Macedonia, l’oleodotto va alla guerra

La guerra nascosta di Washington in Macedonia mira a consolidare la sfera di influenza americana nell’Europa sud-orientale. La posta in gioco è il “corridoio” strategico per i trasporti, le comunicazioni e gli oleodotti che attraversa Bulgaria, Macedonia e Albania collegando il Mar Nero alla costa adriatica. La Macedonia si trova a uno snodo strategico di tale corridoio.

Al fine di proteggere queste rotte petrolifere, l’obiettivo di Washington è installare un “patchwork di protettorati” lungo i corridoi strategici nei Balcani. La promessa della “Grande Albania” usata da Washington per fomentare il nazionalismo albanese fa parte della manovra militare e di intelligence. Questa manovra, come ampiamente documentato, consiste nel finanziare ed equipaggiare l’Esercito di liberazione (Uck) – prima del Kosovo poi “nazionale” – e tutte le sue propaggini, incaricato di portare a termine offensive di destabilizzazione terroristica in Macedonia.
Lo sviluppo della sfera di influenza americana nell’Europa sud-orientale – complice la Gran Bretagna – favorisce gli interessi dei giganti petroliferi tra cui la BP-Amoco-ARCO, la Chevron e la Texaco. “Proteggere” le rotte degli oleodotti e assicurarne il controllo è fondamentale per il successo di queste ventures multimiliardarie.

Un regime petrolifero internazionale di successo è una combinazione di accordi economici, politici e militari per sostenere la produzione petrolifera e il trasporto ai mercati. (1. Robert V. Baryiski, The Caspian Oil Regime: military Dimensions, Caspian Crossroads Magazine, Volume 1, No. 2, Primavera 1995).

Il consorzio anglo-americano che controlla il progetto Ambo per un oleodotto trans-balcanico che colleghi il porto bulgaro di Burgas a Valona, sulla costa adriatica albanese, esclude in larga misura la partecipazione del gigante petrolifero europeo concorrente Total-Fina-Elf. (2. Il riferimento all’Unione Europea in questo articolo va interpretato come “l’Unione Europea meno la Gran Bretagna”). In altre parole, il controllo strategico Usa sul corridoio dell’oleodotto è finalizzato a indebolire il ruolo dell’Unione Europea e a tenere a distanza gli interessi commerciali europei concorrenti.

Chi c’è dietro l’oleodotto

Il consorzio per l’oleodotto Ambo, con sede negli Stati Uniti, è direttamente collegato alla sede del potere politico e militare negli Stati Uniti e alla società del vice presidente Dick Cheney, Halliburton Energy. (3. Vedi Agenzia telegrafica albanese, Tirana, 28 luglio 1998 e Milsnews, Skopje, 23 gennaio 1997, disponibile all’indirizzo http://www.freerepublic.com/forum/a379fb721329c.htm)
In base allo studio di fattibilità per l’oleodotto trans-balcanico Ambo, condotto dalla società internazionale di progettazione della Brown & Root Ltd. (consociata britannica della Halliburton), questo oleodotto… diventerà parte della infrastruttura – comprendente autostrade, ferrovie, gasdotti e linee di telecomunicazione a fibre ottiche – del cruciale corridoio est-ovest. (4. Milsnews, op. cit.)

Inoltre, completato lo studio di fattibilità da parte della Halliburton, un alto dirigente della Halliburton è stato nominato “chief executive officer” dell’Ambo. La Halliburton ha anche ottenuto un contratto per rifornire le truppe americane nei Balcani e costruire in Kosovo “Bondsteel”, che oggi costituisce “la più grande base militare americana all’estero costruita dai tempi del Vietnam”. (5. Vedi l’incisiva analisi di Karen Talbot: “Former Yogoslavia: The Name of the Game is Oil”, People’s Weekly World, maggio 2001, http://www.ecadre.net/pages/news/stories/990197752.shtml. Vedi anche Marjorie Cohn, “Pacification for a pipeline: explaining the US Military presence in the Balkans, The Jurist, Legal Education Network, giugno 2001, http://jurist.law.pitt.edu/forumnew22.htm).
Per inciso, la White and Case Llt – lo studio legale di New York in cui il presidente William J. Clinton è entrato quando ha lasciato la Casa Bianca – ha anch’essa degli interessi nell’affare dell’oleodotto Ambo.

Corridoi militarizzati
Il progetto per l’oleodotto trans-balcanico Ambo andrebbe a collegarsi agli oleodotti tra il Mar Nero e il bacino del Mar Caspio, che si trova al centro delle più grandi riserve petrolifere inesplorate del mondo. (Vedi la mappa: http://www.bsrec.bg/taskforce/SYNERGY/oilprojects2.html).
La militarizzazione di questi vari corridoi costituisce parte integrante del disegno di Washington.

La politica Usa di “proteggere le rotte degli oleodotti” provenienti dal bacino del Mar Caspio (e che attraversano i Balcani) era stata espressa dal Segretario all’Energia di Clinton, Bill Richardson, appena pochi mesi prima dei bombardamenti sulla Jugoslavia del 1999:

“Qui si tratta della sicurezza energetica dell’America… Si tratta anche di prevenire incursioni strategiche da parte di coloro che non condividono i nostri valori. Stiamo cercando di spostare questi paesi, da poco indipendenti, verso l’occidente… Vorremmo vederli fare affidamento sugli interessi commerciali e politici occidentali, piuttosto che prendere un’altra strada. Nella regione del Mar Caspio abbiamo fatto un investimento politico consistente, ed è molto importante per noi che la mappa degli oleodotti e la politica abbiano esito positivo”. (6. George Monbiot, “A Discreet Deal in the Pipeline”, The Guardian, 15 febbraio 2001).

I giganti petroliferi anglo-americani, tra cui BP-Amoco-Arco, Texaco e Chevron – sostenuti dalla potenza militare statunitense – sono in competizione con il gigante petrolifero europeo Total-Fina-Elf (associati con l’italiana Eni), che è un importante attore nei ricchi giacimenti di Kashagan nella regione del Caspio nord-orientale in Kazakistan. Gli interessi in gioco sono grandi: i giacimenti di Kashagan sarebbero “così grandi da superare perfino le dimensioni delle riserve petrolifere del Mare del Nord”. (7. Richard Giragosian, “Massive Kashagan Oil Strike Renews Geopolitical Offensive In Caspian”, The Analyst, Central Asia-Caucasus Institute, Johns Hopkins University-Paul H. Nitze School of Advanced International Studies, 7 giugno 2000, http://www.soros.org/caucasus/0059.html).
Il concorrente consorzio dell’Unione Europea, comunque, non controlla in modo significativo le principali rotte degli oleodotti dal bacino del Mar Caspio fino in Europa occidentale (attraverso il Mar Nero e i Balcani). I più importanti progetti di oleodotti – compreso il progetto Ambo e il progetto Baku-Cehyan che attraverserebbe la Turchia fino al Mediterraneo – sono ampiamente in mano ai loro rivali anglo-americani, che fanno fortemente affidamento sulla presenza politica e militare Usa nel bacino del Caspio e nei Balcani.

Il disegno di Washington è riuscire a distanziare tutti e tre i paesi Ambo – ossia Bulgaria, Macedonia e Albania – dall’influenza euro-tedesca attraverso l’installazione di protettorati Usa creati a bella posta. In altre parole, la militarizzazione e il controllo geopolitico da parte degli Usa sull’oleodotto che dovrebbe collegare Burgas in Bulgaria al porto adriatico di Valona in Albania mirano a minare l’influenza dell’Unione Europea e a indebolire gli interessi petroliferi contrapposti di Francia, Belgio e Italia.

Negoziazioni concernenti l’oleodotto Ambo hanno ricevuto l’appoggio di funzionari governativi americani attraverso la South Balkan Development Initiative (Sbdi) della Trade and Development Agency (Tda). La South Balkan Development Initiative è “finalizzata ad aiutare Albania, Bulgaria e Macedonia a sviluppare e integrare ulteriormente la loro infrastruttura di trasposti lungo il corridoio est-ovest che le connette”. (8. Vedi la Trade and Development Agency (Tda) per regione all’indirizzo http://www.tda.gov/region/sbdi.html).

La Trade and Development Agency esprime l’esigenza che i tre paesi “utilizzino sinergie regionali per ottenere nuovo capitale pubblico e privato [dalle compagnie statunitensi] sottolineando allo stesso tempo il ruolo del governo Usa “per avere implementato l’iniziativa”. Per quanto riguarda l’oleodotto Ambo, apparirebbe che l’Ue sia stata ampiamente esclusa dalla programmazione e dalle negoziazioni. Con i governi di Albania, Bulgaria e Macedonia sono stati già firmati “Memorandum d’intesa” che spogliano quei paesi della sovranità nazionale sui corridoi dell’oleodotto e dei trasporti fornendo “diritti esclusivi” al consorzio anglo-americano:

“…Il memorandum afferma che l’Ambo sarà il solo soggetto autorizzato a costruire il programmato oleodotto Burgas-Valona. Più specificatamente, esso conferisce all’Ambo il diritto esclusivo di negoziare con gli investitori e i creditori del progetto. Esso impegna inoltre [i governi di Bulgaria, Macedonia e Albania] a non svelare certe informazioni confidenziali sul progetto dell’oleodotto”. (9. Alexander, Gas and Oil Connections, http://wwwgasandoil.com/goc/news/nte04224.htm, ottobre 2000)

Il corridoio est-ovest 8
Il progetto per l’oleodotto Ambo è collegato a un altro progetto strategico denominato “Corridoio 8”, inizialmente proposto dall’amministrazione Clinton nel contesto del “Patto di stabilità nei Balcani”. Di importanza strategica sia per gli Usa che per l’Unione Europea, il “Corridoio 8” include infrastrutture autostradali, ferroviarie, per l’elettricità e le telecomunicazioni. Dal canto loro, le infrastrutture esistenti in questi settori sono candidate alla deregulation e alla privatizzazione (a prezzi stracciati) sotto la supervisione del Fondo monetario internazionale-Banca mondiale.

Anche se approvato a occhi chiusi dai ministri dei trasporti dell’Unione europea come parte del processo dell’integrazione economica europea, gli studi di fattibilità del “Corridoio 8” sono stati condotti dalle compagnie Usa finanziate direttamente dalla Trade and Development Agency. In altre parole, Washington sembra aver preparato il terreno per prendere il sopravvento nell’infrastruttura dei trasporti e delle telecomunicazioni di questi paesi. Le corporation americane – tra cui Bechtel, Enron e General Electric (con il sostegno finanziario del governo Usa) – fanno concorrenza alle compagnie dell’Unione europea.

Il disegno di Washington è di aprire l’intero corridoio alle multinazionali americane in una regione situata nel “cortile dietro casa”, in termini economici, dell’Unione Europea, in cui il potere del marco tedesco tende a dominare su quello del dollaro Usa.

L’allargamento dell’Ue

All’inizio del 2000, la Commissione Europea ha avviato con la Macedonia, la Bulgaria e l’Albania le negoziazioni sull’ingresso nell’Eu. E nell’aprile 2001, nel pieno degli assalti terroristici, la Macedonia è diventata il primo paese nei Balcani a firmare un cosiddetto “accordo di stabilizzazione e associazione” che costituisce un passo importante verso la piena appartenenza all’Ue. L’accordo fornisce la base per la “liberalizzazione del commercio, la cooperazione politica, la riforma economica e istituzionale e il recepimento della legislazione Ue”. In base all'”accordo di stabilizzazione e associazione”, la Macedonia sarebbe (di fatto) integrata nel sistema monetario europeo, con libero accesso al mercato dell’Unione europea. (10. In base alle cosiddette “asymmetric trade preferences” con l’Ue).

Gli attentati terroristici hanno coinciso cronologicamente con il processo di “allargamento dell’Ue”, acquistando impeto appena poche settimane prima della firma dello storico “accordo di associazione” con la Macedonia. Come ampiamente documentato, gli Usa hanno consiglieri militari che lavorano con i terroristi. Una mera coincidenza?

Inoltre Robert Frowick, “un ex diplomatico Usa”, è stato nominato capo della missione Osce in Macedonia a metà marzo, anche in questo caso appena poche settimane prima della firma dell'”accordo di associazione”. In stretto collegamento con Washington e l’ambasciata Usa a Skopje, Frowick ha avviato un “dialogo” con il leader ribelle dell’Uck in Macedonia, Ali Ahmeti. Egli ha anche fatto da mediatore a un accordo fra Ahmeti e i leader dei partiti albanesi, che fanno parte della coalizione di governo.

Questo accordo negoziato da Frowick ha ampiamente contribuito a destabilizzare le istituzioni politiche, mettendo allo stesso tempo a repentaglio il processo di allargamento dell’Ue. (11. Per ulteriori dettagli sul ruolo di Robert Frowick, vedi Michel Chossudovsky, Macedonia: Washington’s Military-Intelligence Ploy, giugno 2001). Inoltre il deteriorarsi della situazione di sicurezza in Macedonia ha fornito un pretesto per l’accresciuta interferenza politica, “umanitaria” e militare da parte degli Usa, contribuendo allo stesso tempo a indebolire i legami economici e politici di Skopje con la Germania e la Ue. Sotto questo aspetto, una delle “condizioni vincolanti” dell'”accordo di associazione” è che la Macedonia si conformi agli “standard dell’Ue sulla democrazia”. (12. Vedi Afp, 10 aprile 2001). Non c’è bisogno di dire che, senza un “governo funzionante” in Macedonia, il processo di associazione all’Ue e a Bruxelles non può procedere.

I governi fantoccio installati a Tirana, Skopje e Sofia, mentre rispondono largamente ai diktat americani, vengono attualmente sospinti in direzione dell’Ue. L’intento ultimo di Washington è di tenere a freno il “Lebensraum” (“spazio vitale”, ndt) della Germania nell’Europa sudorientale. Mentre, a parole, si dichiarano favorevoli all'”allargamento dell’Ue”, gli Usa favoriscono in modo consistente l'”allargamento della Nato” come mezzo per perseguire i loro interessi strategici nell’Europa orientale e nei Balcani, mentre la Germania e la Francia si sono opposte ad esso.

Mentre il tono della diplomazia internazionale rimane gentile ed educato, la politica estera americana sotto l’amministrazione Bush è diventata chiaramente “anti-europea”. Secondo un osservatore: Nel cuore del team Bush, Colin Powell è (considerato) l’amico degli europei, mentre gli altri ministri e consiglieri sono considerati arroganti, duri e riluttanti ad ascoltare gli europei o a dare loro un posto”. (13. Secondo Pascal Boniface, direttore dell’Istituto per le relazioni internazionali e strategiche di Parigi, Upi, 11 aprile 2001).

* docente di economia, Università di Ottawa.