Mamadou Seck, un simbolo per i trentini e per gli immigrati

Parla il neo eletto consigliere comunale a Trento di Rifondazione.
Nato in Senegal, cittadino italiano, operaio: «Sto con i più deboli»

«Che domande? Tenterò di rappresentare gli interessi dei cittadini, italiani e immigrati, soprattutto di quelli più deboli». Una affermazione forse ovvia per uno che è stato appena eletto al consiglio comunale di Trento, se non fosse che il neo consigliere in questione ha 46 anni, 4 figli, è operaio metalmeccanico, si chiama Mamadou Seck, nato in Senegal e, da alcuni anni, è cittadino italiano.
Mamadou è arrivato a Trento nel 1989, si è sposato con Enrica e 4 anni fa si è iscritto al Prc dove ha collaborato anche a livello nazionale con la Commissione Immigrazione: «C’è stato chi mi ha detto che mi candidavano per strumentalizzarmi. O era in malafede o sono persone che non accettano l’idea che un immigrato possa riconoscersi in un partito e nella sua linea politica. Come se non fossimo capaci di decidere da soli con chi lavorare». Mamadou è alla sua terza esperienza come candidato: un buon risultato alle precedenti provinciali, una interessante affermazione alle elezioni europee e poi, finalmente l’elezione alle comunali. Sarà uno dei tre consiglieri che il Prc, presentatosi fuori dall'”Unione” con un proprio candidato sindaco, farà entrare a Palazzo Thun, sede del Municipio.

A Trento non si sono stupiti molto, Mamadou Seck è conosciuto e rispettato: «Per strada ci sono molte persone che si sono congratulate con me e qualcuno a cui la mia elezione ha dato fastidio. Ma questo è normale, fa parte della vita democratica di un paese. Una normalità che a qualcuno non va bene. Se le forze di centro sinistra hanno vinto alla grande, testimoniando il peso di una società civile e democratica molto attiva e se il Prc ha raddoppiato i propri consensi, con buona pace di chi si ostina a credere che parlare di immigrazione fa perdere voti, va registrata anche una affermazione della Lega, che per la prima volta elegge tre consiglieri.

L’esultanza per i risultati acquisiti ha permesso ai seguaci del Carroccio di sbilanciarsi in dichiarazioni inconsulte. Sergio Divina, candidato sindaco e già consigliere provinciale, intervistato dal Corriere del Trentino ha dichiarato: «L’elezione di Mamadou Seck a Trento? Nulla di personale contro di lui, ma lo ritengo un segnale preoccupante». Ancora più “raffinato” il commento del segretario locale della Lega Vittorio Bridi, anch’egli eletto: «Non ho la minima intenzione di sedermi in aula vicino a questo immigrato. Piuttosto me ne starò in piedi per cinque anni. Non mi spaventano eventuali accuse di razzismo».

E se il consigliere leghista dovrà starsene 5 anni in piedi, l’intero arco delle forze politiche, anche se con sfumature diverse, ha solidarizzato con Mamadou, a cominciare dal sindaco Alberto Pacher. L’unica affermazione problematica viene da Alleanza Nazionale che non contesta l’elezione ma pone la questione di una “identità trentina messa a rischio dal relativismo culturale della sinistra”. Parole che si perdono, in una città che non è affatto spaccata e che non ha fatto altro che tradurre in scelta concreta un discorso avviato da tempo: «A votarmi sono stati i trentini – ricorda Mamadou – non certo gli immigrati che non hanno diritto di voto. E se i trentini mi hanno dato fiducia io saprò dimostrare che è stata ben riposta. Di certo mi adopererò affinché crescano gli spazi di partecipazione democratica per gli immigrati. Il diritto di voto e i diritti di cittadinanza basati sulla residenza sono fondamentali per una buona convivenza. Soltanto per far arrivare uno dei miei figli nati in Senegal ho dovuto tribolare parecchio e sono solo all’inizio. Tanta inutile burocrazia, tante file alle questure. Perché non fare in modo che i cittadini immigrati possano utilizzare gli uffici comunali per le proprie pratiche come gli italiani?».

Ma Mamadou Seck non intende occuparsi soltanto delle questioni che riguardano gli immigrati come lui: «Io e gli altri del mio partito saremo all’opposizione ma vogliamo un dialogo per costruire politiche sociali per tutti. Per me la carica è un servizio che mi obbliga anche verso chi non mi ha votato». La sua elezione è tema comunque di dibattito, sempre dalle colonne del Corriere del Trentino, il cardinal Tonini è lapidario: «La Lega? Non conosce la costituzione». E pensare che il Carroccio ha tentato di far leva sul tradizionalismo cattolico su cui si dovrebbe basare l’identità trentina.

Lucia Coppola, candidata sindaco del Prc non riesce ancora oggi a trattenere la gioia: «Sono più che felice. Mamadou è un simbolo non solo per gli immigrati che vivono quì ma per tutti i trentini. Lui è una persona speciale ed è stato eletto per quello che è». Un risultato questo paese avrà leggi più giuste anche rispetto alla cittadinanza, l’elezione di di uomini e donne come Mamadou non farà più notizia.