L’Unione in difesa

Questi ultimi giorni di campagna elettorale mi sembrano destinati da un paradosso assai inquietante: tutti gli osservatori danno per scontata la sconfitta di Berlusconi, ma i vincitori, invece di portare a fondo il loro attacco, appaiono sulla difensiva. Talvolta situazioni del genere si hanno anche nelle guerre, ma nel nostro caso il ridursi alla difensiva delle forze dell’Unione può mettere a rischio anche l’esito della guerra. Il terreno sul quale Berlusconi ha riguadagnato l’iniziativa è sul programma dell’Unione e sulle tasse necessarie alla realizzazione di quel programma. La ripresa di iniziativa di Berlusconi è forte e pare abbia fatto breccia anche nello schieramento dell’Unione. Se il centro sinistra ha ora difficoltà a vincere una guerra già vinta, c’è proprio da preoccuparsi. Questa situazione era già stata segnalata da Giovanni Sartori sul Corsera del 28 marzo. Prodi – scriveva Sartori – si è impuntato sul programma «e oggi è costretto a giocare in difesa su come lo pagherà e con quali tasse». E notava che l’opposizione dopo aver fatto fuoco e fiamme sulle «leggi vergogna » ora non ne parla più e si interroga sul perché: esagerava prima o si è infrollita oggi? Questo paradosso dei vincenti costretti sulla difensiva non è incoraggiante e pone un po’ di interrogativi. Innanzitutto sulla valutazione che l’Unione dà del fenomeno berlusconiano, che ha un profondo radicamento nella cultura del nostro paese come, a suo tempo, lo ebbe il fascismo. Pensare di battere Berlusconi sulla base del confronto dei programmi mi sembra illuministico e illusorio: il berlusconismo è un prodotto della società italiana. Se la Casa delle Libertà mentre crolla costringe noi alla difensiva c’è da farsi più di una domanda sulla natura del berlusconismo, sulle sue radici. Ma c’è anche da metter più in chiaro il senso e le ragioni della tassazione che l’Unione propone, ma, forse con troppa timidezza. Qui bisogna affermare, con coraggio e chiarezza, che la tassazione è lo strumento di una redistribuzione della ricchezza dai ricchi ai poveri, da chi ha troppo a chi ha poco o niente. L’Unione – a mio parere – non ha avuto la determinatezza e il coraggio di affermare che la sua tassazione era di parte, era per la parte dei deboli, ha voluto apparire equanime, giusta, e quindi si è mesa nelle condizioni di dispiacere «a dio e ai nimici sui», finendo sulla difensiva. Bisogna aver il coraggio e la sincerità (anche con se stessi) di individuare un avversario; non certo da uccidere, ma da riportare alle regole dell’eguaglianza e della solidarietà. Dovrebbe essere un insegnamento per i giorni a venire, quelli dopo l’augurabile risultato positivo delle elezioni del 9 e 10 aprile. Altrimenti la criticabile «difensiva» di oggi potrà trasformarsi in una brutta sconfitta domani. Digerire il berlusconismo non sarà impresa facile.