L’Occidente santifica il mercato e il mondo balza all’indietro

Il francese Serge Halimi, allievo di Bourdieu, collaboratore di Le Monde Diplomatique di Ramonet, si colloca tra il giornalista e lo studioso, con le caratteristiche migliori di entrambe le figure, come prova con Il grande balzo all’indietro, libro un po’ confuso ma ricchissimo di informazioni, prezioso per la capacità dell’autore di collegare fatti e idee, economia e ideologia politica, il tutto in uno stile brillante, ancorché non sempre limpidissimo. Il titolo, nella sua efficacia, ne offre un immediato scorcio. La metafora del balzo all’indietro indica un mondo avviato, sotto le mentite spoglie della modernizzazione e del riformismo, verso un tragico regresso, dove le disuguaglianze sociali sono sempre più acute, la sopravvivenza dei più deboli sempre più precaria, la prepotenza dei super-ricchi sempre più inarrestabile.
Tutto ruota, come del resto viene rappresentato nell’ideologia dominante, intorno agli Stati Uniti d’America. Aveva sentenziato uno dei grandi teorici del più aggressivo conservatorismo, l’ex consigliere per la Sicurezza di Jimmy Carter, Brzezinski: «L’unico possibile ricambio alla leadership americana è l’anarchia internazionale». Si era nel 1997, e il mondo aveva imboccato l’era della guerra globale e permanente, illusoria quanto pericolosa risposta a quell’anarchia temuta e invece moltiplicata proprio, innanzi tutto, dalle azioni militari statunitensi. Coerentemente, Halimi, che di questo «mondo alla rovescia» è un avversario dichiarato e convinto, analizza il plesso di rapporti fra politica ed economia oltre Oceano, mostrando come certe spinte – quelle che oggi si esprimono politicamente in Bush jr, e nel think tank dei suoi consiglieri – vengano da lontano.
Halimi capisce che per leggere il presente la dimensione storica non solo non può essere elusa, ma deve essere messa in primo piano. Ecco dunque emergere dall’affresco dell’autore pensatori ed economisti, banchieri e professori, presidenti e segretari di Stato, giornalisti e agenti segreti, militari e industriali, corrotti e corruttori… È il variegato panorama del neoliberismo, non senza i suoi padri più o meno nobili, da Hayek fino ad Huntington; dove sono i pensatori che elaborano le idee che i «padroni del vapore» si aspettano, e non viceversa, ossia i secondi attuano le prospettive intraviste dai primi, in una fusione di intenti che corrisponde a una identità di classe. Classe è proprio la parola chiave, pressoché espunta dal lessico delle «democrazie», ormai prevalentemente indirizzate in uno sforzo di «innovazione», che ritiene, o finge di ritenere, che tutto ciò che riguarda la difesa delle fasce deboli sia un rimasuglio di «vecchie» concezioni. Il mercato, insomma, con i suoi disinvolti guru e i suoi spietati esecutori, è la divinità cui tutto, ma proprio tutto, dovrebbe genuflettersi, costi quel che costi; o, in termini più generali, come osserva il neopresidente della Camera Bertinotti, nell’appassionata Prefazione, l’economia tiene in scacco la politica (e il pensiero).
Halimi, dagli Usa all’Europa, denota e denuncia uno «smarrimento» degli intellettuali. Proprio la confusione etica e teorica ha predisposto il grande balzo all’indietro i cui frutti sono sotto gli occhi di tutti, ma sono tanti a continuare di rifiutarsi di aprirli, gli occhi, e a tessere, in una stanca litania – alcune citazioni dell’autore sono persino divertenti, in tal senso – l’apologia del Mercato, fonte unica di benessere, di ricchezza, di «pace». Un’utopia negativa, insomma, a cui la Sinistra internazionale non ha saputo opporsi, arretrando davanti all’avanzata degli avversari, finendo per esser loro teoricamente e politicamente subalterna.
Il libro di Halimi, anche senza volerne condividere tutte le analisi e le conclusioni, è un buon memento per tutti, specie oggi che in Italia una nuova maggioranza politica si trova ad affrontare sfide decisive. Un memento in senso proprio. Nel 1984 il candidato democratico alla Casa Bianca Garry Hart aveva contrapposto il «partito della speranza» a quello della «memoria»: come dire che la Sinistra doveva gettare alle ortiche il suo passato sociale e culturale, per accedere, in un inquietante embrassons-nous con i conservatori, a un modernismo privo dei vecchi condizionamenti: il lavoro, l’eguaglianza, la giustizia, la solidarietà. Non ci si deve stupire se con tali premesse Hart fosse sconfitto. Sì, davvero un memento per i nuovi governanti d’Italia.

Serge Halimi
Il grande balzo all’indietro Come si è imposto al mondo l’ordine neoliberista
trad. di Anna d’Elia
Fazi, pp. XV-523, e24,50