L’Olanda svolta a sinistra

L’Olanda svolta a sinistra e rifila uno schiaffo al governo di centro-destra capitanato da Jan Peter Balkenende. Il terremoto fa già una vittima, Jozias Van Aartsen, capogruppo parlamentare dei liberali del Vvd, che poche ore dopo la chiusura delle urne già formalizzava le sue dimissioni, figlie di una campagna elettorale giocata contro i socialdemocratici e contro l’immigrazione musulmana. Le elezioni municipali di martedì hanno infatti decretato il successo senza se e senza ma del PvdA, il Partito socialdemocratico, salito dal magro 15.8% del 2002 al 23.4%, dietro di lui subisce una vera e propria emulsione la sinistra radicale del Partito socialista, l’Sp che passa dal 2.7 al 5.7%. In questo lato dello schieramento sono solo i verdi del GroenLinks a cedere qualcosa, dal 6.1 al 5.9%. Piange invece la destra di governo con i democristiani del Cda, il partito del premier, che scivolano nell’urna dal 20.3 al 16.9%, cadono anche gli alleati del Vvd, dal 15.3 al 13.8% ed i centristi della lista D66 che perdono poco più di un punto, passando dal 3.7 al 2.6%. Affluenza al 58.2%, due decimi in più del 2002.

«Il risultato può essere descritto come uno schiaffo per la coalizione di governo», sottolinea il quotidiano di sinistra De Volkskrant. «I partiti della coalizione hanno delle serie ragioni per rimettersi in questione», la valutazione del cristiano e centrista Trouw. Batosta anche per le liste vicine al Lpf, il partito che ha raccolto il retaggio politico (e xenofobo) di Pim Fortuyn: hanno perso il loro bastione di Rotterdam, passato ai socialdemocratici per 18 consiglieri a 14. Nelle amministrative di quattro anni fa era la lista Fortuyn a sconvolgere il panorama politico olandese, pochi mesi dopo il leader veniva ammazzato da un animalista. Per alcuni analisti queste elezioni indicano che «la pillola Fortuyn è stata digerita»,come sostiene Philip van Praag dell’università di Amsterdam, ma si tratta di una digestione puramente elettorale, visto che i temi tanto cari al populista – il rapporto con l’immigrazione musulmana – sono ormai diventati il pane quotidiano dell’agenda politica olandese, ancor più dopo l’omicidio del cineasta Theo Van Gogh nel 2004.

Immigrazione ed economia l’hanno fatta da padrona in questa campagna elettorale, temi che ci rimandano direttamente alle elezioni politiche che sono praticamente dietro l’angolo, tra soli 14 mesi. «La forza dei socialdemocratici in tutte le città fanno di queste elezioni un test nazionale, è una reazione contro il governo», commenta il politologo Paul Scheffer. L’esecutivo Balkenende paga una recessione ormai alle spalle, ma che ha lasciato dietro di sé strascichi occupazionali, mentre è invece ancora tutto da soppesare il ruolo rivestito dalla nuova stretta in fatto di immigrazione, una strategia dura, portata avanti con determinazione dalla ministra dell’immigrazione, la liberale Rita Verdonk, ex direttrice di carceri e conosciuta anche come «Rita di ferro». La settimana prossima entra in vigore la nuova legge che porrà una volta di più l’Olanda all’avanguardia, ma questa volta nella chiusura. Diventeranno obbligatori i test di lingua e cultura olandese per gli immigrati che intendono lavorare in Olanda, test di cultura generale, del costo di 350 euro, tenuti telefonicamente e che poco piacciono ai difensori dei diritti umani anche perché non verranno richiesti a cittadini originari del Nordamerica, del Giappone o dell’Australia. La legge è d’altronde chiaramente finalizzata a bloccare l’ingresso di turchi e marocchini anche perché uno studio del governo indica che nel 2010 le quattro principali città del paese, Amsterdam, Rotterdam, Utrecht e l’Aja, saranno a maggioranza musulmana.

La linea dura è invece già attiva sul fronte asilo, con l’espulsione di 26.000 rifugiati con la procedura ancora pendente e l’istituzione dell’asilo rapido (analisi in 48 ore). In 4 anni le due pratiche hanno dimezzato le domande.