Lo strano gioco intorno alle Ong nel Darfur.

La notizia è che cinque operatori della sezione belga dell’organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf) sono stati rapiti nell’area del Darfur. Tre di questi sarebbero occidentali, mentre gli altri due sono sudanesi impiegati nella Ong. A riferirlo è stato il portavoce dell’Unamid, la missione Onu in Darfur: “Ieri sera, intorno alle 11, sei uomini del personale di Msf-Belgio sono stati rapiti”, ha detto Ahmed Salah. La Farnesina ha reso noto che fra i rapiti c’è anche un cittadino italiano.

Nei giorni scorsi, il governo sudanese aveva invitato alcune sezioni di Msf e altre 12 Ong a lasciare il paese. In particolare le sezioni francese e olandese di Msf sono state accusate dal governo di aver supportato in maniera significativa la Corte Penale Internazionale dell’Aja che ha emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente Omar al-Bashir.

Le ong espulse dal Sudan sono CARE, OXFAM, Medici senza frontiere Olanda e Francia, Mercy Corps, Save the Children, the Norwegian Refugee Council, l’International Rescue Committee, Action Contre la Faim, Solidarites, CHF International. Sono queste le 10 organizzazioni non governative alle quali il presidente sudanese Omar el Beshir ha ordinato di lasciare il Darfur nel giro di 24 ore. Le ong hanno ne hanno ricevuto comunicazione dal governo poche ore dopo la notizia del mandato d’arresto spiccato dalla Corte penale internazionale nei confronti dello stesso el Beshir. L’ordine di espulsione non ha però riguardato le sezioni di Belgio, Svizzera e Spagna di Msf. Ed è proprio la sezione Belgio di MSF ad essere stata colpita dal sequestro di oggi.

Quindi è difficile ritenere che ad operare il sequestro siano gruppi filogovernativi quanto – semmai- i gruppi ribelli antigovernativi che hanno tutto l’interesse ad acutizzare il problema della presenza delle ong occidentali nel Sudan e in particolare nel Darfur. Il ruolo e la presenza delle Ong nell’area sta infatti diventando un fattore strategico nel braccio di ferro tra gli USA e le potenze della NATO contro il Sudan e il fronte dei paesi africani insieme alla Cina.

Tant’è che il 6 marzo scorso, funzionari della Casa Bianca hanno incontrato i rappresentanti delle organizzazioni non governative espulse dal governo sudanese dalla regione occidentale del Darfur, dove è in corso dal 2003 una guerra civile. Un portavoce della Casa Bianca, Gordon Duguid, ha quindi fatto sapere che “i funzionari hanno illustrato le iniziative Usa per convincere il governo del Sudan a rivedere la sua decisione”. Khartoum ha deciso di espellere 13 ong dopo la decisione della Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi) di emettere un mandato di arresto contro il Presidente Omar al Bashir, per crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Darfur.

Ma anche sui sequestri nei confronti di operatori delle Ong in Darfur, sarà bene scremare sempre tutti i dettagli delle notizie che arrivano, sia perché la loro strumentalizzazione è funzionale all’attacco contro il Sudan, sia perché nelle “terre di nessuno” non sempre è tutto in bianco e nerp. Ad esempio, il 3 febbraio sulla stampa sudanese era stata diffusa la notizia del sequestro da parte dei ribelli antigovernativi di otto operatori della ong francese “Action contre la faim”, ma la stessa ong si era affrettata a smentire che si trattasse di un sequestro ad opera dei ribelli. Gli operatori erano stati rilasciati e c’era stati solo danni ad un furgone dell’organizzazione.