Lo sciopero pubblico ferma l’Inghilterra

Montagne di spazzatura impilate, treni fermi, uffici comunali chiusi e migliaia di alunni delle scuole pubbliche lasciati a casa. Non è passato di certo inosservato lo sciopero di 24 ore di più di un milione di impiegati delle amministrazioni locali inglesi. La protesta è scattata dopo il fallimento di tre mesi di trattative per trovare un accordo tra governo e sindacati sulla spinosa questione della riforma delle pensioni che riguardano buona parte del settore pubblico. Tema centrale delle discussioni è il progetto dell’esecutivo di cambiare la normativa che prevede la possibilità per molti impiegati di smettere di lavorare e cominciare a chiedere i contributi a 60 anni, 5 anni prima della normale età pensionabile.
Secondo una regola chiamata Rule 85, infatti, se gli anni di lavoro sommati all’età anagrafica raggiungono almeno la quota di 85, l’impiegato può teoricamente ritirarsi a 60 anni senza che la sua pensione subisca alcuna diminuzione. Dal prossimo aprile, però, il governo ha annunciato che la Rule 85 non sarà più valida.
Questo ha suscitato l’ira di molti lavoratori, i quali hanno vissuto da sempre con il miraggio di un pensionamento vicino ed oggi, invece, rischiano di vedersi improvvisamente spostare quel traguardo di 5 anni.
«Lo sciopero è l’unica misura rimasta ai lavoratori delle amministrazioni locali per dare sfogo alla rabbia causata dalle intenzioni del governo di portare via parte del loro diritto alla pensione» ha affermato Dave Prentis, segretario generale di Unison, la più grande delle 11 associazioni di lavoratori che hanno dato vita alla protesta di ieri.
Secondo Unison, la massiccia adesione allo sciopero – il più grande del genere negli ultimi 80 anni – ha dimostrato l’esistenza di un supporto solido fra i lavoratori di base, la maggior parte dei quali sono donne che lavorano part-time.
Lungi dal rifiutare completamente la proposta del governo, i sindacati chiedono che la Rule 85 sia mantenuta almeno per i lavoratori già impiegati, che al momento sono circa 1,4 milioni. In altri settori pubblici come la polizia, gli impiegati della sanità e quelli dell’amministrazione statale, infatti, la nuova legge è stata già introdotta senza valore retroattivo. Solo i nuovi assunti, quindi, sono obbligati a lavorare fino a 65 anni.
I datori di lavoro, però, dicono di essere preoccupati dall’esplosione dei conti pubblici. Con l’aspettativa di vita media in continuo aumento, le amministrazioni locali valutano di dover sborsare circa 9 miliardi di euro in più nei prossimi 20 anni, nel caso in cui il sistema pensionistico non sia riformato. Non è chiaro, però, perché fra di tutti gli impiegati pubblici, solo quelli che lavorano per le amministrazioni locali debbano essere penalizzati dalla crisi pensionistica.
«Tony Blair e i suoi colleghi pensano che le donne che guadagnano poco siano delle facili prede. Si sbagliano di grosso» avverte Tony Wooley, segretario generale di T&G un’altra dei più importanti raggruppamenti sindacali.
Sono anni che la disputa si protrae. Un primo, fallimentare, tentativo di introdurre nuove regole per risanare i conti del sistema pensionistico era stato fatto dal governo nel 2003. E l’ultimo è stato accantonato poco prima delle ultime elezioni generali per ovvi motivi di opportunità. Ora il governo è tornato alla carica, ma i sindacati promettono ulteriori agitazioni proprio a ridosso delle elezioni amministrative del prossimo maggio.