Lombardia: in alto il Pil, in basso la qualità della vita

La Lombardia, prima nel Pil, è solo decima nel Quars. Il Prodotto interno lordo misura la quantità di ricchezza, non mette a bilancio i beni comuni «fuori mercato» e le ricadute negative della crescita economica. I Quars (indicatori qualitativi dello sviluppo regionale) misurano invece il ben-vivere. Mettono nel conto sostenibilità, equità, solidarietà. Da quattro anni la Campagna «Sbilanciamoci!» usa i Quars (7 macroindicatori composti a loro volta da 43 variabili) per classificare le regioni italiane. Risultato: la Lombardia arretra da «locomotiva» a vagone di mezzo nel convoglio delle venti regioni. Finisce in coda per impatto ambientale, un dato «atteso» essendo la regione dove più si produce, più si trasporta, più si consuma. La vera sorpresa sono i deludenti piazzamenti per sanità (settimo posto) istruzione (ottavo), pari opportunità (nono), diritti (undicesimo). La Lombardia, in sintesi, registra il massimo scarto tra Pil e Quars.
I dati sono stati presentati ieri da Rifondazione, Unaltralombardia e «Sbilanciamoci!». Messi a disposizione dell’Unione (tentar non nuoce, anche se un bel pezzo di centrosinistra lombardo è più formigoniano di Formigoni) in vista dell’assestamento di bilancio di fine luglio e del Dpef regionale. In Lombardia convivono «ricchezza e malessere», dice Mario Agostinelli, capogruppo del Prc al Pirellone, «i Quars spiegano da dove viene il malessere». La qualità della vita dei lombardi smentisce le vanterie di Formigoni. Sulla salute la Lombardia sta dietro Friuli, Toscana, Emilia, Veneto, Marche e Liguria. E’ ottava per assistenza domiciliare, dodicesima come screening dei tumori, settima per mortalità evitabile, quarta per liste d’attesa. Va riconosciuto, però, che solo il 4% dei lombardi, contro una media nazionale del 9%, si fa curare in un’altra regione.
La Lombardia eccelle, oltre che nel reddito, nell’integrazione dei migranti. Ma precipita per il diritto alla casa. E’ sopra la media nazionale per abbandoni scolastici. Con il Friuli è l’unica regione del Nord a non avere un consultorio familiare ogni 20 mila abitanti. Lo sfruttamento idrico è ormai arrivato al limite (mentre gli acquedotti «perdono» la metà dell’acqua immessa), idem l’impatto della mobilità e l’uso dei fertilizzanti. L’emissione di anidride carbonica per chilometro quadrato resta la più alta della penisola. L’Enea riconosce alla Lombardia d’aver fatto un buon lavoro per incentivare l’utilizzo delle biomasse, ma il ricorso alla termovalorizzazione (energia ricavata dall’incenerimento dei rifiuti) è eccessivo. La Lombardia è al primo posto per la raccolta differenziata, Milano sarà anche la capitale dell’informazione e dell’editoria, ma la Lombardia è sotto la media nazionale per diffusione di quotidiani.
Formigoni e i «federalisti egoisti» lamentano ogni giorno che la Lombardia «dà più di quanto rivece». Nel caso dell’Inps non è vero, puntualizza Agostinelli. Nel bilancio dell’Inps della Lombardia entrano 29 miliardi di euro e ne escono 31. L’Inps «tasferisce» nelle tasche lombarde 2 miliardi di euro, oltre la metà di quel che la Regione verso nel fondo perequativo statale.
Conclusione: serve «un altro bilancio», a parità di saldo ma con entrare (tasse di scopo e lotta all’evasione fiscale) e uscite diverse. Basti un esempio: il Pirellone spende 32 milioni di euro per «comunicare all’esterno» e uno in meno per la prevenzione..