L’Italia unita dal traffico illegale dei rifiuti, un problema nazionale

La nuova mappa dello smaltimento illecito coinvolge Nord e Sud. La penisola percorsa da tir stracolmi che seguono canali irregolari tra false bonifiche, analisi taroccate, triangolazioni

Un tempo era il Sud d’Italia il territorio privilegiato per i traffici illegali di rifiuti ma ora il gap tra Settentrione e Meridione su questo crescente fenomeno non c’è più. Lo smaltimento illegale accomuna, una volta tanto, tutta la Penisola percorsa in lungo e in largo da tir stracarichi di rifiuti. Una novità nel business delle ecomafie che è emersa con chiarezza nel corso di una recente audizione dinanzi alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di due importanti protagonisti della battaglia contro le ecomafie. Ascoltati gli ufficiali dei carabinieri Antonio Menga, comandante del Gruppo di Roma tutela ambiente e Pasquale Starace, comandante del servizio operativo centrale.
«Nessuna regione può essere considerata – ha detto Starace – la maglia nera in materia di traffico illecito di rifiuti, questo infatti è diventato un problema nazionale». Ed ancora: «Non esiste più la rotta nord-sud. Oggi ci sono le rotte che dal nord-ovest vanno al nord-est, che dal nord arrivano al centro». E Starace parla anche di triangolazioni «un tempo inimagginabili» con rifiuti che vanno da Napoli a Varese e poi finiscono a Bari.

Un business florido che si alimenta spesso con contraffazioni di documenti, raggiri in piena regola, favorite poi dagli scarsi controlli, che rasentano la negligenza, degli organismi che invece dovrebbero effettuare riscontri e verifiche. Non mancano poi nel traffico le ingerenze della criminalità organizzata. Accertato l’interessamento del clan campano dei Casalesi che, anche per rivendicare il controllo del territorio, estorcevano denaro nei confronti del soggetto locale principale dello smaltimento dei rifiuti. Operazioni come “Cassiopea”, “Murgia violata”, “Houdini”, hanno fatto da apripista alle recenti indagini che arrivano a ridisegnare una nuova mappa dei traffici dei rifiuti. Un’attività investigativa favorita anche dall’aumento dell’organico del nucleo operativo ecologico, passato da 170 a 400 unità.

Fanghi conciari e di cartiera, polveri di abbattimento dei fumi, le tipologie dei rifiuti principali del circuito illegale. «La cartiera Lucchese – ha detto Starace – è stata coinvolta nell’indagine della procura di Viterbo sui fanghi di cartiera» che presentavano un valore superiore di un parametro rispetto ai limiti stabiliti». Si ricorreva cosi alle alterazioni delle analisi. «La cartiera di Lucca, insieme alla Burgo e all’Areno dei Medici, nel Milanese, usavano questi metodi» ha detto Starace. E le analisi taroccate sono una delle irregolarità più frequenti nel traffico. «La metodica classica è quella che non c’è il laboratorio, ma ci sono i computer» ha spiegato Menga. Si ricorre a vecchi certificati e le analisi vengono alterate utilizzando il computer. Si registrano poi laboratori di analisi compiacenti che si fanno pagare poco «per fingere di effettuare delle analisi che sicuramente avrebbero un costo più elevato se fossero effettivamente svolte» ha detto Menga. E una recente operazione ha individuato quale titolare di un laboratorio di analisi che si prestava a questo gioco il sindaco di Grotte di Castro di allora.

Sotto osservazione poi i cosiddetti “centri di stoccaggio”. «Nati per facilitare le attività di recupero – dice Starace – questi centri si sono trasformati invece in una sorta di serbatoio di illegalità». Molto inoltre il materiale di indagine raccolto, anche attraverso intercettazioni telefoniche e pedinamenti dei tir, sulla pratica del “giro bolla” con la quale si muta la natura del rifiuto anche due volte al giorno. Ma elementi inquietanti arrivano anche per quelle che passano come bonifiche ambientali che si rivelano invece un canale di smaltimento di rifiuti illegali. Alcune indagini partite da Alessandria hanno posto in evidenza l’aspetto importantissimo delle bonifiche sia a livello regionale che nazionale. Da Firenze, poi, partiva una bonifica di rifiuti pericolosi che, attraverso centri di stoccaggio, arrivavano a Verona per poi essere smaltiti di nuovo a Viterbo o a Treviso. «Ricordo – ha raccontato Menga – la bonifica avvenuta a Mottola (Taranto) dove si era riversato un camion di gasolio… la terra e le rocce contaminate da idrocarburi, 50 camion, sono finiti in un centro di stoccaggio e trattamento che «in realtà non trattava niente perché i rifiuti venivano miscelati con altre tipologie di rifiuti e poi finivano nei ripristini ambientali».

«Più che la grossa bonifica – ha detto ancora Menga – seguiamo con particolare attenzione, anche facendo un monitoraggio dei movimenti dei rifiuti, le migliaia di bonifiche dovute alla perdita di carburante dal distributore, dal camion che si ribalta o di qualsiasi altro materiale che fuoriesce nei grossi siti industriali». Consolidato poi il raggiro della “declassificazione” con la triangolazione della provenienza dei rifiuti. Le regioni in emergenza rifiuti possono derogare all’obbligo dello smaltimento in loco mediante convenzione. Ma non possono stipularle con altre regioni che sono nello stesso stato di emergenza. Immondizia prodotta a Napoli ha preso così la direzione per Varese per poi tornare a Sud a Bari. Un giro di vite per cercare di limitare il fenomeno è in arrivo attraverso il disegno di legge in discussione che trasforma gli abusi contro l’ambiente in reati ambientali.