L’Ue bacchetta l’Italia

Il Vecchio continente appare come una riserva di caccia felice della Cia, ha affermato Terry Davis, Segretario generale del Consiglio d’Europa, che per una volta abbandona i toni diplomatici a cui lo costringe il suo ruolo istituzionale. Se l’Europa ci fa una brutta figura, all’Italia va peggio: Roma è uno dei quattro esecutivi che ha risposto in maniera «non adeguata» alle informazioni richieste sui casi di sequestri andati in scena sul loro territorio. Il governo italiano, ha detto Davis in conferenza stampa, «ha perso l’occasione di fornire risposte complete e adeguate e di dissipare ogni dubbio sulla propria presunta cattiva condotta. È difficile comprendere come le loro risposte abbiano omesso di menzionare i casi delle presunte consegne illegali di sospettati di terrorismo a Paesi terzi per esservi interrogati». Assieme all’Italia sono messi all’indice la Bosnia e la Fyrom, l’ex Repubblica yugoslava di Macedonia, mentre la Polonia ha collaborato solo un minimo. A novembre Davis inviava ai 46 governi che compongono il Consiglio d’Europa (organo che nulla ha a che fare con la Ue) e che pertanto hanno firmato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo un formulario con tre serie di domande. Si chiedeva se le «leggi interne assicurano adeguati controlli sulle agenzie straniere», quindi «se prevedono tutele adeguate contro privazioni segrete della libertà» ed infine «se garantiscono un’adeguata reazione a presunte violazioni dei diritti umani». A margine, venivano poste pure un paio di altre questioni, riguardanti l’implicazione di funzionari nazionali alle operazioni Cia e l’esistenza di indagini in corso. Ebbene nelle tre pagine inviate dalla Rappresentanza italiana presso il Consiglio, peraltro con un giorno di ritardo, non si trova traccia del caso di Abu Omar, l’imam egiziano sequestrato a Milano da agenti della Cia il 17 febbraio 2003, portato ad Aviano, quindi nella base tedesca di Ramstein, da lì in Egitto, torturato, liberato e ricatturato. Di lui adesso non si sa nulla. Nel fax c’è traccia solo delle procedure in corso in Italia per quanto riguarda il personale diplomatico e le possibilità di movimento dell’Autorità giudiziaria e di quelle di Pubblica sicurezza. Non c’è nemmeno una mezza parola sull’indagine avviata dalla procura di Milano sullo stesso Abu Omar e mandata all’aria dal sequestro della Cia.

Davis non ci sta e ricorda a Roma come questo caso di extraordinary rendition fosse documentato ed affermato «non solo da Dick Marty (l’ex procuratore elvetico incaricato delle indagini da parte dell’Assemblea parlamentare dello stesso Consiglio d’Europa, ndr), ma era stato anche trattato dalle loro magistrature o era oggetto di richieste di cooperazione giuridica da parte di un altro paese membro del Consiglio d’Europa». Davis promette inoltre di non fermarsi di fronte ai compiti mal fatti da Roma, anzi assicura che la sua «inchiesta continuerà».