Ma le pensioni non sono un problema

Più della metà dei pensionati italiani guadagna meno di mille euro al mese. Lo dice l’Istat, nel giorno in cui ministri e segretari dell’Unione si riuniscono a Caserta per aprire i cantieri della famosa «fase 2». E’ un utile pro memoria per il governo, e più in generale per chi – come Confindustria – si preoccupa di far ripartire i consumi. Cosa mai potrà consumare un pensionato con un reddito inferiore ai mille euro? Non è schizofrenia ma furbizia quella dei padroni, che da un lato pretendono tagli alla spesa previdenziale e suggeriscono di allungare verso l’infinito l’età lavorativa, e dall’altro protestano per i pochi soldi stanziati in Finanziaria per pagare i prepensionamenti, che vorrebbero in quantità massiccia, questi sì economicamente insostenibili.
Dall’Istat arrivano molte informazioni ai nostri ministri, impegnati a compilare la loro agenda «riformista». Per esempio, apprendiamo che il rapporto tra pensionati e lavoratori attivi che era di 74 a 100 nel 2004, è sceso a 71 a 100 nel 2005. Dunque, si sta registrando un’inversione di tendenza positiva, grazie all’allargamento della base contributiva. Ciò non vuol dire che è aumentato il numero dei lavoratori, bensì che grazie alle maggiori regolarizzazioni di immigrati e all’emersione di parte (piccola parte) di lavoro nero e irregolare, sono cresciuti i lavoratori visibili. Che in Italia ci siano più lavoratori visibili, cioè regolari, vuol dire che più persone pagano le tasse con la conseguente riduzione dei problemi dell’l’Inps. Il miglioramento del rapporto pensionati/attivi è un dato geograficamente omogeneo in tutto il territorio, dal nord, al centro, al sud.
Sono meno di un terzo i pensionati e le pensionate (che sono più dei maschi, ma neanche a dirlo, percepiscono un reddito decisamente inferiore) con meno di 65 anni, per la precisione il 31,3%.
Dall’analisi di questi dati emergono suggerimenti politici interessanti. Con una premessa: quando ci raccontano che in Italia la spesa pensionistica è più alta che in Francia o in Germania, senza dire che in questi paese la spesa sociale è decisamente più alta che in Italia, ci stanno imbrogliando per raggiungere il loro scopo: far calare la mannaia sulla previdenza. Il primo suggerimento da raccogliere è che si possono risanare i conti senza penalizzare chi ha passato e chi passerà una vita a lavorare. Come? Smettendola di giocare sporco con l’esaltazione del presunto conflitto tra generazioni e lavorando invece di buona lena all’allargamento della base contributiva. Più lavoratori (bianchi, gialli, neri) in regola, più giustizia sociale, meno morti bianche e infortuni, maggior afflusso di contributi nelle casse dell’Inps. Se la fase 2 percorresse questa strada e, insieme, accelerasse la lotta contro l’evasione fiscale, potrebbero uscir fuori anche i soldi per finanziare la spesa sociale. Facile, no?