L’Onu: 15mila caschi blu, Israele via «quanto prima»

Proprio mentre Israele annunciava la sua decisione di espandere l’offensiva di terra in Libano, ieri pomeriggio, a New York il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite annunciava di aver raggiunto un accordo su un testo di risoluzione per mettere fine al conflitto. Ieri sera dunque tutto era pronto per il voto: per l’occasione al Palazzo di vetro dell’Onu erano giunti ieri la segretaria di stato usa Condoleezza Rice, la ministra degli esteri britannica Margareth Becker e il collega francese Philippe Douste-Blazy.
Secondo le prime informazioni, la Risoluzione chiede la «piena cessazione delle ostilità» cominciate il 12 luglio tra l’esercito israeliano e le forze Hezbollah libanesi – ma non c’è la parola «immediata». Chiede a Israele di ritirare il suo esercito dal territorio libanese «al più presto». E autorizza una forza internazionale che potrà contare fino a 15mila soldati di monitorare il ritiro israeliano e la tregua.
Al momento di chiudere queste pagine non erano noti altri dettagli sul testo della risoluzione. Dunque non sono precisati i tempi né della tregua, né del ritiro israeliano. La ministra britannica Becker aveva spiegato, nel pomeriggio, che l’ultimo compromesso raggiunto è che le truppe di Israele si ritirino dal Libano meridionale «per fasi», via via che si dispiegherà la forza internazionale.
Sia Israele che il Libano avevano ricevuto ieri il testo della bozza di Risoluzione, ha aggiunto Beckett. Quale sia la risposta delle parti in conflitto non era ancora chiaro: ieri Condoleezza Rice ha telefonato sia al premier israeliano Ehud Olmert, sia a quello libanese Fouad Siniora, per assicurarsi il loro accordo, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack. L’accordo in realtà non era affatto scontato, ma la ministra Beckett ha precisato che gli sponsor della Risoluzione (Usa, Gran Bretagna e Francia) l’avrebbero messa comunque ai voti: «nessuno si aspetta che si diochiarino in tutto d’accordo, ma alla fine pensiamo che la applicheranno».
Si tratta di un compromesso, tutti si affannano a sottolineare. Il Libano aveva respinto l’ipotesi di una forza internazionale non sotto il mandato Onu; Israele insisteva che una «robusta» forza multinazionale si dispieghi nel Libano meridionale prima di ritirare le proprie truppe. Sembra che il compromesso sia che l’esercito libanese dispieghi 15mila uomini nel libano meridionale, attualmente territorio delle forze Hezbollah, e allo stesso tempo la forza Onu esistente (Unifil) sia raffonmzata da altrettante truppe francesi e di altri paesi (l’Italia si è detta disponibile).
Su insistenza del Libano Usa e Gran Bretagna hanno accettato di lasciar cadere un riferimento al Capitolo 7 della Carta delle Nazioni unite, quello che tratta di minacce alla sicurezza internazionale (e duqnue autorizzerebbe operazioni di peacekeeping «robuste»). L’ambascioatore britannico all’Onu, Emyr Jones Parry, ha detto però che il linguaggio della Risoluzione è tale da permettere lo stesso ai «peacekeepers» di usare la forza per condurre la propria missione. Il testo non precisa quando le milizie Hezbollah saranno disarmate, né da chi. Sembra che includa invece un embargo sulle formiture di armi alle milizie libanesi, salvo quelle ordinate dall’esercito libanese o dalle forze internazionali. Non è chiaro se includa riferimenti alla questione delle Fattorie di Shebaa, territorio libanese occupato da Israele e rivendicato anche dalla Siria.
Una seconda risoluzione dovrebbe seguire, tra circa un mese: dovrà stabilire i termini di un cessate il fuoco permanente. E’ la soluzione delineata già nelle settimane scorse: una prima risoluzione stabilisce un piano a brevissimo termine per sospendere le ostilità e dispiegare una forza internazionale, per permettere di avviare un negoziato politico più a largo raggio e delineare una soluzione più duratura.
Accordo sulla risoluzione, voto nella notte: richiesta la «piena», non immediata, cessazione delle ostilità
Ma.Fo.
Proprio mentre Israele annunciava la sua decisione di espandere l’offensiva di terra in Libano, ieri pomeriggio, a New York il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite annunciava di aver raggiunto un accordo su un testo di risoluzione per mettere fine al conflitto. Ieri sera dunque tutto era pronto per il voto: per l’occasione al Palazzo di vetro dell’Onu erano giunti ieri la segretaria di stato usa Condoleezza Rice, la ministra degli esteri britannica Margareth Becker e il collega francese Philippe Douste-Blazy.
Secondo le prime informazioni, la Risoluzione chiede la «piena cessazione delle ostilità» cominciate il 12 luglio tra l’esercito israeliano e le forze Hezbollah libanesi – ma non c’è la parola «immediata». Chiede a Israele di ritirare il suo esercito dal territorio libanese «al più presto». E autorizza una forza internazionale che potrà contare fino a 15mila soldati di monitorare il ritiro israeliano e la tregua.
Al momento di chiudere queste pagine non erano noti altri dettagli sul testo della risoluzione. Dunque non sono precisati i tempi né della tregua, né del ritiro israeliano. La ministra britannica Becker aveva spiegato, nel pomeriggio, che l’ultimo compromesso raggiunto è che le truppe di Israele si ritirino dal Libano meridionale «per fasi», via via che si dispiegherà la forza internazionale.
Sia Israele che il Libano avevano ricevuto ieri il testo della bozza di Risoluzione, ha aggiunto Beckett. Quale sia la risposta delle parti in conflitto non era ancora chiaro: ieri Condoleezza Rice ha telefonato sia al premier israeliano Ehud Olmert, sia a quello libanese Fouad Siniora, per assicurarsi il loro accordo, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack. L’accordo in realtà non era affatto scontato, ma la ministra Beckett ha precisato che gli sponsor della Risoluzione (Usa, Gran Bretagna e Francia) l’avrebbero messa comunque ai voti: «nessuno si aspetta che si diochiarino in tutto d’accordo, ma alla fine pensiamo che la applicheranno».
Si tratta di un compromesso, tutti si affannano a sottolineare. Il Libano aveva respinto l’ipotesi di una forza internazionale non sotto il mandato Onu; Israele insisteva che una «robusta» forza multinazionale si dispieghi nel Libano meridionale prima di ritirare le proprie truppe. Sembra che il compromesso sia che l’esercito libanese dispieghi 15mila uomini nel libano meridionale, attualmente territorio delle forze Hezbollah, e allo stesso tempo la forza Onu esistente (Unifil) sia raffonmzata da altrettante truppe francesi e di altri paesi (l’Italia si è detta disponibile).
Su insistenza del Libano Usa e Gran Bretagna hanno accettato di lasciar cadere un riferimento al Capitolo 7 della Carta delle Nazioni unite, quello che tratta di minacce alla sicurezza internazionale (e duqnue autorizzerebbe operazioni di peacekeeping «robuste»). L’ambascioatore britannico all’Onu, Emyr Jones Parry, ha detto però che il linguaggio della Risoluzione è tale da permettere lo stesso ai «peacekeepers» di usare la forza per condurre la propria missione. Il testo non precisa quando le milizie Hezbollah saranno disarmate, né da chi. Sembra che includa invece un embargo sulle formiture di armi alle milizie libanesi, salvo quelle ordinate dall’esercito libanese o dalle forze internazionali. Non è chiaro se includa riferimenti alla questione delle Fattorie di Shebaa, territorio libanese occupato da Israele e rivendicato anche dalla Siria.
Una seconda risoluzione dovrebbe seguire, tra circa un mese: dovrà stabilire i termini di un cessate il fuoco permanente. E’ la soluzione delineata già nelle settimane scorse: una prima risoluzione stabilisce un piano a brevissimo termine per sospendere le ostilità e dispiegare una forza internazionale, per permettere di avviare un negoziato politico più a largo raggio e delineare una soluzione più duratura.