«L’ipocrisia sui porti Usa»

«Il 72% dei soldati è contro la guerra» «Cade il consenso all’occupazione in Iraq da parte di coloro che vi stanno combattendo e che provengono dalle classi sociali più povere». Quanto alla sicurezza dei porti, «i controlli, quando pure esistono, sono inefficaci»

«Il furore in difesa della sicurezza dei porti americani espresso dai politici americani per la compravendita dei terminali dei porti alla compagnia ‘Dubai World Port’, proprietà del governo degli Emirati Arabi, è demagogico e ipocrita. Ritengo che in questa società capitalistica la compravendita dei mezzi di produzione sul mercato internazionale avvenga quotidianamente. Si obietta perche oggi trattasi di un governo arabo; ma la monarchia degli Emirati non ha costituito la base di supporto logistico de gli Stati uniti per la guerra di aggressione in Afghanistan ed in Iraq?». E’ con questa voce, dissenziente dal coro sindacale e politico americano, che Jack Heyman, leader marxista del leggendario sindacato dei portuali di San Francisco, inizia l’intervista a il manifesto. Perché dichiari demagogica e ipocrita la rabbia per la vendita dei terminali dei porti americani effettuata da Bush alla Dubai World Port? Il risentimento espresso nei confronti di un governo arabo dai politici americani dovrebbe far emergere agli occhi dell’opinione pubblica americana le verità nascoste, in nome della lotta contro il terrorismo, alla base degli accordi militari e commerciali stipulati dal presidente Bush, nonché dai suoi amici e familiari, per il controllo della produzione petrolifera in tutto il medio Oriente.In nome della «difesa e sicurezza nazionale, democratici e repubblicani hanno votato a favore della guerra in Afghanistan ed in Iraq.. Hanno votato ed approvato misure in difesa della cosiddetta «sicurezza nazionale», come la lesislazione del Patriot Act, non una ma due volte; nel novembre del 2001 e con una finta «opposizione democratica » la settimaqna scorsa. Si tratta di una serie di misure che lede e cancella qualsiasi diritto costituzionale e civile sino ad oggi garantito per I cittadini americani. Ora,questi stessi politici invocano la difesa della «sicurezza dei porti» americani. I dati pubblicati recentemente hanno rivelato a tutti quanto noi, che operiamo in questo settore dell’industria marittima, sapevamo da tempo: il 95% dei containers che noi scarichiamo non subisce controlli da parte delle autorita americane per verificare la presenza di materiale radioattivo utilizzabile per esplosivi, malgrado esistano apparati tecnologici a nostra disposizione. Bush insiste che l’opposizione a questa vendita agli Emirati di Dubai aumenterà l’odio antiamericano nel mondo arabo. Sono stati la politica estera di Bush e l’occupazione dell’Iraq a innescare la reazione del mondo arabo contro gli Stati uniti. La foga per l’opposizione a questa compravendita è dettata da motivazioni reazionarie al governo arabo di Dubai.. La Dubai World Port è stata un avamposto del colonialismo britannico sino al 1971, data in cui lo stato è diventato indipendente. Ora,questa monarchia serve a favorire gli interessi imperiali degli Stati uniti per il controllo del Medio oriente. I porti di Dubai costituiscono l’avamposto logistico per l’aggressione militare americana contro l’Iraq.Nel 2002, la compagnia aereospaziale Lockheed ha venduto agli Emirati una partita di aerei F16 e F17, per un ammontare di 63 miliardi di dollari. La contropartita è stato il via libera per l’accesso e l’utilizzo delle basi di supporto logistico in Dubai per invadere l’Iraq. Nel terzo anniversario dell’occupazione americana dell’Iraq, il sindacato dei «Longshoreman» della costa occidentale bloccherà anche quest’anno ogni attivita in segno di protesta? I vertici burocratici del sindacato hanno subito uno spostamento conservatore. Le posizioni degli operai sindacalizzati vengono considerate «troppo radicali. I vertici sindacali non hanno quest’anno espresso ancora una reale intenzione di bloccare i porti americani, anche se hanno espresso la loro adesione alla protesta globale contro la guerra prevista per il l8 marzo. Per la prima volta, un sondaggio di opinione condotto fra le truppe americane, indica che il72%dei soldati vuole il ritiro dall’Iraq entro quest’anno.Qual’è la tua interpretazione? Questi dati ci dimostrano che, contrariamente alle dichiarazioni quotidiane di Bush e Rumsfeld, esiste un massiccio e dilagante disincanto all’interno dell’esercito, che rappresenta il braccio armato imperialistico di questa occupazione. Finalmente, il lavaggio al cervello effettuato da Bush sui «portatori di libertà e democrazia» sta venendo meno.Il 72% rappresenta la grande maggioranza dei soldati, che vengono dalla classe economica piu indigente di questa societa e più utilizzata per l’invasione. Anche questo consenso, come quello della opinione pubblica, si sta sfaldando. I generali americani in Iraq hanno pubblicamente detto a Rumsfeld che la resistenza all’occupazione è costituita per il 92% da iracheni, e non elementi provenienti da Siria o Iran. Questo è un altro passo importante, perché le truppe americane e i generali al loro comando si stanno rendendo conto che in Iraq loro sono forze militari occupanti. Bush & Co. continuano a ignorare la maggioranza dell’opinione pubblica americana, contraria a questa occupazione in Iraq. Ma penso che gli americani saranno costretti a ritirarsi dall’Iraq presentandola come una vittoria, negli stessi termini usati per la ritirata dal Vietnam: «Le nostre truppe sono portatrici di democrazia e libertà.Ora spetta agli iracheni difendere I principi di libertà e democrazia apportati dall’America».