L’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai dà il via libera al suo allargamento, anche a ovest…

Il 22 di maggio a Tashkent, nella capitale uzbeka, i cancellieri dell’OCS hanno approvato il procedimento di ammissione di nuovi membri; nell’OCS oltre ai 6 paesi fondatori (Russia, Cina, Kazakistan, Kirgikistan, Tagikistan e Uzbekistan)figurano come osservatori l’India, Pakistan, Mongolia e Iran. Recentemente, dal 28 aprile, la Bielorussia è divenuta “socio di dialogo”, la firma a Minsk da parte del ministro degli esteri bielorusso Martinov ha sancito però nell’immediato una collaborazione attiva tra il paese dell’est europeo e l’organizzazione medesima, in quanto all’atto della firma, sul tavolo altri carteggi sono stati controfirmati per sancire l’operatività immediata su temi strategici quali l’integrazione economica, accordi finanziari e su infrastrutture, trasporti… e ovviamente ai temi dell’attualità geopolitica… lotta al terrorismo, estremismo, traffico di droga e separatismo… che si leggono: accordi militari contro l’espansionismo della Nato a est.

Va ricordato che la Bielorussia è già membro del Trattato di Sicurezza Collettiva, organismo che raggruppa oltre la Russia vari paesi ex sovietici in un patto di difesa attivo che vede un continuo coordinamento e dispiegamento di forze a ridosso dei punti caldi e di frizione dell’area. La Bielorussia in questi anni ha avviato un lento ma progressivo e in parte anche sofferto riavvicinamento a Mosca, uno dei fulcri di questo processo è l’unione doganale che in luglio vedrà la luce tra Minsk, Mosca e Astana (kazak.) e che tutt’ora vede in atto estenuanti bracci di ferro, che neanche a dirlo riguardano prevalentemente i dazi relativi ai prodotti energetici in transito per il mercato europeo.
L’entrata della Bielorussia nell’OCS rappresenta un fatto storico indipendentemente dal procedere delle relazioni bilaterali tra Minsk e Mosca. Formalmente e simbolicamente rappresenta sullo scenario internazionale il palesamento del mutare dei rapporti di forza nella geopolitica del continente eurasiatico che da pietra contro la vetrata della Casa Bianca potrebbe divenire macigno se scopriremo a breve che lo status di socio osservatore dell’Iran dovesse divenire effettivo, come preconizzato nel vertice dell’OCS di Ekaterimburgo del marzo 2009. Il recente abbraccio a Teheran e relativo schiaffo a Washington da parte di Ankara e Brasilia, potrebbe essere un segnale del via libera da parte delle restanti diplomazie dei paesi BRIC (Brasile Russia, Cina e India)… forse non formalmente ma l’OCS si sta espandendo più a ovest di quanto non appaia…