L’Italia si ferma con le tute blu

Un milione di metalmeccanici hanno incrociato le braccia per il contratto, più di duecentomila sono scesi in tutte le piazze del paese. A Torino l’occupazione dei binari divide i sindacati

E’forse il messaggio diffuso da Trenitalia a descrivere meglio la situazione. «Ci scusiamo per il ritardo dovuto all’occupazione dei binari da parte di persone estranee». E’ quelle «persone estranee» a cristallizzare come in un frame, ciò che il segretario della Fiom milanese Zipponi ha definito la «solitudine dei lavoratori». Ieri mattina duemila tute blu hanno bloccato per un’oretta i binari della stazione di Porta Nuova ed è scoppiato il caos. Ma non tanto per i 16 treni a breve percorrenza soppressi e ai ritardi subiti da quelli a lunga percorrenza, quanto piuttosto per la percezione che di quella protesta si è cercato di diffondere. Per Trenitalia, sono sbarcati i marziani, «persone estranee». «Avessero almeno detto dei lavoratori, gente come quella che sta facendo l’annuncio», commentano le tute blu. Per Fim e Uilm, l’occupazione dei binari è a scelta, «un pessimo atteggiamento e un grave errore politico da parte della Fiom che ci aveva garantito il controllo dei suoi iscritti» (Maurizio Peverati, Uilm Piemonte) oppure «un’azione irresponsabile», o ancora «una forma di lotta estrema che non aiuta»; «la Fiom ha sbagliato», sintetizza Antonio regazzi, Uilm nazionale. Polemiche e attacchi alla Fiom, rea di essere stata con i lavoratori durante l’occupazione della stazione. Perché quei 2 mila lavoratori che si sono staccati dal grande corteo (almeno 15 mila persone) partito dall’Unione industriali, tutto si sono sentiti ieri tranne che «un problema di ordine pubblico». Non solo: dalla stragrande maggioranza dei viaggiatori in attesa c’è stata solidarietà, tanto che quando i metalmeccanici hanno lasciato la stazione, hanno incrociato sguardi e parole di sostegno. «I sindacalisti – ha detto Giorgio Airaudo, Fiom Torino – devono stare dove sono i lavoratori. Con grande responsabilità questi metalmeccanici hanno pacificamente richiamato l’attenzione sul proprio contratto. L’avversario – ha concluso – è Federmeccanica, non va cercato tra noi».

E infatti le marziane tute blu l’hanno scandito per bene lungo tutto il corteo, come sui binari, chi è il loro avversario. «Federmeccanica che ci fa l’elemosina», dice un operaio di Savigliano. Proprio i lavoratori della Artom di Savigliano danno vita a cori e slogan sui binari tra i più simpatici. «Prendiamo spunto – gridano al megafono – dai tifosi del Messina e del Genoa. Questo è il paese che blocca le stazioni e le città per una squadra di calcio». E giù con il coro «noi non siamo calciatori». Risate e un indice puntato contro chi «ci vuole alla fame». Una signora si arrabbia e invita tutti a «rimanere sui binari finchè qualcuno non ci viene a dire perchè non ci trattano dignitosamente». Parte un altro coro, dai soliti della Artom: «Noi restiamo sul binario». Dopo meno di un’ora, i lavoratori hanno lasciato i binari di Porta Nuova per recarsi in piazza Castello, dove era previsto il comizio di Maurizio Landini, della Fiom (che comunque aveva parlato anche sui binari).

Ma quando sono arrivati in piazza, i duemila hanno trovato il deserto. La Uilm aveva infatti lasciato ben prima del comizio. «E’ comprensibile – ha detto Gianni Vizio, Fim Piemonte – la rabbia dei lavoratori rispetto al mancato rinnovo contrattuale. Ma sono irresponsabili le azioni di chi divide nei momenti di manifestazione». Le tute blu, che hanno lasciato vuote le fabbriche della regione, visto che l’adesione allo sciopero è stata ovunque tra il 70 e il 100% (a Mirafiori si è arrivati all’80%, il 25% per la Fiat), non ci stanno ad essere chiamate «separatiste» e rivendicano l’occupazione dei binari, respingendo ai mittenti le accuse di «spaventare l’opinione pubblica di cui invece si è detto bisogna cercare la solidarietà» (parole di Peverati della Uilm). «Ma quale paura – sbottano i metalmeccanici – la gente sa bene chi siamo e quali sono i nostri problemi. Nessuno si spaventa per un treno in ritardo».

In tutta Italia lo sciopero ha avuto adesioni oltre l’80%, 200 mila persone in piazza. A Palermo media del 70%, con punte del 100%; in Umbria oltre l’85%, idem in Toscana. Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, ha parlato a Vicenza: «Più di un milione di lavoratori in sciopero, oltre duecentomila in piazza – ha detto – la straordinaria riuscita costituisce un segnale preciso a Federmeccanica e Confindustria, e al mondo politico». Per Federmeccanica l’adesione è stata del 35%, e «la mobilitazione non determinerà la trattativa». Solidarietà ai metalmeccanici da 42 parlamentari dell’Unione, che hanno sottoscritto un appello promosso da Piero Di Siena (Ds).