Ma i comunisti non c’erano il luglio 1960?

Nelle vicende sociali ci sono fasi e circostanze capaci di innescare meccanismi in grado di far girare la ruota della storia in un senso o nel suo opposto.

Il luglio del 1960 è un perfetto paradigma di questo assunto. Dopo la rottura degli equilibri politici scaturiti dalla resistenza, sostanziatisi con la cacciata dei comunisti dal governo, la fine degli anni 40 e il corso del decennio successivo, si erano caratterizzati per il tentativo di azzerare il peso e il ruolo del PCI.

Questo obiettivo, perseguito con tenacia furente dai settori più reazionari della DC con il contributo costante degli Stati Uniti e della chiesa era però fallito.

La spaccatura del sindacato, i licenziamenti politici, le piazze insanguinate dalle repressioni scelbiane, il connubio armato fra i “nostri” servizi segreti, quelli americani e il banditismo ( Salvatore Giuliano e la strage a Portella delle Ginestre ), la legge truffa, non erano serviti allo scopo.

Il PCI aveva resistito ed era cresciuto. Sui luoghi di lavoro, nella società e nei consensi elettorali. Fu in quel contesto che l’evolvere delle dinamiche politiche condusse i centri di potere italiani ed esteri a produrre un vero e proprio salto di qualità affidando la rappresentanza dei propri interessi economici e politici ad una alleanza esplicita fra la DC e i fascisti del MSI.

Il simbolo formale di ciò fu incarnato dal governo Tambroni.

La reazione nel Paese assunse sostanza e dimensioni mai viste. La mobilitazione sociale attraverso la quale, pagando prezzi altissimi anche in termini di sangue versato, ebbe caratteristiche da vera e propria rivolta popolare. Le piazze d’Italia furono segnate da manifestazioni imponenti culminate in uno sciopero generale, proclamato dalla CGIL, di proporzioni straordinarie. Simili a quelle determinatesi dopo l’attentato a Togliatti.

I giovani e i giovanissimi – “ i ragazzi dalle magliette a striscie “ come li chiamò Palmiro Togliatti – rappresentarono l’autentico valore aggiunto di quei fermenti.

L’ANPI, la CGIL ed associazioni come quella dei “Partigiani della Pace” giocarono un ruolo di grandissima importanza dimostrando concretamente quale fosse la loro dimensione politica.

Chi però uscì da quella prova dando dimostrazione di saper esercitare l’egemonia nel senso più alto e nobile del termine fu il PCI.

Il Partito Comunista e i suoi milioni di militanti, diressero, raffigurarono, dettero nerbo e sostanza a tutte le lotte di quel memorabile luglio del 1960.

La sinistra non comunista, le donne e gli uomini di progresso e quindi tutta la società italiana debbono ai comunisti e alle loro capacità tutto quanto di positivo scaturì dalla sconfitta del governo Tambroni.

La ruota della storia in quello snodo cruciale per i destini del nostro Paese girò in avanti. La forza motrice di ciò furono le donne e gli uomini, le ragazze ed i ragazzi che dalle fabbriche, alle città fino ai più piccoli paesi capirono quanto fosse importante stringersi intorno alle bandiere e ai valori rappresentati dal PCI.

Solo pensare di “ricordare” il luglio del 60 tacendo sui comunisti sarebbe grottesco e surreale. Bene, l’Unità del 17 giugno scorso, invece di pensarlo lo ha fatto. Bisogna comunque ammettere che l’impresa di espungere chirurgicamente il PCI da quegli eventi è così gravosa da meritare persino rispetto.

Insomma, ci sono atti di eguale cialtroneria capaci di tradursi in disonestà politica che senz’altro costano meno fatica.

Chissà se i redattori, la “direttora”, la faccia di bronzo e il cervello di gallina di chi quell’articolo lo ha scritto, perlomeno nell’intimità delle loro coscienze si vergogneranno. Mah !

In ogni caso si intuisce la logica di chi dietro a queste operazioni di revisionismo politico persegue fini politici espressamente anticomunisti.

E’ pur vero che “rimuovere” come fanno costoro alla fine neppure gli servirà è però fisiologico, dati i presupposti, che lo facciano.

Quel che invece non si capisce affatto – rifiutandoci di far congetture – è il motivo per cui i compagni di “Essere Comunisti” sentano il bisogno di utilizzare quella disonesta “spruzzata di inchiostro” sul loro sito. Forse per farci veder bene quanto si debba diffidare di chi pensa di far la sinistra con i comunisti come optional. Forse per evidenziare la brutta fine politica, culturale, etica a cui sono destinati quanti imboccano quella via. Sì, forse è così. Magari due righe di commento avrebbero aiutato.