L’ORGANIZZAZIONE DI SHANGHAI SI CONSOLIDA

Premessa del traduttore:

Mentre l’attenzione degli osservatori occidentali si concentra sulle trattative in corso tra Russia e NATO, continua a fare passi in avanti il processo di consolidamento dell’ “Organizzazione per la cooperazione di Shanghai”, che riunisce, su un’area geograficamente sconfinata, sei paesi della regione eurasiatica e che è nata per impulso di Russia e Cina, con lo scopo evidente di creare un contrappeso all’egemonismo statunitense e di favorire, come è scritto esplicitamente nei documenti programmatici, le condizioni per la formazione di un “mondo multipolare”.
Nel prossimo giugno si svolgerà a San Pietroburgo una riunione dei capi di stato, che sancirà il passaggio ad una nuova, più avanzata fase del processo comunitario.
Delle tappe che precedono l’importante scadenza intendiamo fornire quella documentazione che, fino ad oggi, non è stata offerta ai lettori dalle principali fonti di stampa nazionali. Si tratta, in questo caso, di materiali russi di ispirazione esclusivamente governativa.
M.G.

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è in procinto di trasformarsi in un’autentica istituzione internazionale
di Ajdyn Mechtiev

www.strana.ru 26 aprile 2002

I paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai hanno fatto un importante passo in avanti sulla strada della trasformazione di questa istituzione in un efficace strumento di garanzia della sicurezza nella regione dell’Asia Centrale. Nella riunione dei ministri degli esteri dell’organizzazione, svoltasi il 26 aprile, sono stati discussi i tre documenti fondamentali, che i capi di stato dei sei paesi partecipanti sigleranno nel corso del vertice del prossimo giugno. In verità, la delegazione uzbeca mantiene dubbi su alcuni dei punti del progetto di Carta dell’Organizzazione.

Nel secondo vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che si terrà a San Pietroburgo, verranno siglati tre documenti basilari: la Carta (statuto), l’accordo sulla creazione di una struttura regionale di lotta contro il terrorismo con centro a Bishkek (Kirghisia), e il documento politico dell’incontro al vertice. Come è noto, dell’Organizzazione di Shanghai fanno parte sei paesi: Russia, Cina, Kazachstan, Kirghisia, Tagikistan e Uzbekistan.
I tre documenti menzionati sono stati esaminati nel corso della riunione dei capi dei dicasteri esteri dei paesi dell’Organizzazione, svoltasi il 26 aprile a Mosca. Tracciando un bilancio della discussione attorno al progetto dei tre documenti, il ministro degli Affari esteri della Russia Igor Ivanov ha affermato: “Nello spazio asiatico sta sorgendo una nuova istituzione internazionale, impressionante per la sua estensione geografica e per il numero degli abitanti che popolano i paesi che ne fanno parte”. A suo avviso, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è in procinto di trasformarsi in un efficace meccanismo capace di realizzare la collaborazione reciproca tra gli stati per risolvere i problemi della regione, e in particolare quelli della sicurezza e della stabilità. La firma della Carta dell’Organizzazione nel corso del vertice, secondo il ministro degli Affari esteri russo, avrà un significato storico, dal momento che è in gioco la costituzione di un’effettiva organizzazione internazionale, basata sui principi della Dichiarazione siglata nel corso del primo vertice, il 15 giugno dello scorso anno. A Mosca attribuiscono grande importanza alla crescita dell’efficienza dell’Organizzazione, nella ricerca di soluzione ad alcune questioni internazionali. Come ha affermato il presidente Vladimir Putin, la collaborazione della Russia con i paesi dell’Asia, e soprattutto con la Cina, nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai, permetterà di creare “un arco di stabilità nel mondo”.

Come fanno notare gli osservatori, l’Organizzazione di Shanghai gioca un ruolo essenziale nella realizzazione della stabilità nella regione dell’Asia centrale, che confina con l’Afganistan travagliato da conflitti tribali. Come ha affermato il ministro degli Affari esteri russo Igor Ivanov, l’Organizzazione di Shanghai è un’organizzazione di tipo nuovo, che risponde “alle esigenze della formazione di un mondo multipolare”. Ad avviso degli osservatori, Russia e Cina, in qualità di partecipanti “chiave” all’Organizzazione, sono intenzionati a contrastare insieme i tentativi degli USA di includere i paesi dell’Asia Centrale nella loro orbita di influenza. In particolare, nel febbraio scorso, nel corso della sua visita a Mosca, il presidente della Kirghisia Askar Akajev ha affermato che proprio l’Organizzazione di Shanghai dovrà assumere una decisione in merito ai termini della permanenza dei militari americani sul territorio dell’aeroporto Manas di Bishkek.

Per quanto riguarda l’Uzbekistan, come è noto, si tratta di un paese che da relativamente poco tempo – nel giugno dello scorso anno – è diventato membro di diritto dell’Organizzazione di Shanghai e la Tashkent ufficiale fino ad oggi ha voluto preservare una propria autonomia nell’affrontare le questioni della collaborazione militare con gli USA. Nel marzo scorso, il presidente dell’Uzbekistan Islam Karimov ha effettuato una visita ufficiale a Washongton, dove ha parlato di una partnership strategica uzbeco-americana. In ogni caso la Tashkent ufficiale dovrà, nel breve periodo, come del resto la Kirghisia, concordare con i paesi dell’Organizzazione di Shanghai una linea comune sulla questione del prolungamento della permanenza sul proprio territorio di truppe americane.

L’Usbekistan ha assunto anche una peculiare posizione su alcuni punti del progetto di Carta dell’Organizzazione di Shanghai. Come ha affermato, a conclusione della riunione di Mosca, il viceministro degli Affari esteri dell’Uzbekistan Ilkom Nematov, dopo l’esame del progetto di Carta, per la delegazione uzbeca rimangono alcune questioni aperte, sulle quali non si è ancora trovata una decisione accettabile da tutti, che risponda agli interessi dell’insieme dei paesi partecipanti all’Organizzazione di Shanghai. Perciò egli ha espresso l’auspicio che, nel corso del vertice dei capi di stato, i problemi in discussione verranno definitivamente risolti. Dato il carattere confidenziale delle discussioni sul documento, non è ancora evidente quale posizione precisa abbia la Tashkent ufficiale a proposito.
Un altro importante documento, esaminato nell’incontro moscovita, riguarda la creazione, nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai, di un Centro regionale antiterroristico. Questa struttura sarà deputata a riunire gli sforzi dei sei paesi dell’Organizzazione nella lotta contro i terroristi islamici e il narcotraffico internazionale. Ad avviso del ministro degli Affari esteri del Kazachstan Kasjmzhomart Tokajev, “con la creazione di un Centro per la lotta contro il terrorismo, l’Organizzazione di Shanghai assume i contorni concreti di organizzazione internazionale regionale”.
I paesi membri dell’Organizzazione di Shanghai non sono intenzionati a limitare la collaborazione al solo ambito della lotta contro il terrorismo internazionale. Attualmente è in fase di preparazione un pacchetto di accordi che prevedono un’intensa integrazione economica tra gli stati dell’Organizzazione. Ricordiamo che, nell’autunno dello scorso anno, nella riunione dei primi ministri dei paesi dell’Organizzazione di Shanghai venne deciso di elaborare un programma di lungo periodo di collaborazione economico-commerciale. Gli esperti fanno notare che i paesi dell’Organizzazione di Shanghai, in virtù della loro ottima posizione geografica e delle ricche risorse energetiche, hanno ottime possibilità di realizzare alcuni grandi progetti regionali, in particolare nella sfera delle comunicazioni e dei trasporti. I paesi dell’Organizzazione di Shanghai potrebbero avviare una collaborazione reciprocamente vantaggiosa nel settore del trasporto di transito, sviluppando ad esempio il corridoio settentrionale della ferrovia transasiatica, oppure cooperando nel trasporto del petrolio e del gas naturale. Molto probabilmente, tutte queste questioni verranno affrontate nell’incontro dei ministri per il commercio estero dei paesi dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che si terrà nel mese di maggio.

Il ministero degli esteri russo: l’Organizzazione di Shanghai è uno dei fattori indispensabili alla realizzazione della stabilità e della sicurezza in Asia Centrale

www.strana.ru 27 aprile 2002

A Mosca vengono valutati con soddisfazione i risultati della riunione dei ministri degli Affari esteri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Ne ha parlato il direttore del Dipartimento di informazione e stampa del dicastero di politica estera Aleksandr Jakovjenko, rispondendo alle domande dei giornalisti

Il diplomatico ha osservato che la riunione ha rappresentato una tappa fondamentale nella preparazione del vertice dell’Organizzazione di Shanghai, fissato per giugno a San Pietroburgo. Egli ha riferito che il principale documento, sottoposto all’approvazione del vertice, sarà la Carta (o statuto) dell’Organizzazione, praticamente già predisposto. Sarà preparato anche il testo dell’Accordo sulla struttura regionale antiterrorista, che avrà sede a Bishkek.
Come ha sottolineato il portavoce ufficiale del ministero degli Affari esteri russo, lo scambio di opinioni nel corso della riunione di Mosca ha messo in evidenza un alto grado di coincidenza delle posizioni dei partecipanti, sia rispetto alle questioni relative alla concezione dei processi di formazione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, sia rispetto ai problemi attuali della vita internazionale, prima di tutto quelli riguardanti la situazione in Asia Centrale. “Si può dire che la riunione ha nuovamente dimostrato la solidarietà dei sei paesi, che ha già ricevuto, nel mondo, l’appellativo di “spirito di Shanghai”, – ha affermato Jakovjenko.
A suo avviso, l’Organizzazione di Shanghai è percepita nel mondo come una realtà geopolitica e come uno dei fattori essenziali alla stabilità e alla sicurezza in Asia Centrale. “In considerazione dell’estensione geografica dell’Organizzazione, in prospettiva si manifestano possibilità di utilizzo del suo potenziale a un livello che varchi i confini della regione” – ha detto il diplomatico russo. Egli ha sottolineato che l’Organizzazione di Shanghai può portare un contributo originale “alla formazione in Asia di un sistema multipolare, cooperativo nella sua essenza di strumento di sicurezza regionale, basato su principi di parità nella collaborazione tra tutti gli stati qui collocati”.

I pilastri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai sono praticamente pronti
di Dmitrij Kozyriov
osservatore politico di RIA “Novosti”

www.rian.ru 13 maggio 2002

La seduta dei ministri della difesa dei paesi dell’Organizzazione di Shanghai, che avrà luogo il 15 maggio, completa in pratica la costruzione della struttura di un’organizzazione attiva ed efficiente, ed i documenti, che aspettano solo di essere siglati a San Pietroburgo, in giugno al massimo livello.
I responsabili dei ministeri della difesa dei paesi partecipanti all’Organizzazione – Russia, Cina, Kazachstan, Kirghisia, Tagikistan e Uzbekistan – dovrebbero concordare alcune nuove iniziative, in considerazione del fatto che è dalla collaborazione militare che ha avuto inizio la storia di quella che fu allora definita “i cinque di Shanghai”. Proprio la collaborazione sul piano militare appare attualmente in pieno sviluppo e gravida di prospettive.
Ricordiamo che tutto ebbe origine da due accordi riguardante una regione che comprende le frontiere tra i paesi sopra elencati, ad eccezione dell’Uzbekistan: l’accordo del 1996 sulle misure riguardanti la fiducia reciproca e quello del 1997 sulla riduzione delle forze armate in questa zona. Si è fatta molta strada da quel primo tentativo di formulare nuovi principi di coesistenza, nei luoghi dove prima correva un’unica lunga frontiera sovietico-cinese, fino alla costruzione dell’attuale struttura di cooperazione regionale in Asia Centrale. L’ultimo tratto di questa strada è stato particolarmente impervio, poiché nel corso dell’ultimo inverno è radicalmente cambiata la condizione geostrategica della regione. A metà degli anni ’90 il significato principale dell’esistenza dei “cinque di Shanghai”, consisteva nel fatto che due potenze regionali, Russia e Cina, avevano avviato una collaborazione reciproca, intervenendo come garanti della stabilità per gli altri paesi di una regione, che appariva come una periferia remota dei giochi politici mondiali. A tale scopo, ogni anno si svolgeva un incontro a cinque, al massimo livello, senza che si desse vita ad un’organizzazione funzionante in modo permanente.
Dopo l’abbattimento del regime dei talebani in Afganistan, l’installazione in Asia Centrale di basi militari americane e di altri paesi, dopo che la regione è venuta acquisendo un’importanza straordinaria per la politica energetica mondiale, è apparso evidente che i piani approntati la scorsa estate, che prevedono la costruzione di un’organizzazione a pieno titolo, balzano al centro della politica mondiale.
In alcuni momenti, dopo l’inizio della guerra in Afganistan, è apparso chiaramente che l’Organizzazione di Shanghai, appena venuta alla luce, avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo nella creazione di forme di collaborazione in Asia Centrale, anche se al momento attuale, apparentemente la partita sembra essere condotta da americani ed europei. Per elaborare una posizione chiara a riguardo, per concordare i piani adeguati a realizzarla, sono stati necessari alcuni mesi e una serie di incontri a sei. I ministri degli esteri dei sei paesi si sono incontrati due volte, prima a Pechino e poi a Mosca; hanno preso in esame i livelli di collaborazione esistenti anche i ministri della cultura, quelli per la protezione civile, i responsabili dei dipartimenti di frontiera e, ora, i ministri della difesa. Sono previsti anche incontri tra i responsabili dei dicasteri economici. Al momento, il risultato più significativo è rappresentato dalla formazione di una struttura basilare, che dovrebbe servire a realizzare i programmi elaborati nei più svariati settori.
Alla base di tale struttura ci sono solide fondamenta: la consapevolezza da parte delle nuove realtà dell’Asia Centrale che esse, più che in precedenza, sono obbligate a collaborare nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai. Così, la posizione dell’Organizzazione in merito alle questioni della difesa è stata illustrata in modo preciso, a Pechino, dal vice ministro degli esteri della Repubblica Popolare Cinese Liu Guchan, rispondendo alle domande poste da chi scrive questo commento. Egli ha affermato: la presenza militare americana in Asia Centrale ha creato una situazione nuova. Ma le azioni degli USA non sembrano svolgere un ruolo decisivo ai fini del rafforzamento della sicurezza nella regione, poiché il problema afgano non è stato ancora risolto e le radici del terrorismo non sono state estirpate. Perciò – ritiene Liu Guchan – tutti i problemi della stabilità e della sicurezza nella regione devono così essere risolti dai paesi centroasiatici stessi, è ciò richiede azioni determinate da parte dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.
Non solo a Pechino, ma, seppure in diversa misura, in ciascuna delle sei capitali, oggi è opinione comune che l’operazione americana in Afganistan non sia terminata, che le prospettive di stabilità in questo paese, come del resto nel vicino Pakistan, non siano del tutto chiare, e che, di conseguenza, gli americani, i tedeschi e gli inglesi non debbano essere considerati la forza decisiva nei giochi politici regionali. Tale forza dovrebbe essere rappresentata dai paesi della regione medesimi, e a tal fine è più che mai necessaria la collaborazione nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai.
Per quanto riguarda poi i progetti economici comuni, in passato, sia a Mosca, sia a Pechino, sia nelle altre capitali si manteneva una certa freddezza. L’occidente della Cina ed i territori ad essa adiacenti del Kazachstan, della Kirghisia e di altri stati richiedono investimenti giganteschi. Sembrava che questo potenziale economico dovesse ancora attendere, prima di essere messo a frutto, anche perché a Kabul governavano i talebani e qualsiasi progetto economico sarebbe risultato costantemente minacciato. Oggi, però, nelle capitali europee e del continente americano sono previsti nuovi oleodotti e gasdotti in Asia Centrale, linee di comunicazione, progetti di sviluppo dell’Afganistan e del Tagikistan, da cui potrebbero trarre vantaggio tutti i paesi vicini. Ha così ripreso nuova linfa l’elaborazione di piani economici nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai. Può così, al momento, essere considerato un risultato degli sviluppi della situazione, collegata ai drammatici avvenimenti dell’inverno 2001-2002, l’accelerazione del processo di trasformazione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, da organizzazione per la sicurezza a motore dello sviluppo regionale.

Traduzione dal russo
di Mauro Gemma