L’ossessione di Tony Blair: privatizzare la sanità

Al primo posto c’è sicuramente la guerra in Iraq seguita dalla ostinata determinazione nel privatizzare il servizio sanitario nazionale. Il new Labour di Tony Blair ha perso consensi, deluso migliaia di elettori, attirato le ire di militanti e simpatizzanti con queste due scellerate iniziative più che con qualunque altra. Se sulla guerra in Iraq molto si è detto e comunque poco il premier è riuscito a recuperare in termini di consenso e simpatia, è sulla questione del National Health Service, il servizio sanitario nazionale di cui l’Inghilterra andava (e giustamente) così orgogliosa, che il governo deve invertire la rotta se vuole sperare di essere rieletto. Lo sa bene Gordon Brown, l’attuale ministro del tesoro, in procinto di prendere le consegne da Blair. Non sarà facile per Brown (che, come ministro del tesoro, ha sempre sostenuto le politiche del governo) trovare iniziative nuove per far riavvicinare gli elettori al partito. Ma sono le proposte sul Nhs il vero banco di prova per il prossimo premier.
In questi nove anni di governo Blair si è concretizzata una vera e propria ossessione per le Pfi, le Private Finance Initiatives, tanto care ai conservatori eppure sposate senza riserve da Blair che le ha moltiplicate. Le Pfi sono privatizzazioni particolari. Un consorzio privati costruisce ospedali che poi affitta al Nhs, solitamente per trent’anni. Il problema è che molto spesso i costi dell’affitto superano abbondantemente quelli sostenuti dal consorzio, che in pratica ci guadagna cifre esorbitanti. I tories, veri inventori delle Pfi, sostenevano che gli 8 miliardi di sterline previsti per i progetti di nuovi ospedali sarebbero lievitati a 53 miliardi nel corso degli anni (cioè nel corso del periodo in cui il servizio sanitario nazionale avrebbe affittato gli ospedali). Del resto l’obiettivo delle Pfi doveva essere il trasferimento dei rischi al settore privato. Ma in realtà, una volta costruito, l’ospedale ha rischi molto contenuti. Un esempio: l’ospedale Norfolk & Norwich ha fruttato al consorzio che l’ha costruito qualcosa come 95 milioni di sterline. Mandando, letteralmente, in bancarotta il Nhs, che si è rifatto sui cittadini, aumentando i costi dei servizi offerti. Il costo annuale delle Pfi in Scozia è destinato, rivela un rapporto, ad aumentare di ben cinque volte. Da 107 milioni di sterline si passerà a 510 milioni nei prossimi cinque anni.
I sindacati hanno fatto del Nhs il loro cavallo di battaglia contro il governo Blair. Nel senso che si sono visti in questi nove anni di governo new Labour più scioperi contro le privatizzazioni della sanità che contro qualunque altra questione. L’ultima, grande manifestazione, si è svolta lo scorso novembre. Migliaia di lavoratori hanno invaso la piazza del parlamento per dire anche una volta basta alle privatizzazioni e ai tagli alla sanità. Per i sindacati il governo Blair sta progressivamente smantellando il sistema sanitario britannico, a scapito ovviamente dei cittadini e dei lavoratori. Le unions sostengono che questa politica delle Pfi, assieme alla esternalizzazione dei servizi, ha prodotto la perdita di ventimila posti di lavoro. Il governo nega, dicendo che i numeri sono molto più bassi. Ma la sostanza non cambia: negli ospedali britannici ci sono sempre più problemi. La denuncia delle unions riguarda la mancanza di igiene nei reparti ma anche la scarsa preparazione del personale. Perché per far fronte agli esorbitanti costi di gestione degli ospedali, molto spesso il National Health Service è costretto ad effettuare dei tagli. E naturalmente i primi a rimetterci sono i lavoratori. La mancanza di personale poi induce il servizio sanitario ad assumere nuovi dipendenti, cercando di risparmiare sui salari. E questo naturalmente significa assumere personale meno qualificato.