L’ingerenza del Vaticano sui beni della chiesa in Croazia

Conferenza stampa istriana della della sezione SRP (Partito socialista dei Lavoratori della Croazia)

Pola, 8 agosto 2011

Le pretese del Vaticano di dirigere e amministrare i beni mobili e immobili in Croazia ci fanno ritornare al Medioevo e al Feudalesimo, quando il potere della chiesa era al di sopra di quello temporale.
Di questo, oltre che i fatti storici, parlano gli stessi fatti attuali perché l’atteggiamento condiscendente e le relazioni feudali sono una spiccata caratteristica, permanentemente presente in Croazia dagli anni Novanta in poi.

Anche durante l’ultima visita del Papa in Croazia, costosa e inutile a nostro avviso, i rappresentanti del governo e delle altre entità istituzionali hanno fatto a gara tra di loro nell’adulazione e a baciare la mano al Papa, assurgendo a massima autorità morale l’istituzione più retrograda della storia ed il suo capo. Riconosciamo e ci rallegriamo per il fatto che in questa istituzione conservatrice sono state e sono tuttora presenti singole persone che si distinguono per le proprie posizioni e azioni in relazione ad alcune questioni.
Tralasciamo il merito della diatriba tra il Vaticano e il clero istriano, evidentissima in questo caso, e non vogliamo in essa addentrarci. Allo stesso modo però neghiamo ogni diritto d’ingerenza della chiesa negli affari statali e terreni. Queste ultime intromissioni violano anche le relazioni internazionali e possono avere implicazioni attualmente imprevedibili.
In questo caso si intrecciano molte circostanze torbide. La Croazia nel 1990 non aveva bisogno di denazionalizzare i beni immobili in questione [il monastero di Daila, vicino Parenzo, e i terreni circostanti, di inestimabile valore commerciale – ndt]. Il governo locale ha poi commesso un errore irreparabile, trasformando il terreno agricolo in terreno edificabile per permettere così l’arricchimento speculativo di persone o gruppi di persone.
E’ inutile che l’ IDS (Dieta Democratica Istriana) ora versi “lacrime di coccodrillo”! Il danno commesso da loro precedentemente, la trasformazione di terreni agricoli in edificabili, vendendoli agli stranieri, è quasi incommensurabile rispetto a questo. Innanzitutto con l’Arenaturist, Barbariga, Dragonera ed ora anche con il litorale polese.
Tutto questo è la conseguenza della speculazione sui beni della società all’interno del sistema capitalista: soltanto con l’abolizione di questo sistema retrogrado e ingiusto sarà possibile rimediare al danno. Danno arrecato a tutti i cittadini dell’Istria.

Vladimir Kapuralin