Luci ed ombre delle primarie a Milano

Senza dubbio il dato che oggi risulta predominante nella realtà di Milano dopo l’esito delle primarie è la sorpresa quasi incredula nel popolo di sinistra, dopo venti anni di dominio della destra e di candidature più o meno indigeribili del centro sinistra, spesso ingoiate nella vana speranza di riuscire a sconfiggere una destra berlusconiana, leghista ed anche apertamente fascista, di una vittoria di un candidato che rappresenta posizioni chiaramente connotate a sinistra.
Per rendere l’idea del ‘clima’ che si è respirato per anni a Milano, recentemente in occasione di una iniziativa di un gruppo neonazista per celebrare la memoria di un generale delle waffen ss, in concomitanza con la data della marcia su Roma, una consigliera del PDL intervenendo in Consiglio Provinciale ha difeso la legittimità di tale iniziativa motivandola con il fatto che il gerarca nazista aveva valorosamente combattuto contro l’Unione Sovietica, e quindi contro il comunismo per cui era da considerare un “ eroe”.
A questa destra il centrosinistra ha contrapposto candidature come il confindustriale Fumagalli, l’ex prefetto Ferrante ( peraltro consuocero del ben noto Ligresti ) , il noto medico Veronesi amico di Formigoni ed oggi sostenitore del ritorno al nucleare ( candidatura non andata in porto ) o un uomo come Penati ( sia in provincia che in regione ) tanto campione della rottura a sinistra, quanto dell’apertura a destra ( pure questa fallita ) verso UDC e LEGA .
Il fatto che questa volta, mentre molti si aspettavano la vittoria di Boeri, un architetto che pur provenendo da una famiglia e da un passato di sinistra , aveva in questi anni avuto non pochi rapporti di lavoro con la parte avversa ( dal G8 della Maddalena, all’Expo con il sindaco Moratti, a Ligresti ed altri “sviluppatori della città” in operazioni edilizie molto discutibili come quella di Garibaldi – Repubblica ) si sia, invece, verificata la vittoria di Giuliano Pisapia , un candidato che non si può certo identificare come un comunista, ma che certamente rappresentava la posizione più coerentemente di sinistra in campo determina un rilancio della speranza ed un senso di vittoria nel popolo di sinistra che certo noi non possiamo né sottovalutare né ignorare.
La nostra contrarietà al meccanismo ed alle modalità delle primarie non sono certo intaccate da questo evento, la natura fortemente maggioritaria e personalistica tipica di questa competizione, che tende a implementare nel nostro paese un modello di politica all’americana, continuano ad essere oggetto della nostra critica, ma non possono neppure oscurare una nostra chiara soddisfazione per il concreto risultato che si è realizzato.
Neppure sono mancate anche in questa competizione ( ma non da parte di Pisapia ) accentuazioni contro il ruolo e la presenza dei partiti che, secondo un candidato dovevano semplicemente fare i servi ottusi, i lavoratori di fatica , ma sparire dalla scena, farsi da parte, rinunciare a dare indicazioni di voto o dallo svolgere un ruolo attivo nella campagna delle primarie, secondo un’idea per cui la rinascita della politica sta nella emarginazione dei ‘partiti’ e nel ruolo salvifico di una cosiddetta società civile, che troppo spesso si identifica con settori di intellettualità alto borghese ( a volte molto alto borghese ) .
Ma tutto questo non cambia il segno di un risultato che, comunque, rappresenta una positiva affermazione di una posizione e di contenuti chiaramente caratterizzati a sinistra.
Una affermazione che rischia di essere strumentalizzata da una formazione politica come SEL, alla quale senza dubbio Pisapia è vicino, formazione politica ( e soprattutto il suo leader Vendola ) che oggi gode di un grande sostegno e di grande visibilità mediatica , da parte di tutti gli operatori del settore ( indipendentemente dagli orientamenti politici che esprimono ), attenzione e valorizzazione che non possono non sollevare legittime perplessità in chi, come i comunisti, è ben cosciente del forte controllo di “classe” che oggi è esercitato nel nostro paese sul sistema mediatico-informativo.
Una strumentalizzazione che può diventare ‘senso comune’ se passano concetti come quelli espressi da televideo il giorno dopo l’esito delle primarie ( “ A Milano vince Pisapia , candidato Vendoliano” ) anche se non rappresentano la realtà dei fatti .
Se Pisapia fosse stato solo un “candidato Vendoliano” non avrebbe vinto le primarie, senza dubbio è stato determinante anche il sostegno della FDS ( PRC e PDCI ) nella vittoria ( 3000 voti di differenza ) su Boeri.
Ma anche altri fattori hanno pesato.
In primo luogo l’appoggio di una parte del PD Milanese a Pisapia, una parte che ‘stranamente’ non si identifica con la sinistra di quel partito, ma più con settori di ‘destra’, settori che non nascondevano l’intento di ottenere, attraverso la sconfitta di Boeri, il risultato di assestare un colpo alla attuale maggioranza che regge quel partito a livello Milanese, ma anche a livello nazionale ( Bersani ).
Operazione che è stata facilitata da un altro elemento che è entrato in campo: la pessima scelta del candidato operata dal PD, un candidato che per i motivi accennati prima, non è stato accettato da settori di base del PD che non hanno voluto votarlo, e per non andare contro le indicazioni del partito votandone un altro non si sono recati alle urne, questo è stato uno dei fattori ( non il principale, ma dirò dopo ) che hanno portato al forte calo dei votanti tra queste primarie ( 67mila) e le precedenti di 5 anni fa ( 82000) nonostante il paradosso ( apparente ) che ha visto una grande partecipazione la volta scorsa quando il risultato era scontato ( larga vittoria di Ferrante, come è stato ) ed una più bassa partecipazione questa volta quando le primarie sono state vere, nel senso che ( come si è visto, ma come si sapeva ) il risultato era in bilico per almeno 2 dei contendenti.
Per questo insieme di motivi sarebbe sbagliato regalare il risultato ottenuto da Pisapia alla sola SEL, permettendole di incassare i risultati di un evento che senza dubbio, ed a ragione, è oggi vissuto come una vittoria dal popolo della sinistra, ma che è il risultato di un insieme di fattori, tra cui come ho già detto anche il contributo di PRC e PDCI.
Arriviamo ora ad un altro punto importante della nostra riflessione su questo passaggio politico delle primarie a Milano, mentre tutti si aspettavano ( ed i soliti mass-media contribuivano a creare l’aspettativa ) un grande bagno di folla, e si parlava di un dato atteso di almeno 100 mila votanti ( quindi più degli 82 mila della volta scorsa , anche perché questa volta si consentiva il voto anche di immigrati e di ragazzi a partire dai 16 anni, e quindi si è ampliata di molto la platea ), anche qui a ‘sorpresa’ si è avuto un forte calo dei votanti, un calo politicamente ancor più significativo se si considera che nella zona centro i votanti sono aumentati, mentre nelle periferie il calo è stato ancora più marcato di quanto appaia dal dato complessivo.
E’ evidente che nonostante il risultato non scontato queste primarie non hanno infiammato la base sociale del centrosinistra, ed in particolare la sua componente più popolare, che in questo momento si trova assillata da ben altri problemi collegati alla profonda crisi che stiamo vivendo ( perdita del posto di lavoro, riduzione o crollo del reddito delle famiglie, disoccupazione giovanile, condizione degli anziani e crollo di assistenza del welfare ecc. ecc. ).
Quest’ultimo aspetto mette in luce almeno due questioni, la prima: un certo logoramento dello strumento primarie ( alla faccia di chi lo enfatizza sempre di più ), ancora più evidente in questo caso in cui, come abbiamo visto, l’esito era tutt’altro che scontato; il secondo, ancora più importante: che vi è ( e forse cresce nonostante la crisi politica della destra ) una difficoltà di rapporto tra il centrosinistra ( ed anche la sinistra ) e la sua base sociale nella sua componente più popolare, questo dato non va sottovalutato in vista dei prossimi passaggi elettorali.
Veniamo ora a questioni più vicine a noi: come si pone la FDS in questo quadro e la questione della lista unitaria ( o unica ) a sinistra del PD.
Come ben sappiamo il meccanismo delle elezioni comunali non costringe affatto a liste uniche, all’interno delle coalizioni elettorali che sostengono un candidato sindaco, la soglia per ottenere una rappresentanza è abbastanza bassa ( a Milano anche in caso di sconfitta potrebbe aggirarsi attorno al 2,5%) anche considerando il taglio del numero dei consiglieri da 60 a 48.
Noi dell’Ernesto di Milano pensiamo che sia meglio per tutti ( e in definitiva meglio anche per la coalizione ) che ogni soggetto faccia il pieno dei propri voti, mobilitando e motivando al massimo il proprio elettorato. Abbiamo già più volte sperimentato in questi anni che sommatorie elettorali di soggetti molto diversi tra loro ( che inevitabilmente entrano in competizione all’interno della lista ) in realtà perdono voti in tutte le direzioni ( sia a destra che a sinistra che verso l’astensionismo ) ottenendo risultati che sono sempre al di sotto ( a volte molto al di sotto ) della somma dei voti e delle forze delle singole componenti ( esempio più eclatante, ma non il solo, fu l’Arcobaleno, come tutti ci ricordiamo ma che molti hanno rapidamente e non innocentemente rimosso ).
Quindi secondo noi la soluzione migliore, è che nella coalizione che sostiene Pisapia, siano presenti la lista del FDS, quella della SEL e quella ( o quelle ) di eventuali liste civiche.
Ma come è già emerso pubblicamente vi sono forti pressioni nella FDS sia a livello milanese che nazionale che spingono per una lista unica a sinistra del PD, o quantomeno per una lista unitaria con SEL.
In particolare il PRC nazionale e milanese spinge fortemente in questa direzione, ma non solo, altri soggetti presenti nella FDS di Milano e alcuni settori del PRC sostengono altri due aspetti fortemente peggiorativi.
Il primo è quello di eliminare dal simbolo della lista ogni riferimento partitico, quindi niente simboli di FDS e di SEL e quindi niente falce e martello che è la condizione che ha posto SEL per valutare la possibilità di una lista unitaria.
Il secondo è quello di inserire nella lista unica anche settori che pensano a liste civiche che non sempre e non completamente sono assimilabili alla sinistra, ma esprimono anche posizioni che potremmo definire “ di centro”.
E’ del tutto evidente che un assemblaggio di questo tipo rischierebbe un eclettismo talmente ampio da risultare poco riconoscibile dal nostro elettorato.
Il compromesso di una lista unitaria con i simboli dei partiti e dei soggetti ( in particolare di FDS e di SEL , la cosiddetta bicicletta) per quanto , secondo noi, sbagliato ( per i motivi già detti) , consentirebbe la visibilità dei componenti della lista, e quindi anche nostra.
Mentre negli altri due casi i partiti politici sarebbero cancellati dal passaggio elettorale ( ed anche la falce e martello ) ma soprattutto , come è ovvio sarebbe cancellata la FDS, perché per quanto riguarda SEL certamente i mass media etichetterebbero la lista ( come è stato per il candidato Pisapia ) come la lista di Vendola o della SEL:
Un vero e proprio suicidio politico che non potrebbe essere compensato dall’illusione ( che tale è) di rendere più probabile l’elezione di uno o più consiglieri comunali.
Non è con i tatticismi ( o le furbizie ) che si ottengono risultati politici, possono anche essere utili se vi è una reale capacità e forza politica , ma non possono sostituirsi ad essa :
Si ripropone quindi, anche in relazione a questa specifica situazione, con forza la questione di ricostruire in tempi ragionevoli nel nostro paese un partito comunista che sia in grado di essere solido protagonista degli accadimenti politici, in un quadro in cui sempre più forte è l’offensiva di chi vuole definitivamente chiudere in Italia l’esperienza del ‘900 e liquidare la presenza politica organizzata ed autonoma dei comunisti , sostituendola con quella di una sinistra “radicale“ ma comunque collocata nel quadro del sistema sociale, economico e politico dell’attuale capitalismo.
Non ci salveremo da questa deriva né con le frasi scarlatte pronunciate nel chiuso delle nostre riunioni o sui nostri mezzi di comunicazione, né con le derive opportuniste con cui altri cercano collocazione nel quadro che forze non più comuniste tentano di costruire, ritagliando all’interno di questi soggetti uno strapuntino, sempre più ridotto in cui far sopravvivere ( o agonizzare ) una residuale componente comunista.
Solo la ripresa di un lavoro politico, concreto e materiale nei quartieri , nei posti di lavoro , nelle scuole basato su una prospettiva politica chiara che i compagni condividono e che può rilanciare anche il necessario spirito di sacrificio che oggi è andato perduto, e quindi solo l’avvio, anche qui concreto e materiale ( non solo enunciato ) del processo di ricostruzione del Partito Comunista, con l’ apporto di tutti coloro che veramente credono in questa prospettiva, può consentire di mettere i comunisti nella condizione di essere nuovamente protagonisti delle vicende politiche e sociali del nostro paese, e non solamente tentare di barcamenarsi per sopravvivere .
Se non ora quando? Quando i giochi saranno fatti ed i processi disgregativi talmente avanzati da rischiare di essere irreversibili ?