L’ultima tattica dei Marines Usa in Iraq: costruire muraglie di sabbia

Iraq – Adattando idee che si possono far risalire dalla storia antica all’Israele moderno, i Marines Usa hanno isolato le città “infiammabili” con muraglie di sabbia, in una nuova tattica anti-insurrezionale per domare la regione selvaggia dell’Ovest dell’Iraq.

Percorrendo in auto il deserto verso Haditha, uno dei più letali e più famigerati campi di battaglia della guerra, la pianura grigia all’improvviso si abbassa in un fossato, per poi innalzarsi in un banco di sabbia portata con i bulldozer alto 12 piedi (circa 4 metri) che intimidisce.

Questo è un territorio brullo e desolato, nella provincia di al-Anbar, che confina con la Giordania, l’Arabia Saudita, e la Siria. In inverno, un vento gelido ulula attraverso il deserto. D’estate, il sole è spietato, le tempeste di sabbia un tormento costante.

Numerosi soldati americani sono stati uccisi attorno a Haditha nei quattro anni dall’invasione Usa. La zona è stata terrorizzata dai combattenti di al-Qaeda, che si dice scorazzino in libertà, decapitando i civili per imporre il fondamentalismo.

Haditha è diventata ancora più famigerata in Occidente da quando sono stati i Marines Usa a seminare il terrore che porta il loro marchio, uccidendo 24 iracheni, dopo che uno dei loro compagni era stato fatto a pezzi da una bomba collocata sul ciglio della strada nel 2005. Sono state mosse accuse di omicidio.

Quando il 3 Battaglione, 2 dei Marines è stato dispiegato nella provincia occidentale di al-Anbar dalle Hawaii, a metà settembre, essi hanno subìto perdite quotidiane a Haditha, per 45 giorni. Poi, il 10 novembre, gli scontri a fuoco in città sono cessati.

Il Capitano Matthew Tracy, i cui Marines pattugliano Haditha, attribuisce la tregua a un uomo forte del posto, un ex ufficiale dell’esercito di Saddam Hussein conosciuto semplicemente come Colonnello Faruq, che ha il potere e il carisma di ridurre all’obbedienza la città.

Posto che i Marines costruissero un muro di sabbia difensivo che isola Haditha dal deserto poroso, con checkpoint e limitazioni al traffico.

Così, il mese scorso, “terrapieni” che si estendono per 20 kilometri (12 miglia) sono stati costruiti attorno a Haditha e a due città vicine per interrompere le linee di rifornimento dei ribelli. Contemporaneamente, in un raid guidato dagli Usa, sono stati uccisi o catturati dozzine di insorti.

Nonostante l’invio di rinforzi, i Marines sono al limite nella vastissima al-Anbar, una delle più violente province irachene. In teoria, i terrapieni limitano i movimenti del nemico, senza sprecare risorse umane preziose.

Oggi c’è solo una strada per entrare e una per uscire da Haditha. La polizia irachena, appoggiata dai Marines Usa in un bunker, controlla tutti i viaggiatori e perquisisce tutti i veicoli. Ci sono metal detector, specchi piatti, e cani antiesplosivo.

Chiunque voglia uscire ha bisogno di un permesso scritto firmato dai Marines. I convogli che portano rifornimenti vengono fatti entrare a condizione di essere perquisiti, ma gli ufficiali americani dicono che pochi camion mandati dal governo centrale riescono a spingersi così a ovest.

Le carte di identità vengono esaminate attentamente e i viaggiatori interrogati. Un censimento cittadino significa che le autorità sanno chi vive qui e chi no. Un divieto totale al traffico veicolare in città ha messo fine alle autobombe, comprese quelle suicide, e alle sparatorie da macchine di passaggio.

“A metà settembre c’erano dai 10 ai 13 attacchi al giorno nella triade [la regione che comprende le tre città di Haditha, Haqlaniya, e Barwana NdT], anche se il nemico era concentrato a Haditha. Adesso ce n’è uno ogni due o tre giorni”, dice il maggiore Kevin Matthews nella base Usa barricata dietro i sacchi di sabbia nel centro della città.

Fuori, negozianti stanno in piedi con facce inespressive mentre una pattuglia Usa procede cigolando sulla strada principale piena di buche. Pastori badano alle loro greggi inzaccherate. Bambini guardano impauriti. Qualche donna trova il coraggio di andare nei negozi, scrutando con ansia dietro il suo hijab.

I residenti, la cui simpatia per la rivolta filo-Saddam è molto forte, anche se temperata dalla paura di al-Qaeda, sono combattuti fra l’accogliere favorevolmente il miglioramento della sicurezza e la frustrazione per le limitazioni imposte dagli “occupanti”.

Ci vogliono in media 40 minuti per oltrepassare il checkpoint che porta fuori città. “Meno che cercare di andare al lavoro in macchina a New York”, sorride il sottotenente Andy Frick, che ha aiutato a progettare il muro.

Solo che Haditha non è New York. La popolazione del distretto è di soli 80.000 abitanti. Perché ritorni la calma nella maniera giusta, devono essere reclutati più poliziotti degli attuali 120. Deve avvenire la ricostruzione. Deve essere eletto un consiglio comunale.

Il fatto che tutto questo sia accaduto dopo che gli americani sono arrivati inizialmente nel 2003, solo per finire in un bagno di sangue, quando i Marines sono stati mandati a est, a Falluja, per un attacco massiccio contro gli insorti nel novembre 2004, sottolinea la fragilità.

Appena gli americani se ne sono andati, uomini armati di al-Qaeda hanno ucciso in una imboscata 21 poliziotti iracheni a Haditha. Altri hanno radunato 19 uomini in uno stadio da calcio e gli hanno piazzato una pallottola nel cranio. Quest’anno, 9 poliziotti di Haditha sono stati decapitati.

“E’ come un uomo che cerca di stabilire una relazione con una donna che è stata profondamente ferita due o tre volte. Devo convincerti che non tutti gli uomini sono terribili. Si tratta di creare calore e sicurezza”, dice Tracy.

“Ecco perché l’idea di andarsene o di ritirarsi è così terrificante”.

L’isolamento mediante terrapieni di Haditha, della vicina Haqlaniya, e di Barwana ha preso le mosse da Ana, un’altra località di al-Anbar, dove difese simili hanno dimostrato di avere successo.

Mentre alcuni ufficiali riconoscono una similitudine con la barriera di separazione di Israele nella Cisgiordania occupata per quanto riguarda lo stesso obiettivo dichiarato di non far entrare i “cattivi”, molti stanno attenti a non sottolineare troppo una analogia politicamente esplosiva.

“Quello che mi sorprende è quanto la prendano in considerazione gli iracheni. ‘Dovreste fare quello che fanno gli israeliani. Se qualcuno colloca un IED [ordigno esplosivo improvvisato NdT], dovreste distruggergli la casa coi bulldozer”, dice il tenente colonnello Jim Donnellan, comandante dei Marines Usa a Haditha.

“Probabilmente in parte questo viene da Israele, o almeno i concetti che stanno alla base. Noi utilizziamo gli stessi bulldozer, anche se penso che siamo un po’ più gentili. Non demoliamo nessuna casa”, dice Frick.

Il Colonello W. Blake Crowe, comandante di tutte le forze Usa per la parte ovest di al-Anbar, le definisce comunità segregate [gated communities], paragonandole alle mura che circondavano la biblica Gerico. Tracy le paragona alle barricate costruite in epoca Neolitica per tenere lontani gli invasori nomadi.

(Traduzione di Ornella Sangiovanni)