Ma il «modello Blair» prevede gli stessi divieti

La Francia ha annunciato lunedì l’introduzione di un coprifuoco serale, nel tentativo di contrastare la rivolta dei giovani diseredati delle banlieues. Ma c’è in Europa un paese che ha già da due anni cerca di risolvere il «problema», o meglio la realtà di disagio vissuta nelle periferie, con la repressione. La Gran Bretagna del neo laburista Tony Blair è andata assai lontano nella sperimentazione di misure repressive che nemmeno la fantasiosa signora Thatcher aveva immaginato. Così dal 2004 la polizia britannica ha facoltà di imporre ai ragazzini con meno di sedici anni il rientro in casa alle nove di sera. Questo potere rientra nelle misure concesse dal governo alle forze di polizia. Sono i cosiddetti poteri per contrastare gli anti-social behaviours, i comportamenti antisociali. Dove nella categoria di anti-social behaviour rientra tutto: dallo schiamazzo dopo le nove di sera, al gioco del pallone, dall’indossare felpe col cappuccio, al gironzolare per le strade del quartiere in gruppo, dal sostare agli angoli della strada magari ascoltando musica, al lanciare sassi contro le finestre dei vicini. C’è una legge sugli anti-social behaviours, approvata dal parlamento nel 2003. La sezione 30 è quella che concede alla polizia di usare i poteri straordinari (tipo il coprifuoco) laddove ci sia ragione di credere (basta crederlo, non serve provarlo) che «qualcuno sia oggetto di abusi, o sia stressato dal comportamento o dalla presenza di un gruppo o di uno dei suoi membri». La legge specifica che, anche se le prove non servono, bisognerebbe almeno che ci fosse «terreno ragionevole» per credere che il comportamento antisociale sia un costante problema nel quartiere in oggetto. Una volta deciso di imporre il coprifuoco in una determinata area, la polizia tra le nove di sera e le sei del mattino è autorizzata a imporre (anche portandoli di forza) a chi ritiene di avere meno di 16 anni il rientro in casa. E’ evidente (e purtroppo i casi di abuso di questi poteri non si contano più) che la polizia applica il coprifuoco a sua totale discrezione: ci sono stati casi in cui alcuni commercianti si sono lamentati perché davanti ai loro esercizi sostavano dei ragazzini.

Coprifuoco imposto e «accompagnamento» forzato a casa da parte dei poliziotti. Gli avvocati delle associazioni per i diritti umani, che dal momento della sua entrata in vigore stanno contrastando in ogni sede legale possibile questi poteri, ribadiscono che costringere un ragazzo a rimanere a casa dalle nove di sera in poi, costituisce una pesante restrizione del diritto di ognuno a vivere la propria vita privata senza interferenze da parte dello stato. Quest’estate c’è stata una importante vittoria per chi difende i diritti umani. Un ragazzino quindicenne ha infatti vinto la sua battaglia legale contro il coprifuoco. Il ragazzo aveva contestato la legalità del coprifuoco imposto in una zona di Londra, Richmond. L’Alta Corte ha dato ragione al quindicenne sostenendo che «chiunque di noi ha diritto di camminare per la strada senza interferenza da parte della polizia. Se il parlamento riteneva necessari i nuovi poteri conferiti alla polizia, avrebbe dovuto specificare dettagliatamente in quali circostanze essi devono essere usati».

Nonostante questa vittoria (l’Home Office ha già detto che ricorrerà in appello), il coprifuoco rimane in vigore in 400 territori. Il governo sostiene che queste misure sono necessarie perché agiscono come deterrenti specie per piccoli e medi crimini. Le cifre sventolate dalle associazioni dei diritti umani però dicono il contrario. Uno studio condotto su dieci ragazzi under 17 soggetti a coprifuoco dopo essere usciti dal carcere minorile (a questi ragazzi viene anche imposto l’uso del braccialetto elettronico), rivela che oltre il 75% di loro è comparso nuovamente davanti al magistrato nel giro di dodici mesi. Fino ad oggi sono stati sottoposti a coprifuoco oltre seimila ragazzini. Ma è evidente che la repressione non paga. Perché, si chiedono le associazioni di diritti umani, non si affronta il problema del degrado delle periferie, della mancanza di attività per i ragazzini che le abitano? Perché non si comincia ad affrontare il problema del disagio vissuto da molti ragazzi a partire dalla scuola? Vale la pena sottolineare infatti che la Gran Bretagna vanta il triste primato delle espulsioni permanenti: sono migliaia i ragazzini che ogni anno vengono espulsi da scuola e letteralmente banditi dal sistema scolastico nazionale per quelli che vengono liquidati come anti-social behaviours.