Londra/BuenosAires:la voracità delle multinazionali del petrolio riaccende lo scontro sulle Malvinas

*Radio Città Aperta

18 febbraio. Dopo l’annuncio da parte di aziende britanniche sull’avvio di attività di esplorazioni di petrolio e gas nell’area attorno all’arcipelago delle Malvinas, il governo di Buenos Aires ha deciso di limitare i trasporti verso le isole. Oggi la presidente Cristina Fernandez Kirchner ha disposto che ogni nave diretta alle Malvine dovrà chiedere preventivamente l’autorizzazione all’Argentina. Sulla base della nuova normativa «ogni nave» che intenda transitare, attraversando acque argentine, tra i porti del territorio continentale del paese sudamericano e quelli delle isole Malvine e Sandwich del Sud dovrà chiedere «preventivamente il via libera» alle autorità di Buenos Aires. La decisione è stata presa «per difendere gli interessi del nostro paese», ha puntualizzato la Fernandez, annunciando inoltre la nascita di «una commissione permanente incaricata di valutare» la situazione.

La presidente argentina chiede che il Regno Unito rispetti «le risoluzioni dell’Onu» che chiedono a Londra di negoziare con Buenos Aires la questione della sovranità britannica sulle isole: «Ci sono molte risoluzioni che obbligano entrambi i paesi a riprendere le trattative per arrivare ad un accordo sulla sovranità. Nessuna delle due parti può intraprendere azioni unilaterali». Dura la reazione britannica: Londra ha ribadito di non nutrire «alcun dubbio» in merito alla propria sovranità sull’arcipelago e sul proprio diritto di iniziarvi della attività petrolifere. Le isole Malvinas – o Falkland, nella denominazione anglofona – vennero occupate dalla Gran Bretagna nel 1833, ma Buenos Aires non ha mai rinunciato alla propria sovranità sull’arcipelago: quando nel 1982 la giunta militare guidata dal generale Jorge Videla mandò sulle isole un contingente militare Londra scatenò un breve ma sanguinoso conflitto costato la vita a 655 argentini e a 236 britannici.
All’epoca si trattava di un contenzioso poco più che simbolico, vista la povertà delle isole abitate da uno scarso numero di abitanti per lo più allevatori di pecore e pescatori. Ma ora, sott’acqua, intorno all’arcipelago ci sarebbero, secondo uno studio della Geological Society of London, ben 60 miliardi di barili di greggio. Un tesoro difficile da sottrarre all’Oceano ma che, visti i costi crescenti del petrolio, diventa ogni giorno più appetitoso. Tant’è che un’impresa britannica, la Desire Petroleum, ha annunciato l’avvio delle ricerche nell’area a nord delle isole dove spera di estrarre nei prossimi anni fino a 3 miliardi di barili di oro nero. Naturalmente l’Argentina si oppone alle ricerche petrolifere britanniche ed ha già protestato ufficialmente presso il governo di Londra e nelle sedi internazionali perché considera illegale lo sfruttamento visto che esiste un contenzioso irrisolto sulla sovranità. Nella scelta del governo dell’Argentina è sottinteso che le navi impegnate nelle ricerche di idrocarburi non avranno l’autorizzazione di utilizzare porti argentini né di attraversare le acque territoriali argentine. Decisione destinata a riaccendere la tensione tra i due paesi visto che, da parte sua, il governo inglese ha sempre rifiutato di aprire un negoziato sulla sovranità delle Falkland/Malvinas e considera legittima e sovrana l’idea che le sue aziende effettuino ricerche petrolifere in quelle acque. L’arcipelago e la guerra del 1982 sono ancora oggi un tema incandescente in Argentina. Solo nell’affondamento del “General Belgrano”, la nave da guerra distrutta dalla Marina di Sua Maestà il 2 maggio del 1982, persero la vita 323 soldati argentini. Un numero simile di ex soldati – tra i 300 e i 400 – , in una vera e propria epidemia di suicidi tra i reduci, si è tolto la vita nei venticinque anni successivi. L’ultimo, un sopravvissuto del Belgrano, s’è ammazzato due anni fa. E tutti ricordano la famosa “mano de Dios” che consentì a Maradona di segnare e umiliare l’Inghilterra ai mondiali di calcio dell’86 in Messico. Quel conflitto sembra lontano mille anni ma ora gli appetiti smodati delle compagnie petrolifere e del governo di Londra potrebbero scatenare una nuova guerra. Le risorse petrolifere conosciute dell’Argentina e della Gran Bretagna sono scarse: inevitabile che l’oro nero delle Malvinas diventi un obiettivo strategico di interesse nazionale per entrambi.