Lo spazio dei movimenti

L’unico linguaggio con cui la politica ufficiale, quella di partiti
e istituzioni, ormai si esprime, è quello di una interminabile e vuota
campagna elettorale. Questo ci offre la misura della crisi irreversibile
in cui versa la democrazia rappresentativa che conosciamo. Questa crisi,
di cui oggi si può parlare in termini globali, apre scenari diversi.
Da un lato riduce la politica istituzionale ad una forma di degenerazione a tutti visibile: una somiglianza di fondo degli indirizzi dei governi di centrodestra o centrosinistra (precarietà, Cpt, guerra, grandi opere, amnistia.), l’affannosa ricerca, senza pudore alcuno, di denaro attraverso ogni tipo di speculazione. Dall’altra apre grandi spazi e grandi interrogativi: come costruire nuova democrazia, come resistere alle ingiustizie imposte dal neoliberismo, come autovalorizzare la ricchezza sociale fatta di relazioni, cooperazione, creatività, desideri? Noi crediamo che i movimenti sociali, che in questi anni abbiamo conosciuto e di cui siamo stati parte, possano essere i laboratori in cui cercare queste risposte. Si tratta di una vera e propria costellazione di soggetti sociali del conflitto: le sfide no-global e no-war, le lotte del lavoro precario e di quello dipendente, quelle degli studenti e dei migranti, le straordinarie battaglie sociali e ambientali che hanno scosso il paese (da Scanzano fino alla Val di Susa), la lotta per la casa e la crescente centralità del sindacalismo di base.
Movimenti e conflitti parziali che innanzitutto hanno affermato e
affermano la loro “autonomia” dalle istituzioni. Non per ideologia o per vezzo radical-chic, tantomeno per vocazione minoritaria alla residualità, piuttosto come tratto costituente di un’altra politica. Movimenti fuori dai partiti, poiché è l’autonomia che consente di poter cercare liberamente, di poter immaginare senza limitazioni cosa c’è oltre un sistema in crisi.
Movimenti che hanno alluso alla costituzione di nuovi spazi pubblici, autorganizzati, in cui il consenso non è separato dalla condivisione e dalle pratiche di conflitto. Lotte che, in forme diverse e a volte lontane tra loro, hanno fatto e fanno riferimento, però, ad comune “diritto di resistenza”. L’autunno trascorso è stato segnato, in questo senso, da battaglie estremamente significative. La centralità dei soggetti sociali, dagli studenti nelle università allo “sciopero sociale” della Val di Susa, materializza positivamente quel passaggio di maturazione del movimento no-global e no-war di cui già le lotte dei precari e sul reddito (MayDay, 6 novembre, battaglie sul carovita, le vertenze del sindacalismo di base), avevano dato segnalazione. Noi crediamo che la stagione attuale di lotte e conflitti sociali diffusi, possa essere supportata, estesa e valorizzata da una spinta comune per la ricomposizione, soggettiva e collettiva, che assuma e condivida nelle differenze, un programma comune. Facciamo appello a tutti (reti sociali,
esperienze locali di movimento, gruppi e singolarità) perché questi mesi di circo elettorale siano attraversati da un’altra campagna, quella dei movimenti. Non abbiamo in mente una sintesi, tantomeno una scorciatoia organizzativa. Piuttosto, ciò che ci sta più a cuore è la sfida, problematica e sempre aperta, dello spazio pubblico. Cosa significa spazio pubblico laddove i conflitti assumono una declinazione sempre più sociale e diffusa? Non sarà certo la sommatoria della sigle e dei cartelli organizzati a risolvere il problema. C’è bisogno di un processo, articolato e complesso, dove i protagonisti diretti delle lotte possano trovare momenti di espressione e di tessitura comune. Un processo, ovvero un percorso fatto di tappe, anche diverse, che segnalano momenti di verifica e di sperimentazione. Un percorso che faccia dello spazio pubblico una composizione non lineare, non scontata, ma ricca, reticolare, molteplice. In particolare proviamo, come contributo parziale, a dare alcune indicazioni, alcune scadenze a nostro avviso importanti, e a fare una proposta. La grande “street parade” antiproibizionista dell’11 marzo contro la nuova legge Fini, proibizionista e liberticida, sulle dorghe e l’uso di sostanze. È evidente che la questione neo-autoritaria imposta dalle destre esiga una risposta fatta di resistenza attiva, una campagna per l’abrogazione che non preveda ambiguità o tentennamenti.

Il 18 marzo e la mobiliazione mondiale contro la guerra. Sfida irrinunciabile, a pochi passi dalle elezioni, ridefinire un quadro ampio e plurale di voci e di pratiche contro la guerra, affinchè le truppe vengano ritirare e un passo di rottura non ipocrita venga segnato nei confronti della guerra globale bushista. Ci sembra che il discorso sul “diritto di resistenza”, liberato da ogni coloritura ideologica o minoritaria, possa rappresentare lo spazio politico-conflittuale dei movimenti e delle esperienze sociali che non vogliono arrendersi alla logica ordinativa della guerra e della dominazione militare.

Il processo dell’EuroMayDay che, dopo la straordinaria proliferazione europea (da Parigi a Malaga, da Amburgo a Londra, da Maribor a Barcellona) dello scorso anno, tenta di saldare la qualità di un evento non pacificato e conflittuale con la permanenza e la continuità di processi di autorganizzazione del lavoro precario.

Il 25 marzo con il Convegno di Roma (università La Sapienza ore 10:00)
organizzato dal “Forum libertà di movimento” sui temi: 1) Amnistia; 2) depenalizzazione delle lotte sociali; 3) chiusura dei Cpt; 4)antiproibizionismo. Un’ulteriore occasione per sviluppare percorsi già avviati di critica radicale ai dispositivi di controllo e alle istituzioni totali.

Alcune indicazioni di percorso dicevamo, nella speranza che a queste se ne aggiungano molte altre. La proposta è altrettanto aperta, si tratta
di un esperimento al quale altri ne possono fare seguito.

Il 26 marzo a Roma, presso l’università La Sapienza di Roma, a partire dalle 10:00, proponiamo di dare vita ad un Laboratorio delle reti
sociali. Un Laboratorio, perchè segnato dal carattere sperimentale e aperto, dove possano trovare voce le battaglie e i conflitti sociali che hanno animato gli ultimi mesi: le lotte per la cittadinanza e contro i Cpt, quelle per il reddito, la casa e contro la precarietà, le grandi battaglie ambientali, le forme di resistenza alla guerra e per il ritiro immediato delle truppe, i conflitti sul sapere e la sua circolazione, l’antiproibizionismo. Uno spazio comune dove provare a valorizzare la relazione tra i protagonisti sociali delle lotte, affinchè comuni elementi di programma possano iniziare a prendere forma.

Molte altre cose accadranno in queste settimane, molte le voci del conflitto che ci auguriamo trovino forza e passione.
L’ambizione che ci sembra più comune, e che sta al cuore di questo appello, è connettere e far dialogare queste cose tra loro diverse, dare spazio ad una comunicazione che non rinunci alla radicalità e all’autonomia, ma faccia piuttosto di questi terreno irrinunciabile
di una nuova politica, quella per nulla minoritaria e silenziosa dei movimenti. In una frase, il linguaggio vivo dell’altra campagna.

Forum “Libertà di movimento”, Rete per il reddito sociale e i
diritti, Esc – atelier occupato (Roma), Astra 19 spa (Roma), Action (Roma), Federazione nazionale RdB-CUB, CUB scuola, RdB precari autorganizzati (Napoli), Radio Città Aperta, Movimento antagonista toscano, CSO Terra di nessuno (Genova), Ass. Ya Basta!, Forum Palestina, circolo Arci Agorà (Pisa), Comunità resistenti (Marche), Area condivisa della disobbedienza sociale: [C.S. Crocevia (Alessandria), Cantiere (Milano), ADL Sportelli degli Invisibili (Nord-est), Razzismo stop (Nord-est), Agenzia sociale per la casa (Nord-est), Casa delle culture (Trieste), SOS casa (Trieste), Sportello degli invisibili (Monfalcone), CSO Clandestino (Gorizia), Tana Liberatutti (Trento), Officina sociale (Trento), Capannone sociale (Vicenza), Coord. Studenti medi (Vicenza), Coord. LiberaZone (Schio – Vi), CSO Pedro (Padova), Copyriot Cafè (Padova), Global-Students (Padova), Coll. Fuori Controllo (Monselice – Pd), CSO Rivolta (Marghera – Ve), Laboratorio Morion (Venezia), Coord. Migranti (Verona), Cantiere sociale ChioggiaLab (Chioggia – Ve), Coll. Rebelde (Conegliano – Tv), C.S. TPO (Bologna), Laboratorio sociale Aq 16 (Reggio Emilia), Laboratorio occupato PAZ (Rimini) ], Laboratorio Diana (Salerno), Comitato migranti (Napoli)

Info: 347/8915605, 347/1779421, 339/5350520