L’Onu: «Ancora milioni di persone oggi schiave»

L’alto commissario delle Nazioni Unite: «Il traffico di esseri umani è in aumento e manca un’indagine sistematica»

Dal Tibet alle capitali europee, dai villaggi africani alle city. Attratte da una speranza, dall’illusione di una nuova vita. Vittime di una società che ha ancora dei mali incurabili. «E’ orrendo dirlo – precisa Louise Arbour, alto commissario dell’Onu – ma il traffico di esseri umani è sempre più in aumento». «Un’acuta violazione di diritti che oggi nuovi rapporti dicono in crescita. E sempre più persone sono oggetto di questo traffico». Per “traffico” – precisano i rappresentanti delle Nazioni Unite – si deve intendere proprio il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, lo sbarco e la ricezione di persone sottoposte a minacce, all’uso della forza o ad altre forme di costrizione con lo scopo che una persona ottenga il controllo a fini di sfruttamento sull’altra. Le moderne forme di schiavitù.
L’International Labour Organisation stima che due milioni di donne e bambini – si dovrebbe dire piuttosto bambine – siano oggi oggetti privilegiati di traffici di questo tipo. Una realtà che non può più essere taciuta. Eppure i dati sono sottostimati. E – avverte ancora Ann Veneman, direttore esecutivo dell’Unicef – «nessun paese ormai, nessuna regione ne è immune». Bambini e bambine costretti a prostituirsi, mendicare, lavorare nelle miniere in condizioni disumane, in fabbriche, nei campi, in casa. In alcuni regioni del mondo inoltre come nell’area dell’Asia-Pacifico, specialmente in quella sud orientale, la schiavitù sessuale dei minori è sotto gli occhi di tutti. Difficile pure non vederla. E spesso partono dai villaggi del Myanmar, della Cambogia, delle Filippine per giungere in Australia, Giappone, Sudafrica, Stati Uniti, approdando anche sulle nostre belle coste, per finire come massaggiatrici e prostitute. E che dire ancora dei minori? I “trafficati” – orrendo termine per definire le piccole vittime – dipendono in tutto dai loro sfruttatori, anche naturalmente per bisogni primari come mangiare e dormire. E ancora – avverte l’Onu – le pratiche adottate dagli aguzzini sono di vero terrore. Spesso – si legge nell’ultimo rapporto stilato dall’organizzazione – vengono convinti che chiedere aiuto ad autorità di un paese straniero comporterebbe l’essere processati o espulsi.

E vi sono ancora altri paesi come la Cina, il paese più popolato al mondo, dove il traffico, a causa di altre leggi come quelle sulla pianificazione familiare che non consentono alle coppie di avere più di un figlio per esempio, è una pratica quasi comune.

Un altro di quei fenomeni di proporzioni globali effetto stesso della globalizzazione. Combatterlo è uno dei tanti obiettivi non raggiunti dall’organizzazione delle Nazioni unite. Sin dal marzo del 1999 è stato avviato il primo programma globale contro il traffico di esseri umani (in acronimo Gpat) messo a punto proprio dall’agenzia contro il crimine e la droga in collaborazione con l’istituto di ricerca delle Nazioni Unite. Eppure ad oggi ciò che manca, nonostante le stime, nonostante i rapporti spesso stilati dalle organizzazioni non governative, è un’indagine sistematica del fenomeno per contrastarlo. Cosa fare allora? Rafforzare la consapevolezza e l’informazione. Avviare una maggiore cooperazione a livello nazionale e internazionale. Tentare di dare supporto e protezione a chi arriva a denunciare i propri sfruttatori.

Da qui la richiesta specifica che proprio ieri è giunta da Louise Arbour l’alto commissario Onu per i diritti umani, in occasione della conferenza Asia-Pacifico: occorre ratificare al più presto gli accordi internazionali sui diritti umani per combattere ogni forma di traffico. Umano.