Lombardia: differenze di classe (buoni scuola)

– MILANO

In una torta da 58 miliardi, 150 milioni sono davvero una fettina. La verità, e l’ingiustizia, del buono scuola del governatore lombardo Roberto Formigoni è tutta qui, nel rapporto tra il tantissimo andato a chi frequenta le scuole private e le briciole distribuite a chi frequenta le pubbliche. Che le cose sarebbero andate così era pacifico e in tanti possono recitare il fatidico “noi l’avevamo detto”. Avevano detto che le 400 mila lire di franchigia e l’esclusione delle spese sostenute per i libri di testo tagliavano fuori automaticamente gli alunni delle scuole pubbliche, facevano del buono scuola un finanziamento esclusivo e neppure tanto indiretto agli istituti privati. Fatto l’inganno, Formigoni non perde occasione di vantare la sua Lombardia come la prima Regione in cui “si realizza in concreto la libertà di scelta”. Si guarda bene, però, dal dettagliare le cifre del primo anno di buono scuola. Sono cifre imbarazzanti, se confrontate con il ritornello bugiardo del “tutti potranno usufruire del buono scuola”. Imbarazzanti anche per il governo, perché dimostrano quanto fosse fondato il ricorso alla Corte costituzionale contro il buono scuola alla lombarda, presentato dal governo Amato e velocemente ritirato dal subentrato Berlusconi.
Su quelle cifre il Pirellone da mesi aveva alzato una cortina fumogena e solo dopo grandi insistenze Rifondazione è riuscita a farsi consegnare schede e tabulati dall’assessorato all’istruzione. Li ha analizzati e ieri ha illustrato i risultati (vedi scheda qua a fianco) della sua fatica.
Dei 46mila assegni corrisposti solo 600 sono andati a chi frequenta le scuole pubbliche. Assegni, in questo caso, leggerissimi, fino alla beffa delle 25 mila lire per chi frequenta le scuole civiche milanesi. Pesanti 2 o 3 milioni, invece, per chi frequenta gli istituti privati. Una regalia di cui hanno beneficiato 11 mila famiglie benestanti, con redditi fino a 60 milioni pro capite. Oppure un migliaio di famiglie che dichiarano redditi inferiori a 5 milioni, e non si capisce come facciano a permettersi le salate rette delle private (l’unica ipotesi plausibile è che si tratti di evasori fiscali con notevole faccia di tolla). “Siamo di fronte a una grandissima ingiustia sociale”, dice Gianni Confalonieri, capogruppo in Regione del Prc, “mi auguro che la gente di fronte a queste cifre si imbestialisca”. Oltre a essere “un colossale imbroglio”, aggiunge Ezio Locatelli, segretario regionale di Rifondazione, il buono scuola è uno strumento di “discriminazione di classe”, che dà molto a chi ha molto. Ci sono cognomi eccellenti e danarosi tra i percettori del buono scuola, ma Rifondazione per ragioni di privacy non li rende noti. Si limita a dire che ne hanno beneficiato anche i pargoli di “alcuni consiglieri regionali”. Scandalo nello scandalo, sottilinea il consigliere regionale Giovanni Martina, il confronto tra i 58 miliardi spesi in buoni e i 14 miliardi per il diritto allo studio, da distribuire tra i più di mille comuni della Lombardia.
Il buono scuola 2001-2002 andrà in aula a dicembre e Formigoni ha già annunciato quale sarà la novità: portare la copertura delle spese dal 25 al 50% per le famiglie che hanno un reddito pro capite di 30 milioni. Il che conferma che il vero obiettivo dell’operazione buono scuola non è semplicemente quella di “aiutare” le famiglie che già mandando i figli alle private, ma di “spostare” una quota consistente di utenza dalle pubbliche pubbliche alle private. Una novità in peggio, dunque, osteggiata sia da Rifondazione che dall’opposizione di centro-sinistra che chiedono di trasferire i 100 miliardi che Formigoni stanzierà per il buono scuola sotto il capitolo del diritto allo studio. Missione impossibile, visti i rapporti di forza al Pirellone. Per questo si spera in una mobilitazione degli studenti e delle forze sociali che renda difficile – almeno un po’ – la vita a Formigoni. Sul sindacato, però, c’è poco da sperare. La Cgil un mese fa si è fatta prendere per il naso da Formigoni che nel Piano di sviluppo ha aggiunto tortuose frasi sul buono scuola, salvo smentirle il giorno dopo: “l’impianto del buono scuola non cambia”.
Rifondazione, pur restando fieramente contraria alla logica del buono, presenterà emendamenti per abolire la franchigia delle 400 mila lire, per rendere rimborsabili le spese per libri di testo, trasporti, mense e per escludere dal buono scuola le famiglie con un reddito superiore ai 60 milioni. Tutte cose sacrosante e che, se approvate, segnerebbero la fine del buono scuola di Formigoni. Che, per evitare sorprese di franchi tiratori, terrà sotto stretta vigilanza i consiglieri della maggioranza.
Rifondazione ha momentaneamente accantonato l’ipotesi del referendum per abrogare il buono scuola. “C’è il rischio di un autogol”, ammette con sincerità Confalonieri. Il che fa capire da che parte pendano i lombardi.