Mala legge

C’è una differenza tra le tante leggi in materia di giustizia proposte e approvate dalla maggioranza in questi quattro anni e la riforma dell’ordinamento giudiziario che ieri il senato ha consegnato alla camera per il voto definitivo. La legge Cirami, la riforma del falso in bilancio, il lodo Schifani, la legge Cirielli erano o sono pensate per l’immediato tornaconto nelle aule di giustizia del presidente del consiglio e del suo alter ego Previti. La legge Castelli no, non si può dire che «serva» a Berlusconi. E’ una legge di sistema, che ha l’ambizione di adempiere un sessantennale precetto costituzionale. Non sistema piccole o grandi grane private ma introduce una visione complessiva della funzione giustizia. Va messa accanto ad altri ingombranti provvedimenti della legislatura, come la Biagi-Maroni o la Bossi-Fini, che non sono state fatte per qualche tornaconto del Cavaliere o dei suoi alleati ma per corrispondere appieno alla loro filosofia in fatto di mercato del lavoro o immigrazione. La riforma dell’ordinamento giudiziario non è, semplicemente, una legge per l’imputato Berlusconi. Cionondimeno è una legge berlusconiana come poche altre. Soprattutto è una legge incostituzionale. Lo era «palesemente» nei punti che avevano spinto il presidente della Repubblica a non firmarla (e che sono stati solo in minima parte modificati dal senato), lo è con meno evidenza in tanti altri aspetti. Di più: è una legge pre-costituzionale, perché impone una gerarchia ai giudici e crea le condizioni perché le attese dei superiori siano rispettate, travolge la distinzione dei poteri e mette a rischio l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Anche molte tra le leggi ad personam del Berlusconi imputato lo erano, ed è dovuta intervenire la Corte costituzionale a sancirlo. Non è escluso che accada anche stavolta, ammesso che il parlamento approvi definitivamente la riforma e che Ciampi rinunci a un inedito e forse impossibile secondo round. Non è detto che il centrodestra regga perché i tempi sono stretti (la legge è una legge delega) ma principalmente perché è un provvedimento «epocale». Gli ultimi fuochi di una maggioranza in dissolvimento non sono il momento migliore per riforme del genere. La resistenza dei magistrati che preparano un altro sciopero a qualcosa è servita. Non che si possa restare tranquilli: nel centrosinistra c’è già chi dice che alcuni punti (ma quali?) di questa legge andranno salvati in caso di vittoria alle politiche del 2006.

Nel testo approvato ieri al senato c’è però una novità importante rispetto al testo respinto da Ciampi. Una norma di immediata applicazione che interviene sulla nomina del procuratore nazionale antimafia. Il relatore che l’ha introdotta lo rivendica: «Il mio emendamento – ha detto – è contro Giancarlo Caselli. Lui non merita quell’incarico». E’ una prova: per il centrodestra i magistrati buoni sono quelli in sintonia con il governo, che ha il diritto di sceglierli. Ma è anche una conferma: la tentazione di regolare qualche conto personale, anche in una legge di sistema, rimane irresistibile.