L’Onu si scopre no global

La globalizzazione ha creato una «crisi di diseguaglianza» nel mondo. Un dossier accusa

Le diseguaglianze sociali ed economiche crescono con l’estendersi della globalizzazione. Sia all’interno dei paesi coinvolti, sia nelle relazioni con gli altri paesi. E’ quanto emerge dal Rapporto Onu sulla Situazione sociale mondiale presentato ieri al Palazzo di Vetro. Quella che sta vivendo il mondo è una vera e propria «crisi di diseguaglianza», per usare le parole del segretario generale aggiunto per gli affari economici e sociali, Josè Antonio Ocampo. A dieci anni dalla Dichiarazione di Copenaghen sullo sviluppo sociale e a cinque dagli Obiettivi di sviluppo del Millennio, che impegnavano i paesi a ridurre la povertà del mondo, ben poco è stato fatto. Se anche in alcuni paesi fino a ieri considerati sottosviluppati sono migliorate le condizioni economiche e l’aspettativa di vita, la fotografia che scatta il rapporto non lascia adito a dubbi. I numeri parlano da soli. Un dollaro al giorno è la paga media su cui possono contare un quarto dei lavoratori mondiali. La disoccupazione è in costante aumento e dei 186 milioni di disoccupati il 47% sono giovani. E in misura sempre crescente aumentano il lavoro sommerso e la flessibilità del lavoratore. Con gravi danni: l’assenza di una sicurezza economica genera un’instabilità crescente. In più si è fortemente allargato il divario fra i lavoratori qualificati e non. E in gran parte questo è proprio frutto dei fenomeni di globalizzazione che generano sì ricchezza, ma la cui distribuzione è fortemente asimmetrica.

Proprio al riguardo il dato che forse può suscitare maggiore interesse è che se in Paesi come la Cina e l’India i redditi sono fortemente aumentati, è nei ricchi paesi occidentali che le conseguenze si fanno sentire maggiormente. Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada hanno visto aumentare progressivamente le differenze di reddito all’interno della propria popolazione: meno ricchi e più poveri.

E i dati non si fermano all’economia. Il progressivo smantellamento del welfare state colpisce innanzitutto la sanità e l’istruzione. La possibilità d’accesso a questi basilari servizi diventa sempre più difficile per gran parte della popolazione. Paesi sviluppati e non.

Ovviamente, la situazione più grave riguarda l’Africa, in particolare quella subsahariana, e alcune parti dell’Asia. Qui ancora una volta uno dei mali principali è rappresentato dall’Aids, che continua a colpire una parte consistente della popolazione adulta. Questo genera una riduzione della speranza di vita, molto differente fra questi paesi e il resto del mondo. E ancora, proprio in queste zone sono molto più marcate le differenze per l’accesso all’istruzione: le donne hanno difficilmente la possibilità di studiare. Circa il 40% delle mamme non ha mai ricevuto una formazione scolastica, e questo si ripercuote anche sui loro figli. Normalmente questi si fermano al primo grado d’istruzione: le nostre scuole elementari. L’ascesa sociale è praticamente assente.

Il rapporto comunque non si limita a fotografare la realtà ma, ricostruendone la genesi, traccia anche uno scenario futuro. Analizzando le guerre, le violenze all’interno delle mura domestiche e il fenomeno dei bambini soldato, giunge all’amara constatazione che le diseguaglianze economiche e sociali allargandosi tendono a generare violenza: sia a livello internazionale, sia a livello locale. Siamo di fronte a una metastasi che continua a crescere. Tutto questo non potrà che peggiorare in futuro se non interviene in tempo.

La soluzione è una: tutti i paesi del mondo devono fare della lotta alla diseguaglianza una priorità della loro agenda. Solo la cooperazione internazionale può ridurre i gravi squilibri che la globalizzazione sta generando. E qui nel dossier si ripropongono gli impegni presi a Copenaghen e gli Obiettivi del Millennio. Lotta alla povertà, accesso all’istruzione, parità fra i sessi, diminuzione della mortalità infantile, libero accesso ai farmaci, sono tutte condizioni irrinunciabili per debellare un flagello mondiale che sta avanzando.