Lo strano caso di una normale epidemia cubana

Bisogna dire che quando si parla di malattie i giornalisti italiani danno il meglio di sé, Ricordate quando dovevamo morire tutti per la pandemia influenzale? Oggi dettagliate cronache scritte dagli inviati di stanza a New York o Miami, annunciano il prossimo crollo del regime castrista per mano della Aedes egypti, la zanzara portatrice di una malattia chiamata dengue che a Cuba pare stia uccidendo migliaia di persone. Anche oggi, come nei giorni della super-influenza, l’Organizzazione mondiale della sanità viene accusata di brancolare nel buio semplicemente perché non conferma le voci e insiste a occuparsi delle emergenze verificate come quella da inquinamento che, secondo un recente studio dell’Oms stessa, causa ogni anno 2 milioni di morti. Ma capirete che la notizia non è certo succulenta quanto l’isola ribelle messa in ginocchio da una zanzara.
Ora, che a Cuba ci sia un’epidemia di dengue non solo è possibile ma è anche molto probabile visto che la malattia nella sua forma lieve – ma anche in quella più grave, detta emorragica – è endemica nelle zone tropicali e, grazie al riscaldamento globale, sta registrando una recrudescenza in molti paesi. Del resto sono almeno dieci anni che i climatologi mettono in guardia sulla diffusione di questa come di altre malattie infettive trasmesse dalla puntura degli insetti. Il riscaldamento del pianeta e le alterazioni degli ecosistemi, hanno reso la dengue una malattia estremamente comune che minaccia due quinti della popolazione mondiale, dal Pacifico all’America del Sud, passando ovviamente per l’Africa. Se trattata la dengue non uccide – il tasso di mortalità è del 2,5 per cento ma con i moderni trattamenti si può arrivare all’1 per cento – mentre diventa pericolosa in assenza di cure e soprattutto per soggetti deboli o denutriti, il che non è però il caso di Cuba.

Come sempre quando si considerano malattie trasmesse da animali a ciclo stagionale, alcuni anni sono peggiori di altri e il 2006 sembra proprio uno di questi se è vero che da Pnom Penh a L’Avana i casi sono in aumento. In Cambogia sono già morti quest’anno più di 100 bambini e si calcolano almeno 10 mila infetti, cosa che rende quest’anno il peggiore dal 1998, quando si ammalarono 15 mila persone. Brutte notizie arrivano da Panama e perfino da New Delhi, dove sono morte 14 persone e sono finiti in ospedale perfino alcuni familiari del primo ministro Manmohan Singh. Il fatto che un un’isola caraibica ci sia una recrudescenza di una malattia tropicale è una tipica non-notizia, a meno che non vengano registrati numeri davvero sostanziosi, nel qual caso però l’Oms sarebbe stata la prima a lanciare l’allarme come ha fatto altre volte – anche con Cuba.

Certo che se non ci si fida dell’Oms di chi ci si fida? Non delle autorità che, secondo i giornalisti nostrani, fanno di tutto per tener nascosta l’epidemia. Secondo il Corriere della sera, che dà per buona la ragguardevole cifra di un migliaio di morti (nell’1981, l’anno peggiore per Cuba, ce ne furono 158) si può prestare fede soltanto ai giornalisti dissidenti che intervistano di nascosto medici e infermieri disposti a chiacchierare ma non a farsi registrare, nemmeno quando gli viene garantito l’anonimato. Perché, come scriveva il Corriere del 4 ottobre scorso «Nessuno si azzarda a pronunciare in pubblico la parola dengue». Nessuno tranne Raul Castro che il 23 settembre ha riunito le autorità provinciali per «valutare lo stato della lotta massiccia contro la dengue che si sta mettendo in atto in tutto il territorio nelle ultime settimane, e per valutare l’efficacia delle misure di sradicamento del pericoloso vettore», come ha riportato il Granma del giorno dopo. E nessuno tranne la televisione che, come si può leggere più avanti nello stesso articolo, martella i cubani di spot per invitarli a mobilitarsi contro l’Aedes egypti.

Insomma, è possibile che il governo tenga nascosto il numero dei morti ma di certo la parola dengue in questi giorni viene pronunciata eccome, soprattutto nei media governativi. Del resto sono anni che il sistema sanitario cubano deve combattere contro questa e altre epidemie, e per farlo lavora insieme a numerose organizzazioni internazionali, ad esempio con la Organizacion Panamericana de la Salud (Ops), alla quale fornisce i numeri dei successi e delle sconfitte. E’ infatti dai dati Ops che si può vedere un progressivo ridursi delle infezioni dal 2001 (11 mila casi) al 2002 (3 mila casi) cui sono seguiti due anni di tregua in cui si pensava che la zanzara fosse stata debellata con gli insetticidi e le fumigazioni. Nel 2005 però la malattia si è riaffacciata, probabilmente per colpa dei fenomeni di resistenza e assuefazione, e quest’anno sembra registrare una maggiore diffusione.