Ma intanto la stessa Cgil applica la «Biagi»

Se Guglielmo Epifani è sotto assedio per le condivisibili affermazioni sulla legge 30, non tutta la Cgil è compatta nell’avversare le norme sulla precarietà introdotte dal governo Berlusconi. Dietro le quinte, infatti, un importante accordo firmato proprio all’indomani della vittoria di Romano Prodi, ha avallato la cosiddetta «Biagi», addirittura peggiorandola. L’intesa riguarda i 3 mila cocoprò dell’Atesia, diventati il simbolo della precarietà. Coperta dalla segreteria confederale, la Slc (categoria dei telecomunicatori) ha firmato un testo che condanna centinaia di persone all’incertezza e ai bassi salari. Il tutto, ovviamente, insieme a Cisl e Uil (favorevoli alla legge 30, perlomeno coerenti) e al proprietario del call center, il potente gruppo Cos di Alberto Tripi, che affitta migliaia di postazioni in tutta Italia ai big del pubblico e del privato, dall’Alitalia alla Tim, dall’Istat all’Unioncamere. Macinando profitti record.
L’intesa, come abbiamo detto, è stata firmata proprio all’indomani della traballante vittoria di Prodi, l’11 aprile, dopo mesi e mesi di stallo in cui sia l’azienda che il sindacato aspettavano il cambio di governo per potere agire. Troppo calda infatti era diventata la vertenza nell’ultimo anno, troppi scioperi e troppe telecamere intorno al mega call center di Cinecittà: bisognava siglare al momento della vittoria del centrosinistra, sperando in un ammorbidimento dei «comunisti», prima in campagna elettorale e adesso al potere (salvo imprevisti berlusconiani). Retroscena politici a parte, bisogna spiegare come l’accordo neghi in pieno le parole di Guglielmo Epifani (dette con coraggio quando era più comodo tacere) e, soprattutto, le tesi approvate a grande maggioranza dai lavoratori e il documento conclusivo del recente Congresso Cgil. Le stesse decisioni dell’ultimo direttivo, di due giorni fa: «La legge 30 deve essere abolita, e sostituita con nuove norme che mettano al centro il lavoro a tempo indeterminato: la lotta alla precarietà è la priorità che la Cgil consegna al governo dell’Unione».
Ebbene, c’è invece una Cgil più «pratica», che offre all’Unione – purtroppo – accordi aziendali ben diversi, avallando in pieno la legge 30. Innanzitutto, se è vero che vengono previste 170 assunzioni a tempo indeterminato in maggio, e successive 124 a ottobre (a 25 ore settimanali, per circa 650 euro lordi al mese), si prospettano dall’altro lato incognite gigantesche per i restanti duemila e più collaboratori. Prima chicca: 1100 di loro vengono convertiti in apprendisti, a stipendi decurtati, per tre anni; misura abnorme perché la stessa legge 30 («Maroni & Sacconi santi subito») limita la percentuale degli apprendisti al 100% dei dipendenti a tempo indeterminato. Ovvero: se hai 300 operatori a tempo indeterminato, puoi accendere al massimo 300 apprendisti. L’accordo, al contrario, ha inventato una deroga alla legge 30, e potrebbe addirittura essere impugnato: più di 1000 in apprendistato contro neppure 200 fissi. E sì, la legge 30 è stata proprio «superata», come chiede l’Unione, ma in peggio.
Altri 426 lavoratori verranno assunti ad inserimento, per miseri 18 mesi. Anche loro, come gli apprendisti, in realtà sono destinati a un futuro precario. Perché? E’ vero che il contratto delle telecomunicazioni fissa una percentuale di stabilizzazioni per queste tipologie, ma non pone alcun vincolo: l’azienda, se non assume i lavoratori alla fine del percorso, perde semplicemente il diritto ad accendere nuovi apprendistati o inserimenti per i successivi 12 mesi. Restano diverse centinaia di lavoratori a progetto (dall’accordo non è dato capire quanti, perché è prevista anche «una riduzione di lavoratori a progetto di circa 900 unità»), il vero punto debole e il bacino di futura precarizzazione per tutti gli altri. L’intesa prevede infatti che «si potranno aggiungere altri lavoratori a progetto»: dunque carta bianca all’azienda, che potendo far entrare in futuro manodopera a basso costo (non hanno malattia, maternità, diritti sindacali, compenso fisso, contributi pieni) non si vede perché dovrebbe stabilizzare i colleghi apprendisti e inseriti.
Una vera aberrazione, avallare i cocoprò, e concedere di assumerne altri, per un sindacato che si batte contro la legge 30 e che punta a riconoscere ai «dipendenti mascherati da collaboratori» le tutele e le dignità del lavoro subordinato. Tanto che in Cgil sarebbe scoppiata una bufera contro i firmatari dell’intesa: lo stesso Nidil, categoria degli atipici, si è rifiutato di siglarla.