L’Onu condanna le prigioni Usa in Iraq

Kofi Annan accusa: «viola la convenzione di Ginevra» la detenzione senza processo di 6.000 iracheni

La detenzione senza processo da parte delle forze di occupazione Usa di oltre 6.000 cittadini iracheni (altri 4.000 sarebbero formalmente affidati alle cure del governo collaborazionista di Baghdad) costituisce una chiara violazione del diritto internazionale. Lo ha sostenuto in un suo rapporto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite il segretario generale Kofi Annan secondo il quale in Iraq «una delle più gravi minacce ai diritti umani rimane la detenzione di migliaia di persone senza il dovuto processo». Il segretario dell’Onu, che già giudicò del tutto «illegale» l’invasione dell’Iraq, ha poi così continuato: «Nonostante il rilascio di alcuni detenuti, il loro numero continua a crescere. Una detenzione prolungata senza accesso ai propri avvocati e ad un tribunale è proibita dal diritto internazionale anche in presenza di uno stato di emergenza». In altri termini secondo il segretario dell’Onu la detenzione senza processo dei prigionieri politici iracheni da parte degli Usa costituirebbe una chiara violazione della Convenzione di Ginevra. Violazione che in realtà, cosa assai grave, sarebbe stata però in un certo senso avallata, dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza sul passaggio dei poteri (nel giugno del 2004) al governo locale iracheno laddove si autorizzavano le forze occupanti a continuare ad arrestare e ad internare i presunti combattenti anche dopo tale data.

Al momento del presunto passaggio dei poteri gli Usa detenevano circa 8.000 «prigionieri di sicurezza e criminali» nei loro centri di detenzione tra i quali il tristemente noto carcere di Abu Ghraib dove quasi un migliaio di foto prese dagli stessi soldati americani – delle quali ne è stata divulgata solo una parte – documentarono una molteplicità di torture, umiliazioni, stupri e altre gravissime violazioni dei diritti umani dei prigionieri. Amnesty International, il mese scorso, citando Abu Ghraib e il campo di prigionia di Guantanamo, ha sostenuto che l’Amministrazione Bush, in tal modo, «si fa beffa del diritto e dei diritti umani», un’accusa giudicata «assurda» dal presidente americano.

La risoluzione sul passaggio dei poteri in realtà non faceva menzione del controllo da parte degli Usa delle carceri di sicurezza irachene ma una lettera di accompagnamento dell’allora segretario di stato Usa, Colin Powell, autorizzava le forze occupanti a portare avanti una serie di misure relative «al mantenimento della sicurezza» tra le quale «l’internamento laddove questo fosse necessario per ragioni imperative di sicurezza». Il Pentagono, a poche ore dal rapporto del Segretario Generale, ha respinto le accuse delle Nazioni unite sostenendo che tutti i prigionieri goderebbero di un giusto processo dal momento che i loro casi o vengono passati alle corti irachene, come è avvenuto per 470 detenuti, 315 dei quali condannati o rivisti da un organismo ad hoc iracheno-americano che si riunisce tre, quattro volte alla settimana. Secondo il Pentagono circa 7.000 prigionieri sarebbero stati rilasciati mentre per altri 5.721 sarebbe stato deciso di continuare a tenerli in carcere senza processo. In realtà, nonostante queste scarcerazioni, il numero dei prigionieri iracheni nelle mani degli Usa continua a crescere. Solamente nelle ultime tre settimane nella zona di Baghdad la Terza divisione di fanteria Usa avrebbe arrestato oltre «1000 sospetti».

La tragica vicenda dei prigionieri iracheni e la costante violazione da parte degli Usa, non solo del diritto internazionale, ma anche dei più elementari diritti umani, potrebbe ora essere destinata ad esplodere nuovamente in seguito alla decisione di un giudice Usa che ha ordinato all’Amministrazione Usa di divulgare altre 144 foto relative alle torture nel carcere di Abu Ghraib. Il giudice Alvin Hellerstein, della Corte federale di New York ha così dato ragione ad una richiesta in merito dell’American Civil Liberties Union (Aclu) dopo aver avuto visione di alcuni dei materiali destinati ad essere divulgati. Le foto farebbero parte dello stesso gruppo di quelle già rese note. Secondo quanto ha stabilito il giudice Hellerstein il Pentagono dovrebbe consegnare le foto e i filmati entro la fine del mese di giugno ma i suoi avvocati hanno fatto capire che faranno di tutto per bloccare questa decisione.

Intanto negli Usa l’intera avventura irachena è stata oggetto di un duro intervento dell’ex direttore della Cia sotto Clinton, John M. Deutch, secondo il quale gli Usa «non stanno registrando alcun progresso in Iraq» dal momento che «le forze sotterranee della destabilizzazione – una forte insurgenza e le fazioni in lotta sostenute da governi esteri – non si sono affatto indebolite».