L’inutile e lamentoso vociare

La recessione c’è e nessuno se la sente più di nasconderla o di annunciare rimonte a breve termine. Berlusconi fa appelli all’unità nazionale; Montezemolo fa appello perché il paese si muova in aiuto dei produttori (cioè gli industriali) che sono i principali responsabili dell’attuale stato di cose; Siniscalco cerca di mendicare qualche favore dall’Europa; Rutelli assicura solidarietà bipartisan. Tutti e quattro questi soggetti pensano che il primo aiuto debbano darlo statali e metalmeccanici, cioè che sia il solito Pantalone a pagare per tutti. Tutto questo convergente e lamentoso vociare non serve a niente e le opposizioni (Rutelli sia un po’ più cauto) non debbono cedere agli appelli e diventare così corresponsabili dell’aggravamento della attuale crisi, inevitabile se si continua con la solfa degli appelli.

A questo punto della crisi, le opposizioni debbono intervenire. Innanzitutto per chiedere e ottenere una diagnosi seria e credibile di questa recessione. Fino a questo momento siamo come i medici di Pinocchio. Mettere in evidenza le cause profonde e reali dell’attuale recessione che colpisce il nostro paese più che gli altri paesi europei è il primo obbligo, in particolare per chi si candida a governarlo.

Quindi indicare le cure necessarie: non si tratta di abbassare la febbre, ma di curare un male che è profondo e che matura da tempo. Come ha detto Luciano Gallino in una sua intervista al il manifesto ci vuole una politica industriale. Per come stanno le cose il mercato può solo aggravare i danni. Ci vuole una politica industriale, la quale chiede innanzitutto un soggetto di governo e non l’attuale lottizzazione del governo dell’economia tra le varie componenti della Casa delle libertà. Quindi unità del soggetto politico che deve intervenire e la decisione di un intervento pubblico, che agisca sul fronte delle entrate pubbliche (detassare non serve) e su quello dell’investimento. Sapendo che quando si dice investimento nella ricerca e quant’altro i risultati non si possono aspettare a breve giro di posta. Ci vuole tempo.

Per Berlusconi il tempo è scaduto, ogni mese che dura accresce i danni del paese e la difficoltà a fronteggiarli. Lo stato drammatico della nostra economia dovrebbe pesare più delle risse con l’Udc o con An. Berlusconi dovrebbe dare le dimissioni, ma anche se non lo farà le opposizioni abbiano l’intelligenza e il coraggio di presentare il loro piano.