«Ma noi non ci arrendiamo»

Non fanno particolare effetto al presidio permanente le affermazioni del ministro della difesa Arturo Parisi. «Del resto – dice Francesco Pavin – non ci aspettavamo cose diverse». L’informativa di Parisi conferma i dubbi e i problemi di sempre. Da una parte viene ribadito che non c’era alcun accordo formale o concreto con l’amministrazione americana, e dall’altra «ci viene da sorridere a pensare a come il governo vigilerà sui lavori, magari mandando le forze dell’ordine a presidiare i cantieri». Invece per Pavin, come per molti al presidio, è probabile che dopo la manifestazione nazionale del 17 febbraio a Vicenza venga istituito quello che ormai viene definito come un tavolo per la riduzione del danno.
Qui al presidio intanto fervono le attività. Non c’è un attimo di sosta, anche perché le iniziative in cantiere sono mille e poi ci sono richieste da tutta Italia: tutti chiedono speakers vicentini che vadano a raccontare come si sta organizzando la città. Per cominciare c’è la giornata di sabato da preparare. Un mega convegno sulle basi militari che ospiterà tutte le realtà italiane che si battono per rivendicare il diritto dei cittadini di dire la loro sul tipo di modello di sviluppo da realizzare nei loro territori. Ci saranno i No Mose, i No Tav, i No Ponte e poi una miriade di comitati provenienti da tutta Italia.Ci sarà anche padre Alex Zanotelli.
Ieri sera l’assemblea permanente ha discusso più delle questioni organizzative legate alla giornata di sabato e poco delle parole di Parisi. Molto spazio invece al dibattito sulla manifestazione nazionale del 17, che a questo punto diventa ancora più importante. Non piace ai cittadini del presidio la decisione del cosiddetto coordinamento dei comitati di presentare un appello differente da quello promosso e approvato dall’assemblea permanente per la manifestazione nazionale. Si cerca di recuperare e far convergere tutti in un unico appello. Anche perché l’assemblea permanente, come forma e modi, si è rivelata la più funzionale e funzionante, come del resto era già stato dimostrato nei casi della val Susa e del Mose a Venezia.
Le adesioni alla manifestazione sono comunque già tantissime. C’è la richiesta alla Fiom del Veneto di dare seguito a un documento approvato al direttivo regionale del 22 gennaio scorso in cui si «propone alla Cgil Veneto di promuovere al più presto un attivo regionale dei delegati, facendo diventare la questione del Dal Molin un problema non solo vicentino ma veneto e italiano, sostenendo il movimento dei comitati dei cittadini di Vicenza e più in generale il movimento per la pace».
Nei prossimi giorni il presidio avrà anche una voce in diretta: radio Sherwood ha infatti allestito degli studi per consentire la trasmissione quotidiana di quanto avviene al presidio, di come si sta muovendo l’assemblea e per dare voce ai cittadini.
Mantenere la mobilitazione costa ed è per questo che l’assemblea permanente ha aperto un conto corrente per contribuire alle spese (Presidio permanente, Banca Popolare Etica n. 000000120140. ABI 05018 CAB 11800 CIN B).