L’ultima assoluzione per Ustica

Ottantuno vittime, 26 anni di inchieste, misteri, depistaggi, processi e neanche un colpevole. Questa volta sulla strage di Ustica è stata davvero scritta la parola fine. A farlo è stata ieri la corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dalla procura generale della corte d’Appello contro la sentenza che, il 15 dicembre del 2005, ha assolto i generali dell’aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri dall’accusa di alto tradimento «perché il fatto non sussite». Ieri mattina, nella sua requisitoria, il procuratore generale Luigi Ciampoli aveva invece chiesto ai giudici di cambiare la formula dell’assoluzione, trasformandola in «perché il fatto contestato non è più previsto dalla legge come reato», una soluzione che – oltre alla riapertura del processo – avrebbe lasciata aperta la possibilità di una richiesta di risarcimento per i familiari delle vittime della strage. La prima sezione penale presieduta da Torquato Gemelli ha invece giudicato inammissibile il ricorso, presentato anche dall’Avvocatura dello Stato, assolvendo così con formula piena i due militari. «Così lo Stato consegna definitivamente alla storia come ’mistero’ una delle più grandi tragedie italiane», ha commentato con amarezza l’avvocato Alfredo Galasso, legale di una parte dei familiari delle vittime. «Sulle responsabilità dei generali non si può più fare nulla, ma da parte nostra continueremo a cercare la verità», è stato il commento del pm Erminio Amelio, che ha seguito il caso per la procura generale. Soddisfatti per la decisione dei giudici, invece, i due imputati. «E’ la fine di incubo», ha detto il generale Ferri, mentre Bartolucci si è detto contento «per la riconosciuta etraneità e per quella che è ormai una incontestata e accertata verità».
Dal punto di vista processuale, lachiusura del sipario su quanto accadde la sera del 27 giugno 1980, quando il Dc9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo precipitò all’altezza di Ustica, più che ai dibattimenti la si deve più che altro alla legge con cui, un anno fa, il governo Berlusconi ha depenalizzato alcuni reati militari – come il depistaggio e la turbativa – e d’opinione, punendo penalmete solo le azioni violente. Una delle tante leggi ad personam che questa volta, entrata in vigore proprio tra la lettura della sentenza d’appello e la pubblicazione delle sue motivazioni, servì a favorire i due militari accusati di alto tradimento per presunti depistaggi nelle indagini che seguirono la tragedia di Ustica.
Nessuna verità è stata quindi raggiunta, e a questo punto appare davvero difficile anche immaginare che un giorno si possa arrivare all’accetarmento delle responsabilità per la morte di 81 persone. «Una vicenda anomala sulla quale in 27 anni non è stata fatta luce – ha spiegato l’avvocato Galasso -. Una vicenda su cui però noi conosciamo la verità, e cioè che fu un atto di pirateria aerea per la quale non ha pagato nessuno».
Per quanto riguarda la possibilità di eventuali risarcimenti in sede civile, ormai sfumata, si tratta di una questione considerarata di importanza relativa per i parenti delle vittime, che puntavano soprattutto alla ricerca dei responsabili materiali della strage e di coloro che hanno ostacolato il lavoro degli inquirenti. La finanziaria del 2007, tra l’altro, prevede anche per i familiari delle vittime di Ustica e a quelli delle vittime della Uno bianca, l’estensione dei benefici previsti dalla legge per le vittime del terrorismo e dai quali erano stati inizialmente esclusi nel 2004, quando il governo Berlusconi varò il provvedimento.
«Amarezza» per la sentenza di ieri è stata espressa dal ministro per le Riforme Vannino Chiti. «Da un punto di vista istituzionale – ha detto Chiti – delle sentenze e dei pronunciamenti non si può che prenderne atto perché altrimenti le contrapposizioni, che sono già numerose e di cui il nostro Paese non ha bisogno, aumentano. Da un punto di vista personale sono amareggiato, come credo moltissimi cittadini italiani».