Ma gli esperti si dissociano: «Cifre truccate»

«La commissione non ha fatto il lavoro sporco che voleva il governo». Così un funzionario del ministero della Salute si sfoga e riassume la divisione che si è venuta a creare quando l’équipe di esperti ha consegnato il suo elaborato al Presidente del consiglio e ministro ad interim della Sanità. «La reazione del governo è stata molto dura», evidentemente perché a Palazzo Chigi si aspettavano qualcosa di più, soprattutto da quei membri (molti) vicini o organici ad An.
A rendere palese che non tutto è filato per il verso giusto, la formazione della squadra preposta a presentare alla stampa le tabelle, ieri mattina a Palazzo Chigi. Mancava, appunto, la commissione. Non che non fosse rappresentata: c’erano il coordinatore Claudio De Giuli e il sottosegretario alla Salute Cesare Cursi, delegato in prima battuta dal ministro Storace a seguirne i lavori. Ma dietro ai microfoni, a spiegare le cifre, a raccontare le modalità e i meccanismi con cui si sono determinate le «soglie» di detenzione di sostanze stupefacenti, oltre le quali si rischiano tra i 6 e i 20 anni di carcere, non c’era nessuno degli undici esperti, medici forensi e tossicologi, che dall’11 febbraio al 30 marzo hanno fatto parte organicamente delle sessioni di studio. Nessuna traccia degli otto tecnici e dei tre alti dirigenti del ministero della Salute, gli «esperti», tanto discussi e additati da una parte e dall’altra come i responsabili della sezione più significante della legge Fini-Giovanardi. Un particolare che conferma come «la commissione non si sia identificata con il lavoro finale, con le tabelle presentate dal ministro Carlo Giovanardi».
Una divisione che è trapelata anche dalle parole con cui lo stesso De Giuli ha presentato il rapporto. «La commissione ha discusso a lungo per individuare per ciascuna sostanza il limite quantitativo massimo dell’uso personale», ha raccontato. Aggiungendo però subito dopo che «anche in mancanza di una precisa indicazione nella legge dell’arco temporale al quale riferire il limite quantitativo massimo, la commissione ha ritenuto che fosse opportuno dare all’autorità politica una serie di indicazioni sui parametri con i quali si sarebbero potute poi prendere delle decisioni».
Nell’elaborato che descrive le «soglie» stabilite è infatti evidenziata, anche graficamente, la distinzione tra il lavoro dalla commissione e quello dell’amministratore. Gli esperti hanno «ritenuto di esprimere la dose media singola di assunzione», spiega De Giuli. Che conclude sottolineando: «Il lavoro ha riguardato una serie complessa di parametri, sette in tutto, di cui però solo uno è stato indicato dalla commissione come supportato da evidenti riscontri scientifici, ed è stato questo il motivo per il quale si è poi ritenuto, nell’elaborazione del decreto a livello politico, che fosse solo uno, quello di base, il valore da prendere in considerazione». Giovanardi precisa: «E’ anche il motivo per il quale la commissione è stata incaricata di monitorare l’evoluzione della situazione, quando le soglie saranno utilizzate dagli operatori, e per ulteriori e maggiori accertamenti scientifici sugli altri parametri che non sono stati scientificamente testati». Smentendo così le parole che Gianfranco Fini aveva pronunciato alla Conferenza di Palermo: «Le tabelle le fanno i tossicologi».