Londra no war contesta Tony Blair

Alla vigilia del terzo anniversario dell’invasione dell’Iraq, decine di migliaia di persone si apprestano a scendere in piazza anche a Londra per protestare contro la presenza di truppe britanniche in Mesopotamia. Dopo la testarda dichiarazione di Tony Blair, che nonostante la disastrosa situazione in cui volge il paese occupato giovedì scorso ha precisato di essere pronto a rifare tutto allo stesso modo, la manifestazione si presenta come una buona opportunità per dare voce a chi rimane convinto proprio del contrario. Ed è anche la prima occasione in cui si terranno manifestazioni coordinate nei tre principali stati coinvolti nella guerra – Stati Uniti, Iraq e Gran Bretagna – oltre che in decine di altre città in tutto il mondo. Ma con un’opinione pubblica sempre più scettica e un primo ministro impegnato a combattere per prolungare la sua premiership, l’Inghilterra si appresta ad essere il luogo in cui la protesta può avere le ripercussioni politiche maggiori. Il corteo di oggi, che partendo dal parlamento si snoderà intorno al palazzo reale fino ad arrivare alla centralissima Trafalgar Square, è stato organizzato intorno a tre slogan principali: «Riportare le truppe a casa dall’Iraq», «non attaccare l’Iran» e «difendere la comunità islamica».

Oltre a chiedere la fine dell’occupazione dell’antica Mesopotamia, gli organizzatori dell’evento hanno sentito il bisogno di una presa di posizione preventiva contro qualsiasi soluzione violenta del confronto sulla questione nucleare con l’Iran. «Non sarà facile che si arrivi ad un altro conflitto con Teheran», fa notare Brian Eno, musicista e produttore che figura fra i principali coordinatori della protesta. «Ma ciò non vuol dire che i nostri governi non siano tentati dal provarci comunque. E per questo occorre rendere chiara fin da subito la nostra posizione».

La condizione di discriminazione in cui si trova la comunità musulmana britannica, particolarmente in seguito agli attacchi terroristici alla capitale della scorsa estate, è un altro motivo di preoccupazione che ha spinto la gente a scendere in piazza. «Fin da quando sono esplose le bombe del 7 luglio sono aumentate le aggressioni xenofobe e la comunità islamica di questo paese si è sentita soggetta ad un trattamento discriminatorio», dice combattiva Lindsey German, presidente di Stop the War Coalition, la maggior organizzazione dietro la manifestazione. Il corteo sarà dunque una manifestazione di solidarietà con gli iraniani e i musulmani in generale, oltre che l’ennesima occasione per chiedere il ritiro delle truppe, in un periodo in cui il premier Tony Blair non se la passa bene su questo fronte.

Uno dei momenti centrali della manifestazione sarà la consegna simbolica al ministero della Giustizia di una lettera scritta dall’ex ministro laburista Tony Benn in cui si chiede che i responsabili della carneficina, già costata la vita a centinaia di migliaia di persone fra militari e civili, siano portati davanti ad un tribunale. Questo dovrebbe servire ad aggiungere pressione al sistema giudiziario britannico, che presto sarà costretto a riponderare sul giudizio cavilloso e per nulla chiaro sulla legalità della guerra espresso mesi fa dal guardasigilli di Sua Maestà. Nei prossimi giorni, infatti, una corte militare britannica dovrà analizzare la faccenda alla luce del caso di un medico della Raf che si è rifiutato di servire per la terza volta in Iraq.

L’ufficiale medico, Malcolm Kendall-Smith ha giustificato la sua insubordinazione citando l’illiceità dell’invasione. E la corte militare dovrà presto emettere un giudizio sulla questione. Tutti i partecipanti alla manifestazione potranno firmare la lettera di protesta che sarà esposta davanti al parlamento prima di essere consegnata al ministero.

Per finire, il solito balletto sul numero degli aderenti alla protesta che, solitamente, vede sempre dimezzare dalla polizia le stime degli organizzatori, oggi ci sarà un sistema di mega schermi collegati a contatori elettronici a cui, chi vuole, potrà inviare un messaggio dal cellulare per sottoscrivere le motivazioni della manifestazione. Infine, il palco montato in Trafalgar Square da Stop the War Coalition e dall’Associazione musulmana britannica, darà ai protestanti la possibilità di ascoltare i pochi politici pronti a sostenere le ragioni del movimento antiguerra, fra i quali, però, figurano alcuni nomi di spicco come quello del sindaco di Londra Ken Livingstone.