L’ultima tentazione di Tony Blair: i tribunali segreti

L’ultima follia per combattere l’estremismo: una corte a porte chiuse che esamini prove top secret. Ma nel Labour c’è chi alza la voce: basta provvedimenti da governo in crisi di nervi

LONDRA
Dopo aver minacciato di riscrivere la convenzione sui diritti umanitari, creare nuovi reati d’opinione e incriminare per «tradimento» i predicatori islamici, ieri il governo britannico ha proposto l’istituzione di tribunali segreti per combattere i terroristi. La nuova corte speciale sarebbe incaricata di decidere quanto tempo gli individui sospettati di terrorismo possono essere tenuti in carcere, prima che contro di loro venga ufficializzata un’accusa e di stabilire se sussistono gli estremi per istruire un processo. Composta unicamente da giudici e avvocati con particolari credenziali, il tribunale si riunirebbe a porte chiuse e potrebbe ascoltare prove che gli imputati non avrebbero neanche il diritto di conoscere. L’idea, proposta dal Ministero degli interni come parte delle nuove misure in risposta agli attentati di luglio, contiene due elementi che la rendono molto attraente per l’esecutivo di Tony Blair: riunendosi al di fuori della portata del pubblico, i giudici potrebbero ascoltare prove raccolte dai servizi segreti, altrimenti non utilizzabili per paura di rivelare informazioni e fonti riservate; inoltre, qualora lo ritenesse opportuno, il tribunale potrebbe estendere la durata della custodia cautelare ben oltre i 14 giorni previsti dalla legge. Così facendo, la polizia potrebbe continuare a indagare e ad interrogare il sospetto, prima di dover formalizzare un’accusa contro di lui. Il diritto britannico prevede, infatti, che, una volta incriminato, l’imputato non possa più essere interrogato dalla polizia, ma debba essere ascoltato solo durante il processo.

Nel suo discorso di venerdì scorso, il primo ministro aveva già annunciato l’intenzione di estendere la detenzione preventiva oltre i limiti esistenti. La proposta, però, aveva incontrato grandi critiche, perché contraria a un principio-cardine della sistema legale britannico: il diritto a non essere incarcerato senza accusa. Soltanto otto mesi fa, il governo aveva dovuto già rinunciare all’internamento senza processo, previsto da una sezione della legge anti terrorismo, perché giudicato incostituzionale dai Law Lords, l’equivalente della Corte Suprema britannica. E così formulata, l’idea sembra contenere molte similitudini con quella criticata in passato. «È solo una scappatoia per estendere la detenzione senza un giusto processo», ha dichiarato alla Bbc Ian MacDonald, un avvocato che ha patrocinato molte cause davanti alla commissione che vagliava le domande di internamento giudicate poi incostituzionali. A difesa della proposta si è pronunciato il ministro per gli affari costituzionali. «Non si tratta d’internamento, ma di un periodo per trattenere i sospetti mentre si svolgono indagini delicate», ha dichiarato Lord Falconer. Il nuovo progetto è stato paragonato da alcuni commentatori ad una frettolosa introduzione nel sistema legale inglese dell’equivalente di un giudice istruttore all’italiana. Con la differenza però che il magistrato inglese decide in segreto, consultando prove che non possono essere rese note all’imputato e non sono accettabili da un normale tribunale. Davanti alla raffica di proposte ventilate dal governo negli ultimi giorni, la compattezza manifestata tra le forze politiche all’indomani degli attentati di luglio è andata sgretolandosi. E alle critiche dei liberaldemocratici e dei conservatori, ora si aggiungono quelle degli stessi membri del partito al governo. John Denham, parlamentare labour e presidente della commissione affari interni, lunedì ha criticato duramente la frenesia del governo, chiedendo di porre fine al getto continuo di «idee cucinate a metà» che davano l’idea di un governo in piena «crisi di nervi». Nel frattempo, si rafforzano anche i dubbi sull’operato dell’MI6 alla vigilia degli attentati a Londra. Secondo un rapporto pubblicato dal quotidiano francese Le Figaro, i servizi d’oltralpe avrebbero avuto notizie di una minaccia concreta da parte di membri della comunità pachistana negli UK. La rivelazione, che si aggiunge alla soffiata dei servizi sauditi su un possibile attacco, sarebbe arrivata proprio in un momento in cui i l’intelligence britannico ha invece abbassato il livello d’allarme contro attacchi terroristici al paese da «sostanziale» a «grave-generico».