L’ora del «raggio della morte», l’ultima delle follie hi-tech

Gli Stati uniti hanno già realizzato una nuova arma antisommossa a impulsi elettromagnetici, per disperdere la folla senza uccidere. La scheda tecnica, pubblicata dalla Raytheon Company che l’ha costruita, spiega che si tratta di «un sistema di impedimento attivo non letale» denominato «Sceriffo». Installato su un normale gippone Humvee, emette un raggio di microonde a 95 gigahertz che, penetrando sotto la pelle, provoca entro 2-3 secondi una insopportabile sensazione di calore. Ha una portaa utile di 600 metri. L’esercito Usa ha ottenuto nel 2005 31 milioni di dollari per acquistarne tre e il Comando centrale ne vuole acquistare ialtri 14. Tre prototipi sono stati inviati in Iraq, altri probabilmente in Afghanistan. Formalmente l’impiego dello «Sceriffo» serve a risparmiare vite umane. In realtà, aumentando la potenza del raggio di microonde e la durata dell’esposizione, un’arma di questo tipo può uccidere: il corpo della vittima «cuoce» così come cuoce nel forno a microonde, per disidratazione, un pezzo di carne.
Non è solo un’ipotesi. La stessa Raytheon Company, in una nota diffusa l’8 settembre 2005, informa che «l’Ufficio di trasformazione della forza sta sviluppando un prototipo operativo per fornire alle forze che combattono in complessi ambienti urbani una combinazione di capacità letali e non letali». Il capo della Raytheon Electronic Systems, Mike Booen, spiega che il programma è «rimpiazzare gli alti esplosivi con armi a energia diretta» e che è «la tecnologia delle microonde ad alta potenza ad aprire la strada al mondo delle armi a energia diretta» (Microwave Weapons Emerge, Aviation & Space Technology, 13 giugno 2005). Analoga «versatilità» mostra il Pulsed impulsive kill laser: il Tacom (comando responsabile della «mobilità e potenza di fuoco dell’esercito americano»), nel presentarlo, 6 anni fa, ha affermato che esso può provocare «effetti anti-persona di tipo letale o inferiore a quello letale».
Questa è solo la punta dell’iceberg di un vasto e articolato programma di ricerca e sviluppo, il cui obiettivo strategico è realizzare nuove armi letali a energia diretta (radiazioni elettromagnetiche, plasma a elevata energia, raggi laser) da sostituire a quelle cinetiche. Il programma è in corso da diversi anni, indipendentemente dall’appartenenza politica dei presidenti. Quando era alla Casa bianca il democratico William J. Clinton, vennero stanziati notevoli fondi per «valutare la letalità delle armi a energia diretta contro obiettivi stranieri» (RDT&E Budget Item Justification, febbraio 2000). E nel suo programma elettorale, nel 2004, il candidato democratico John Kerry si proponeva di sviluppare «armi a energia diretta che possono produrre effetti letali e non-letali». E’ quello che ha continuato a fare il presidente repubblicano George W. Bush nei suoi due mandati: per le armi a energia diretta – stima William Arkin, già analista del Pentagono ora al Washington Post – l’amministrazione spende mezzo miliardo di dollari l’anno. Una delle principali strutture per la ricerca e sviluppo di queste armi è la «High Energy Research and Technology Facility», situata nella base aerea di Kirtland (Nuovo Messico): essa possiede «una capacità unica per lo sviluppo di armi a microonde di grande potenza».
Poiché non c’è test che equivalga all’uso di un’arma nelle condizioni reali di una guerra, è logico che le nuove armi a energia diretta, di cui alcuni prototipi sono stati forniti certamente a Israele che collabora attivamente al loro sviluppo, siano state usate in funzione anti-persona prima in Iraq e ora in Libano e a Gaza. A fare da cavia sono soprattutto i civili. Siamo però tutti minacciati da questa ulteriore accelerazione della corsa agli armamenti: dalle armi cinetiche si sta passando a quelle a energia diretta, cancellando la distinzione tra armi convenzionali e armi di distruzione di massa, mentre in base alla stessa folle logica si abbassa sempre più la «soglia nucleare».
Da qui l’appello, lanciato dalle pagine del manifesto e fatto proprio da un primo gruppo di scienziate e scienziati italiani, perché l’Onu istituisca al più presto una commissione internazionale e indipendente dai governi per verificare le denunce sull’uso di armi di nuovo tipo e che, a tale scopo, si attivino subito procedure per garantire che i campioni biologici prelevati dalle vittime siano preservati in condizioni adeguate per essere esaminati scientificamente. Siamo in attesa che il governo Prodi raccolga l’appello, facendo tutto il possibile, sul piano nazionale e internazionale, perché tale obiettivo si realizzi.