L’ipocrisia della signora Clinton

Usando il vecchio metodo di accusare la vittima, la segretaria di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton, ha affermato di essere “preoccupata” per quella che considera una corsa agli armamenti in America del Sud (sic), e si è riferita esplicitamente all’acquisto di armi da parte del Venezuela. Oltrepassando i limiti della diplomazia, la segretaria nordamericana ha insinuato che il paese di Bolivar fornisce armi a gruppi insorgenti.

Una simile tattica ipocrita è stata utilizzata dal presidente colombiano Alvaro Uribe quando ha cercato, nell’ultima riunione del vertice di Unasul, di confondere le carte in tavola e di presentare come fossero la stessa cosa l’acquisto di armi da parte del Venezuela, l’accordo militare del Brasile con la Francia e l’installazione di sette basi militari degli Stati Uniti in Colombia.

L’attuale governo degli Stati Uniti d’America non ha l’autorità morale per avanzare critiche nei confronti della “corsa agli armamenti” in America Latina o altrove. Dal momento che la superpotenza nordamericana è il maggiore fautore di guerre di aggressione e di militarismo nel mondo di oggi. Le sue spese militari oltrepassano i 500 bilioni di dollari, le sue basi militari, più di ottocento, si trovano sparse in tutti i continenti in più di un centinaio di paesi. Il suo braccio armato in Europa e in tutta la regione del Nord Atlantico, la NATO, si espande verso Est e opera nelle campagne belliche dell’Asia Centrale. Le sue flotte navali solcano i mari di tutto il mondo, esercitando il potere marittimo come concezione strategica per il dominio del pianeta. I suoi comandi militari, installati in regioni strategiche, continuano a svolgere il ruolo di pro-consolati e di principali agenti della politica estera degli Stati Uniti, che si confonde con le politiche di Sicurezza e di Difesa. Se effettivamente la signora Clinton fosse una genuina multilateralista – come ama presentarsi il suo Partito Democratico – dovrebbe protestare contro questo fenomeno che ingigantisce il militarismo e sminuisce la diplomazia. Quanto alle armi nucleari, gli Stati Uniti continuano a cercare di imporre al mondo l’odioso monopolio nelle mani di un gruppo ristretto e la preoccupante corsa a una schiacciante supremazia. L’Iraq e l’Afghanistan vivono ancora una situazione esplosiva, caratterizzata dai massacri delle Forze Armate degli Stati Uniti.

L’audacia della dichiarazione della responsabile della politica estera del governo degli Stati Uniti risulta ancora più evidente di fronte alla scalata del militarismo con scopi interventisti rappresentata dalla decisione di installare sette basi militari in territorio colombiano e dal rilancio della Quarta Flotta della Marina da Guerra, operato in base a decisioni del precedente governo verso cui da Obama non è venuto nessun segnale di cambiamento di rotta.

Ecco dove stanno i pericoli per l’America Latina, che sta vivendo un nuovo quadro politico marcato dall’avanzata di processi democratici, popolari e antimperialisti. I popoli latinoamericani stanno compiendo nuove esperienze politiche, avanzando verso la realizzazione di conquiste politiche e sociali, consolidando la loro integrazione e creando una situazione che è difficile far regredire. Il mondo è cambiato e non c’è più posto per la politica delle cannoniere di Washington e neppure per l’arroganza o l’ipocrisia in termini di politica estera.

Le dichiarazioni di Hillary Clinton devono suonare per noi, antimperialisti e difensori della causa della pace, come un segnale di allarme. Non ci deve essere spazio per le illusioni. L’installazione delle basi militari in Colombia e l’esistenza della Quarta Flotta sono minacce concrete alla sovranità di tutti i paesi latinoamericani e un tentativo di intimidire i processi rivoluzionari, come quello che è in corso in Venezuela.

Il Venezuela, come anche il Brasile, hanno il diritto di equipaggiare le proprie Forze Armate a scopo di dissuasione delle minacce e per la difesa nazionale. I processi di integrazione devono far avanzare la cooperazione anche su questo terreno, nell’ambito del Consiglio di Difesa dell’America del Sud, e ciò presuppone il rifiuto dell’interventismo statunitense e del tentativo di utilizzare il regime criminale della Colombia come testa di ponte per perpetrare aggressioni nella nostra regione.

P.S. – Per come è stato concepito e messo in pratico fino ad ora, è da considerarsi positivo per il Brasile l’accordo per l’acquisto di equipaggiamenti militari dalla Francia, con trasferimento di tecnologia. Ma attenzione, Sarkozy non è un democratico, non è un difensore della pace e nemmeno di un ordine internazionale basato sull’eguaglianza e la sovranità delle nazioni. E’ uno dei maggiori esponenti della destra europea, atlantista e imperiale.

*José Reinaldo Carvalho è Segretario delle Relazioni Internazionali del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

http://www.pcdob.org.br
Traduzione di Mauro Gemma per www.lernesto.it