MAL D’AUTOBUS in Irpinia

APERTURA di Michele Fumagallo – FLUMERI (AVELLINO)

Sono ancora lì, al presidio davanti alla fabbrica di cui Sergio Marchionne vorrebbe liberarsi. Gli operai della Irisbus non ci stanno, sono disposti a tutto, anche all’occupazione pur di difendere un posto di lavoro che in Irpinia vale oro. E non ci sta il territorio: persino Ciriaco De Mita si dice pronto a gesti clamorosi, rivendica un ruolo nell’industrializzazione di quest’angolo di Campania e non vorrebbe assistere al suo smantellamento. Abbiamo seguito per giorni le iniziative di questi operai.
Mercoledì 3 agosto, arrivano davanti alla fabbrica Irisbus di Flumeri le prime notizie dall’incontro romano in cui Fiat ribadisce le sue posizioni: vendita dello stabilimento al gruppo molisano Di Risio, il quale dovrebbe contrattare con gli operai un «rilancio» a partire da una drastica riduzione delle maestranze. Il rifiuto porterebbe, sempre secondo Fiat, alla dismissione completa dello stabilimento, l’unico marchio italiano della produzione di autobus urbani ed extraurbani. C’è rabbia tra gli operai al presidio della fabbrica, qualcuno con le lacrime agli occhi, appuntamento a domani. Giovedì 4 agosto, assemblea davanti allo stabilimento. Alcune centinaia di lavoratori, una metà delle maestranze, ribadiscono la rabbia verso Fiat mista alla delusione verso il mondo politico, vogliono continuare il presidio e stabilire volta per volta il tipo di lotta. Le cose non sono facili e bisogna vincere lo scoramento. Il prossimo appuntamento è l’assemblea di venerdì 5 agosto davanti alla Porta Carraio, il presidio più delicato da dove potrebbe uscire qualche autobus. In un clima che si fa sempre più duro, la lotta continua e si fa appello ai giovani, alla popolazione, alle istituzioni, ai tanti che vogliono continuare a dare solidarietà, come è stato in questo primo mese di mobilitazione.