lontani dallo spirito del ’68, sebbene, ci è sembrato, gran parte dei commentatori cerchino di trovarvi delle analogie. Così come sono lontani dai protagonisti degli scontri delle banlieues di pochi mesi fa; essi riprendono oggi in ogni dove le ragioni della solidarietà sociale, le stesse che durante gli scontri nelle periferie non furono perseguite, non occupandosi nè cercando di andare a toccare con mano le problematiche di alcune realtà così lontane pur così vicine. La diversità è tale che i ragazzi delle banlieues, quando non vedono il CPE con indifferenza, lo percepiscono come un’opportunità in più che hanno per essere assunti, dando amaramente ragione al governo per il nome scelto al gruppo di leggi in cui questo decreto è inserito (pour l’Egalité des chances).
Gli studenti Sabato scandivano un simpatico slogan che diceva: “On ne veut pas De Villepin, on veut de la brioche” che si pronuncia come “non vogliamo del vile pane, vogliamo della brioche”, riecheggiando il famoso aneddoto su Maria Antonietta. Ed il ritornello che si inseguiva lungo tutto il serpentone scandiva, più e più volte: “Résistance, résistance”.
Forse in questo è il più grande limite politico di questo Marzo francese: sarà una mera difesa agli attacchi dell’odierno capitalismo, per mantenere conquiste avvenute decenni fa, e che, nei fatti, non valgono (più?) allo stesso modo per l’intero tessuto della società, o riuscirà a trasformasi in un momento di coraggiosa proposta, se non di un’improbabile Utopia, di una nuova e sincera Analisi?