Lotta al terrore, 83mila prigionieri degli Usa

Cifre da stadio cileno sono quelle che vengono fuori dagli ultimi documenti della Cia. In quattro anni di guerra globale al terrorismo gli Stati Uniti hanno fatto oltre 83mila prigionieri all’estero. La maggior parte sono stati rilasciati dopo un sommario in-
terrogatorio; almeno un centinaio sono stati torturati a morte. Rimangono sotto custodia americana 14.500 prigionieri, in Iraq, in Afghanistan, a Guantanamo. Mancano però all’appello i detenuti nelle carceri segrete della Cia, localizzate in alcuni Paesi arabi, in Asia e nell’Europa dell’Est. Uno dei tanti scheletri nell’armadio dell’amministrazione Bush, che ha scatenato richieste d’informazioni e proteste da parte della Croce Rossa Internazionale e dell’Ue nei confronti di Washington. Thailandia, Polonia, Russia e Romania hanno negato di ospitare prigioni segrete per conto degli Usa. La Cia ha rifiutato commenti alle rivelazioni del Washington Post.
In Iraq, secondo i dati messi a disposizione dal dipartimento alla Difesa Usa, 5.569 detenuti sono stati incarcerati per più di sei mesi; 3.801 per più di un anno. Marciscono da più di due anni in galera senza processo 229 iracheni. A Guantanamo sono arrivati circa 700 prigionieri, 500 dei quali ancora in attesa di essere formalmente accusati di qualche reato. Il personale addetto agli interrogatori è stato selezionato tra ufficiali addestrati all’accademia militare di Fort Huachaca in Arizona. Il Pentagono sostiene che i casi di abuso che hanno fatto inorridire l’opinione pubblica sono estremamente limitati, se rapportati al numero dei prigionieri.
Sotto inchiesta per aver mentito sui motivi con cui ha trascinato l’America in guerra, l’amministrazione Bush reagisce attaccando scompostamente l’opposizione. È stato il vice presidente Dick Cheney ad aprire il fuoco: «I democratici che si dicono ingannati dalla Casa Bianca muovono l’accusa più disonesta e infame mai sentita in questa città – ha tuonato Cheney durante una cena di gala del Frontiers of Freedom Institute – Stanno facendo uno sporco gioco politico mentre l’America è in guerra. Demoralizzano le nostre truppe e danno una mano al nemico. Il presidente ed io non possiamo impedire che certi politicanti perdano la testa e la spina dorsale. Ma non permetteremo certo loro di riscrivere la storia».
La cronaca dice che al marzo di quest’anno sono morti sotto custodia degli americani 108 prigionieri, 26 sono stati investigati come omicidi. Cifre ufficiali che le organizzazioni internazionali per i diritti umani prendono con le pinze, visto che regolarmente si scoprono nuovi casi. Il presidente della commissione Servizi del Senato, il repubblicano John Warner, fa sapere che sono state avviate oltre 400 inchieste criminali; fra il personale militare Usa vi sono state 95 incriminazioni e 75 condanne detentive. La giustizia militare ha colpito esclusivamente i ranghi più bassi. Human Right Watch ritiene che nelle prigioni segrete della Cia il numero dei detenuti sia compreso fra 100 e 150. Di questi una decina sarebbero considerati importanti quadri di Al Qaeda, come Khalid Shaikh Mohammed, uno degli organizzatori degli attacchi dell’11 settembre. Da quando Porter Goss, uomo di fiducia di Bush, ha preso il posto di George Tenet a capo della Cia, nessun agente è stato incriminato per maltrattamento dei prigionieri.