L’«ordine» regna a Bologna

Chiuso nelle sue stanze, da solo, Sergio Cofferati ha terminato la stesura del celeberrimo ordine del giorno sulla legalità. Una paginetta fitta fitta, che porterà scritta in bella evidenza una condanna della Bossi-Fini sull’immigrazione tanto per cautelarsi da un eventuale consenso della destra bolognese. Mentre i movimenti e i «dissidenti» di Rifondazione e Verdi si preparano all’assemblea pubblica di domani sera. «Drago cinese», «cileno», gli epiteti contro l’ex segretario della Cgil si sprecano, tanto più dopo l’ultimo affondo sul terreno dei centri sociali. Ma sulla linea del Piave della «legalità» il sindaco venuto da Cremona si gioca ormai un bel pezzo della sua credibilità (e visibilità) politica. Secondo i suoi stessi collaboratori e alcuni membri della maggioranza che lo sostiene, Cofferati ha terminato in solitudine la stesura del travagliato ordine del giorno. Il contenuto pare «top secret», a quanto si sa conterrà però una condanna delle leggi sull’immigrazione, in modo da assicurarsi una distanza con la destra cittadina, che pure si era detta disposta a sostenerlo contro la sua stessa maggioranza. L’odg sarà presentato ufficialmente per la prima volta nella riunione di giunta di domani mattina alle 11 e, data la sua natura «aperta» ai commenti dei partiti, pare difficile che la discussione si esaurisca in una seduta sola. Seguiranno però incontri con la stampa e, soprattutto, con rappresentanti di Sdi e Udeur che non sono in consiglio. La riunione del comune, prevista alle 15, si annuncia torrida. Anche se ufficialmente l’argomento non è in calendario è difficile che non se ne discuterà. An, tramite il capogruppo Enzo Raisi, addossa già a Cofferati ogni tensione con i centri sociali («se straccia gli accordi crea una frattura che ci fa tornare indietro al `77, anche se rispetto ad allora non ci sono quelle folle oceaniche se sgombera i centri sociali dovrà assumersi le responsabilità di quello che potrà accadere») e annuncia che la minoranza vorrà saperne di più da subito attraverso la formula delle domande di attualità ad inizio seduta. Alle 20.30 poi, nella sala Farnese all’ultimo piano di palazzo D’Accursio, si riunirà il pugnace movimento bolognese, con i consiglieri di Prc e Verdi.

Per discutere davvero i «veri problemi» di Bologna: il diritto alla casa, i problemi del lavoro, la crisi dell’industria, le politiche di immigrazione e accoglienza, il welfare e gli spazi giovanili. Anche se a titolo personale per non creare «problemi», Tiziano Loreti (segretario Prc), ha sottoscritto la proposta di discutere «il vero punto che sta a cuore a tutti i bolognesi che è la questione sociale». Loreti porta ancora un collarino dopo le botte della polizia a piazza Maggiore ma sull’assemblea di domani è sereno: «L’ordine del giorno s è allargato, perché vogliamo andare oltre il vicolo cieco della legalità, sarà una riunione determinata ma tranquilla». «Credo che verranno in tanti – dice – anche perché il giorno dopo ci sarà la decisione della magistratura su alcuni ragazzi del movimento».

Il sindaco intanto gira per la tv (domenica era da Fabio Fazio) e per i quartieri della città. Riceve applausi e incoraggiamenti. Ma resta un fatto: a parte i fiumi di inchiostro sulla stampa e i flash dei fotografi la sua battaglia si è conclusa con 3 multe ai lavavetri e un inutile sgombero di 18 persone condotto come peggio non si può.

Oltre il piano simbolico, il «Cinese-cileno» non ha fatto nessun passo amministrativo concreto. Se non burocratica, la sua rivolta contro i partiti «radicali» è più metodologica che di contenuto. Tanto simile a Massimo Cacciari nella sua insofferenza verso i partiti e la sinistra «non blairiana», Cofferati rischia di deludere, ancora una volta, chi oggi lo sostiene con entusiasmo.