L’Italietta del neofeudalesimo

Se le considerazioni del colto Gian Maria Fara che scomoda Spinoza ed Hegel non risultassero un po’ troppo sbilanciate in favore del governo Prodi, o meglio degli «innovatori» del centrosinistra che stanno liberalizzando qui e là, il nuovo rapporto Eurispes 2007 potrebbe suonare come il De profundis per tutta la classe dirigente. «Inadeguata» è dire poco, visto che il presidente dell’Eurispes, giocando con l’ardita metafora del «paese feudale», parla esplicitamente di deriva, «dove a livello centrale si assiste al consolidamento di potenti consorterie politiche». Nel suo trattato sullo stato comatoso dell’Italia che verserebbe in condizioni feudali, Fara attacca tutti (potentati economici, destra, sinistra, banche, cooperative, sindacato, familismo amorale, enti locali, nepotismo, leggi ad personam…) e invita Prodi a vestire i panni dell’Imperatore: basta scendere a patti, e che proceda speditamente nella direzione delle riforme! Parola d’ordine: flessibilità. I suoi paladini: Daniele Capezzone, Nicola Rossi, Bruno Tabacci, Paolo Messa. Sarebbero questi gli attori del neo Rinascimento in grado di traghettare gli italiani fuori dalle tenebre. Perché, stando ai dati forniti dall’Eurispes, siamo davvero messi male. Impoveriti, spaventati, indebitati, evasori fiscali, invecchiati, sempre più ostili e distanti dalla politica, laicisti ma con una morale doppia, cocainomani, giocatori d’azzardo e tanto bisognosi dell’affetto di un cagnolino.
Un italiano su due sente di avere meno soldi in tasca. Una realtà: oltre il 50% delle famiglie ha un reddito mensile inferiore a 1.900 euro al mese. Ma ci si abitua a tutto, perfino a pagare un pizza margherita 6 euro invece che 6 mila lire, ecco perché per la prima volta la più grande preoccupazione non è il costo della vita (15,8% contro 23,1% del 2006) ma la criminalità organizzata (18,7% contro 16,3%). La paura del terrorismo internazionale si colloca al quarto posto, a seguire la paura di perdere il lavoro.
Solo il 51,6% delle famiglie arriva a fine del mese. Come si campa? Indebitandosi. Per acquistare la casa (431.016 milioni di euro, più 12,2% rispetto al 2005) o per spese mediche e personali (50.000 milioni di euro, più 4,7%). Chi ci guadagna? La crescita del credito al consumo delle famiglie, erogato dalle sole banche, dal 2002 al 2006, è cresciuto del 77% (l’anno scorso 50 miliardi di euro). I soldi prestati agli italiani dalle società finanziarie sono cresciuti dell’84% dal 2002 al 2006. Per fare la spesa ci si indebita con la carta di credito. Le strategie per tirare avanti stanno modificando gli stili di consumo, e molti puntano senza esitazioni sul «low cost» (aerei, telefonia, arredamento). Si risparmia sui regali e si seleziona sui generi alimentari, prediligendo i punti vendita più economici, come i discount (56,3%). Il capitolo viaggi e tempo libero parla di ricchi e poveri: c’è chi deve tagliare sui viaggi (23,6%) e chi non ci pensa nemmeno (24,3%). Ma il 58% va meno al ristorante. Stando così le cose, e messe tra parentesi dichiarazioni fiscali «ai confini dell’irrealtà», logico che la metà dei cittadini abbia mal giudicato la Finanziaria. Davvero tutti poveri? «La nostra – sottolinea il presidente dell’Eurispes – è un’economia bipolare: le famiglie si indebitano, le imprese sono in crescita». L’avevamo sospettato.
Altro capitolo, la spesa sociale: siamo tra i paesi che destinano meno risorse (25,18% del Pil tra il 2000 e il 2006), e le spese sanitarie e per gli anziani rappresentano poco meno del 75% della spesa sociale complessiva. I pensionati sono 16.561.600 (in media prendono 12.500 euro l’anno, ma 4 milioni di persone prendono meno di 500 euro mensili mentre mezzo milione oltre 2.000 euro). La ricetta Eurispes? Intervenire sulle pensioni. La fiducia nelle istituzioni, fatta eccezione per il presidente Napolitano con un discreto 63% di estimatori, è in picchiata. «Una politica arroccata nel proprio castello – dice Fara – finisce per consegnarsi ad una esistenza virtuale fatta di inutili talk show, di annunci e smentite…». A proposito di virtuale, ecco le paure degli italiani (un italiano su cinque si è detto vittima di almeno un reato nel 2006). Cosa temiamo di più? I pedofili e le violenze sui minori (22,6%), le violenze sessuali (9,4%), le mafie (solo 9,2%: anche se un quinto degli omicidi – 762 – è mafioso), la microcriminalità (8,7%) e l’immigrazione clandestina (8,1%). Da qui deriva che il 21,7% ritiene che la criminalità sia alimentata da pene poco severe e dalle scarcerazioni facili, il 16% «manifesta atteggiamenti xenofobi» e attribuisce agli stranieri il presunto aumento della criminalità. Ma, lontani dai sondaggi, sappiamo essere anche meno legalitari: la cocaina scorre a fiumi e il gioco d’azzardo è sempre uno dei comparti economici che tirano di più. Almeno dai tempi del feudalesimo.