Lo storico cattolico Alberigo: “Il cardinale non può imporre la sua visione all’Italia”

LO STORICO CATTOLICO ALBERIGO «Il cardinale non può imporre la sua visione all’Italia»

I fischi delle «Farfalle rosse» al cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, durante una cerimonia di premiazione organizzata venerdì a Siena dalla Fondazione Liberal, sono diventati un caso politico che ha aperto una discussione soprattutto nella sinistra cattolica. Per questo è interessante sentire uno dei più eminenti studiosi delle vicende ecclesiastiche, allievo del cattolico Giuseppe Dossetti e del comunista Delio Cantimori, il bolognese Giuseppe Alberigo, che proprio quest’anno con la sua Breve storia del Concilio Vaticano II , edita dal Mulino, ha suscitato le critiche del capo della Cei.

Cosa pensa dei fischi a Ruini, professore, condivide la condanna espressa da Prodi e Fassino, o come Cossiga crede che chi esprime giudizi politici deve considerare normali anche le contestazioni?

«I fischi servono a chiamare il cane, al massino vanno bene allo stadio. Tuttavia, se ne avessi avuta l’opportunità, avrei espresso il mio dissenso nei confronti di Ruini. Da cristiano sono d’accordo con lui e con chiunque altro affermi che il matrimonio non è parificabile ad altre forme di unione. Ma si commette un errore quando si pretende di estendere questa convinzione all’intero popolo italiano, perché non tutti sono cattolici. Nello stesso modo non funzionava 25 anni fa il divieto del divorzio da parte della gerarchia ecclesiastica. Io non divorzierei mai, ma non pretendo di imporre questo punto di vista al mio vicino di casa».

In un’intervista al Corriere Rosy Bindi, della Margherita, ha messo in guardia la sinistra dal consegnare le tematiche religiose nelle mani della destra e ha proposto un «tavolo interno all’Unione sui rapporti con il mondo cattolico e le questioni eticamente sensibili».

«Condivido la preoccupazione di non rinunciare al dialogo con la Chiesa e di non lasciare le tematiche religiose alla destra, ma la proposta di Rosy Bindi mi sembra ingenua. Piuttosto ritengo importante che nel programma dell’Unione siano ben presenti temi come il dialogo con la Chiesa, unioni di fatto, scuole islamiche».

Dunque, né con Ruini né con la Bindi.

«Fuori dagli slogan vorrei sottolineare che non solo Ruini pretende di dare risposte religiose a temi pubblici, ma spesso indulge in interpretazioni personali. Lo fa per esempio quando dà torto a Prodi o dice che le intercettazioni telefoniche a Fazio sono sbagliate. Questi riferimenti alle persone mi sembrano del tutto sbagliati, indeboliscono le sue stesse argomentazioni. Mi sembra che la Chiesa italiana, con i suoi trecento vescovi, esprima un mondo più grande e articolato. Lo ha dimostrato proprio in un’intervista al Corriere , il patriarca di Venezia, Angelo Scola».

Le contestazioni di Siena esprimono secondo lei un ritorno dell’anticlericalismo?

«Non ritengo possibile un ritorno all’anticlericalismo storico, l’opposizione aprioristica che voleva tutti i preti appesi a un lampione. Penso invece che si possano manifestare atteggiamenti intransigenti nei confronti della Chiesa. Ma è un rischio suscitato proprio da chi pretende di imporre la visione cattolica a tutta la società.

Come considera, infine, la posizione della Chiesa cattolica italiana rispetto alle altre europee?

«Sono appena tornato da Parigi e ho considerato che in Francia sarebbe impensabile per un vescovo mettersi a dialogare alla pari con i politici: significherebbe umiliare gli altri vescovi e mettere a disagio i politici. Pur nel rispetto della propria storia, forse l’Italia dovrebbe imparare dal laicismo alla francese. Questa è l’opinione del cristiano Alberigo».